L'Acquedotto Renano, una testimonianza della nostra identità rurale

Osservo a lungo, attraverso il cancello chiuso, la centrale dell'antico Acquedotto Renano di Calderara di Reno. L'area è parzialmente coperta dalla vegetazione che negli ultimi anni si sta gradualmente riprendendo quello che un tempo era suo.

Questo luogo e le sue funzioni sembrano ormai dimenticate. Gli anni che passano e le recenti demolizioni delle torri piezometriche presenti sul nostro territorio, poi, non fanno altro che spingere ancora di più nell'oblio la sua storia.

Acquedotto Renano di Calderara nel 1999Come, quando e perché nacque l'Acquedotto Renano? Direi che l'idea primaria prese forma a Calderara di Reno tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, quando gli amministratori comunali dedicarono molta attenzione alle condizioni igieniche della popolazione, con l'obiettivo di rendere più salubri e confortevoli le abitazioni di questo comune a partire prima di tutto dall'approvvigionamento idrico.Acquedotto Renano negli anni '50

Il Dott. Martelli, Ufficiale Sanitario comunale, in un rapporto del 1909 inviato al sindaco, affermava che i pozzi comuni adibiti al servizio della popolazione non rispondevano in gran parte a quei requisiti di igiene e di sicurezza necessari ad evitare casi di febbre tifoidea ed anche di tifo. Lo stesso Martelli consigliava inoltre la possibilità di servirsi dei nuovi pozzi artesiani, che attingevano da falde sotterranee integre e non ad eccessiva profondità. Nello stesso anno, l'Ing. Attilio Evangelisti predisponeva un progetto per la perforazione di pozzi artesiani a Castel Campeggi, S. Vitale e nel Capoluogo. Nel 1910 anche Lavino di Sotto veniva dotata di un pozzo pubblico per il prelievo dell'acqua potabile.

Questi esempi davano un'idea piuttosto eloquente dell'abbondanza di acqua del sottosuolo di Calderara. I privati perforavano pozzi artesiani trovando falde ad appena 20-30 metri di profondità e l'acqua risultava sana ed abbondante, così il Comune ritenne doveroso estendere questo sistema a beneficio dell'intera popolazione, costruendo fontane nelle diverse borgate.

La svolta aAcquedotto Renano inaugurazione 1949vvenne nel 1931, quando l'Ing. Giuseppe Evangelisti, figlio di Attilio, pubblicò lo studio “Idee e proposte su un acquedotto consorziale per undici comuni della pianura bolognese”, interpellando l'Ing. Umberto Puppini, direttore della Regia Scuola d'Ingegneria di Bologna, sulla fattibilità della proposta. Egli rispose che la zona artesiana che si pensava di utilizzare, quella di Calderara di Reno, presentava numerosi e notevoli indizi che facevano ritenere non solo possibile, ma anche molto probabile che essa avesse quantità di acqua sufficiente per il fine proposto. La zona acquifera di Calderara di Reno risultò così adatta ad alimentare un acquedotto consorziale, con buona ed abbondante acqua potabile, capace di soddisfare, oltre a quello di Calderara, ben undici comuni della pianura bolognese non ancora provvisti di acquedotto: Sala Bolognese, Castello d'Argile, Pieve di Cento, San Pietro in Casale, San Giorgio di Piano, Argelato, Galliera, Bentivoglio, Minerbio, Baricella, Malalbergo.

A questi si aggiunsero, forse successivamente, Castel Maggiore, Granarolo e Castenaso. La costruzione dell'Acquedotto Renano è stata molto travagliata ed ha abbracciato un arco di vent'anni. Nel 1932 e 1933 vennero effettuate le rilevazioni geo-idrologiche, la perforazione dei primi due pozzi, la posa delle tubazioni di raccordo dei pozzi alla centrale appena costruita e l'installazione di alcune macchine per rendere minimamente funzionale l'impianto, puntando sull'inaugurazione, intorno al 1934, del primo stralcio.

L'acquedotto venne avviato quindi parzialmente, con due pozzi e due motori, ma l'imminente guerra interruppe i rifornimenti di altri macchinari. Acquedotto Renano inaugurazione 1949I lavori di completamento dell'acquedotto ripresero dopo la guerra, per protrarsi anche dopo la seconda inaugurazione del 1949, fino alla seconda metà degli anni Cinquanta. L'area viene ampliata con la costruzione della palazzina per l'abitazione del custode e del personale addetto all'acquedotto, la dotazione delle attrezzature della centrale, la realizzazione ed il potenziamento degli impianti di deferizzazione, demanganizzazione e clorazione. In tutto il territorio degli undici comuni interessati dall'acquedotto vennero effettuate escavazioni per la posa dei tubi e per fare arrivare l'acqua alle varie località vennero eretti serbatoi di raccolta (torri piezometriche).

A Casadio, negli anni '50, si verificò un episodio abbastanza significativo per le lotte bracciantili del periodo. Nonostante il progetto ed i finanziamenti per l'acquedotto fossero stati approvati, i lavori non partivano e non se ne comprendeva il motivo. Di fronte a questa inerzia degli organi competenti, l'organizzazione sindacale, in accordo con i lavoratori, decise di impossessarsi del progetto originale e di procedere all'esecuzione del lavoro a regola d'arte, come da capitolato. I braccianti, con capi-squadra da loro designati, parteciparono agli scavi, mentre contadini e cittadini intervennero con aiuti in natura, consapevoli che i braccianti lavoravano per un'opera di interesse comune senza alcuna garanzia di essere retribuiti.
Questa azione (che venne definita “sciopero a rovescio”), sollecitò le autorità competenti a dar corso ai lavori ed inoltre i braccianti vennero regolarmente retribuiti. Il fatto assunse un tale rilievo che l'acquedotto divenne l'emblema delle forze di sinistra nelle elezioni amministrative.

In una relazione del Consorzio della Bonifica Renana (concessionaria dell'opera) redatta da Giuseppe Andalò ed intitolata “Alla Bonifica Renana dal 1957 al 1961”, l'Acquedotto Renano viene definito “opera meritoria promossa dagli agricoltori bolognesi”. Assicurava l'approvvigionamento di acqua potabile ad un comprensorio di oltre 55.000 ettari nei comuni interessati, serviva una popolazione di 79.000 abitanti, in massima parte rurale, con un patrimonio zootecnico di circa 40.000 capi. L'Acquedotto Renano, con un importante impianto di captazione, sollevamento, deferrizzazione e decalcificazione a Calderara di Reno, una rete principale adduttrice di 144 Km, 25 serbatoi di compenso aventi nel complesso una capacità di 3.985 mc e di reti rurali di distribuzione alle aziende agrarie di 464 Km, anche se ancora in fase di ultimazione, era un'opera imponente e straordinaria per quei tempi. L'iniziativa, non mancava di ricordare la relazione, avrebbe comportato una spesa complessiva di oltre 2 miliardi di lire, sostenuta in buona parte dallo Stato ed in parte minore dal Consorzio e dalle aziende agrarie utilizzatrici.

Nonostante tutte le vicissitudini delle quali è stato protagonista, l'Acquedotto Renano non ebbe lunga vita. L'enorme incremento dei consumi e del fabbisogno conseguente all'aumento della popolazione dei comuni della pianura, associato all'impoverimento della falda, lo resero sempre più insufficiente. Gradualmente, il sistema di approvvigionamento idrico è mutato, avvalendosi di più moderne tecnologie sia per la ricerca di altre falde più in profondità che per la metodologia di prelevamento di acqua dalle stesse. I serbatoi pensili, da tempo inutilizzati, sono stati gradualmente smantellati. Come già scrivevo in un articolo dedicato alla demolizione delle torri piezometriche di Argelato e Funo (Addio alle Torri Piezometriche di Argelato e Funo), erano una testimonianza dello sviluppo sociale ed urbano del nostro territorio rurale. Purtroppo alle nuove generazioni verrà per sempre a mancare quel periodo della nostra storia nel quale l'approvvigionamento costante di acqua era un privilegio per pochi. E più in generale, la maggior parte di noi aveva smesso di chiedersi da tempo a cosa servissero quelle torri posizionate vicino ai nostri centri abitati.Come spesso accade, la trasformazione del nostro territorio rende alcuni di noi maggiormente consapevoli del valore di quanto è andato perduto per sempre.
Forse troppo tardi. Ma meglio tardi che mai.

Ringraziamenti per i materiali forniti:

  • A Massimo Brunelli ed all'Associazione Amici delle Vie d'Acqua e dei Sotterranei di Bologna.

  • Al Gruppo di Ricerca Storica di Calderara di Reno, in particolare a Stefano Dardani ed allo storico locale Prof. Rino Battistini.

 

Bibliografia e materiali utili alla scrittura dell'articolo:

 

  • Storia per immagini del Municipio di Calderara e delle sue Frazioni – Comune di Calderara di Reno, Assessorato alla Cultura, Gruppo di Ricerca Storica - testi di Antonio Bonomi, Rino Battistini, Silvia Battistini - 2004

  • Come rinacque ad Argelato la Democrazia – Enea Mazzoli – 2017

  • Consorzio della Bonifica Renana, relazione di Giuseppe Andalò “Alla Bonifica Renana dal 1957 al 1961” e Schema delle condutture e dei serbatoi di compenso dell'Acquedotto Renano.

  • Calderara di Reno - Dalla bonifica del Dosolo all'Acquedotto Renano – Storia per immagini dell'Acquedotto Renano a cura di Giampiero Fornasari e Orazio Pavignani
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