Locanda Pincelli di Selva Malvezzi: tradizione e innovazione

Attraversiamo la campagna percorrendo la trasversale di pianura in una notte invernale insolitamente limpida. Siamo diretti alla Locanda Pincelli di Selva Malvezzi, locale situato al centro di un borgo quattrocentesco della cui storia ho avuto il piacere di parlare qualche tempo fa.

 

Locanda Pincelli, Selva MalvezziMa scrivere del borgo creato dai Malvezzi senza descrivere l'esperienza di sapori vissuta personalmente alla locanda, era come togliere una tessera ad uno straordinario mosaico storico. E quindi eccoci qua, a varcarne l'antica soglia in ferro e vetro.

 

Prima di tutto, ci guardiamo attorno: i locali erano adibiti anticamente a stalla, ma una stalla di gran pregio e ben organizzata, considerando le strutture, le colonne e le volte a botte che si innalzano sopra le nostre teste. Dal pavimento affiorano gli archi di antiche porte o aperture, elementi strutturali già incontrati in passato visitando altri palazzi, che lasciano intuire come il pavimento attuale sorga innalzato rispetto a quello originale, forse in funzione di non recenti inondazioni.

Siamo circondati da opere di artisti contemporanei, a mio avviso un segno della volontà dei gestori del locale di aggiungere un tocco artistico a locali originariamente ad uso agricolo o artigianale, con l'intenzione di creare un ambiente colto e ricercato.

 

Credo che la Locanda Pincelli sia nata in modo molto romantico. Immaginiamo un ragazzino nato e cresciuto nel luogo, che tutti i giorni frequentava il circolo ricreativo operaio del paese, osservandone gli avventori, le partite a carte, la vita semplice che si conduceva nella borgata ogni giorno, con le biciclette che passavano avanti e indietro per la borgata. Immaginiamo questo ragazzino legare profondamente la sua vita a quel luogo ed ai ricordi di quell'esistenza semplice e desiderare che questi durino per sempre, finanche quando il bar va alla malora ed è destinato a chiudere. E' a quel punto che questo ragazzino ormai cresciuto, Danilo Draghetti, decide di acquistarlo, insieme a sua moglie Ortensia Rossi ed a suo figlio, Tommaso Draghetti, all'inizio creando un'osteria che offriva formaggi ed affettati, poi dal 2008 realizzando la cucina che ha dato inizio ad un'avventura del tutto nuova.

Staff della Locanda PincelliIl nome scelto per la locanda è ancora più emblematico dello spirito comunitario col quale questo luogo è stato concepito: Pincelli era il postino del paese, un uomo che andava di casa in casa e sapeva tutto di tutti, suonava l'ocarina ed era un abile giocatore di briscola. La sua capacità di ravvivare la quiete del paesino di Selva è stata di grande ispirazione per lo sviluppo di questa realtà volutamente sospesa tra un passato indimenticabile ed un presente in continua evoluzione.

 

Ma visto che siamo venuti qui per mangiare, parliamo del menù, anzi del percorso di degustazione. L'esperienza del gusto è infatti uno degli aspetti più curati alla Locanda Pincelli. E nonostante non siamo degli esperti gourmet ce ne rendiamo conto non appena seduti.

Dapprima si pensa alle bevande, come da tradizione. Potrete scegliere direttamente dalla carta dei vini online (il wifi è libero alla locanda), ma noi abbiamo preferito parlare con l'oste, un dialogo che vi consiglio perché Danilo Draghetti sa individuare i vostri gusti non solo in rapporto a quello che dovrete mangiare, ma anche in relazione alle abitudini e predilezioni del vostro palato. Noi abbiamo scelto un Barbera piemontese, strutturato e ampio, morbido e gustoso, molto profumato.

Poi si passa al cibo. Mentre lo chef preparava i nostri piatti, la locanda ci intrattiene con pane e crescente di produzione propria serviti su un bel tagliere di legno ed un delizioso tortino in crema a base di caffè.

I tortellini li pensavamo rigorosamente in brodo, ma poi ci hanno proposto un versione alternativa, molto cremosa e delicata, davvero apprezzabile.

Locanda Pincelli menù ravioli di anatraIo ho scelto i ravioli ripieni di anatra, burro affumicato alla salsa di soia, cardoncelli e caffè. Vengono serviti su un tagliere in legno rotondo, in un piatto di colore blu scuro, così che dapprima a colpirti è la complementarietà dei colori, e poi l'eccellente gusto.

Poi è venuto il momento della tagliata, servita sempre su un tagliere, già affettata, a media cottura, ma su una ciotola che ne conserva il calore mano a mano che la trasferivamo sul piatto.

Io raramente prendo il dolce alla fine, ma mi sono lasciata incuriosire dalla nuova zuppa inglese, una diversa versione del dolce tradizionale con crema al cioccolato, spuma di crema e alchermes.


Alla fine della cena, mentre gustavo il mio Amaro del Capo, avevo una domanda precisa nella mente: chi è lo chef ? Chi è l'uomo che in cucina si impegna a solleticare il palato dei clienti con piatti della migliore tradizione emiliana, ma reinterpretaticon un tocco di contemporaneità?

Ebbene, lui è Marco Cavalli, classe '84, assistito da Tommaso Draghetti e Matteo Pasti. Grazie alla sua arte culinaria (perché di questo si parla), come scriveva Roberto Bentivegna di Passione Gourmet, “...il menù racchiude una visione più contemporanea basata sull’essenza dei sapori. Del resto si sa che, come nella musica, alle volte conta più il ritmo, il groove più della tecnica di chi suona”.

 

In sala, Loredana Pellegrini e gli altri membri dello staff fanno un ottimo lavoro, proponendo “varianti” alla classica pietanza o, se siete indecisi, percorsi di degustazione per introdurvi alla cucina del ristorante. Inoltre, ogni pietanza è accompagnata da un'adeguata presentazione, a dimostrazione che il buon cibo ne merita sempre una.

Danilo gestisce il ristorante con il cuore e conversa volentieri con i clienti. E' del luogo, un particolare molto importante che rende l'oste partecipe delle vicissitudini della comunità nel quale il ristorante sorge e vive.

 

Locanda Pincelli, Selva MalvezziIl conto finale? Molto meno dispendioso di quello che potete immaginare, e comunque soldi decisamente spesi bene.

 

La Locanda Pincelli è in sintesi una squadra vincente, un luogo nel quale si fondono passione e dedizione, cultura e storia e anche memorie, che legandosi alla modernità del nostro tempo, riescono a dare nuova vita a se stesse, continuando il loro cammino verso il futuro.

 

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