L'ex area Alc. Este di Ferrara non passa certamente inosservata. L'alta torre che la sorvola è un elemento più che riconoscibile della sua esistenza. La pianificazione del complesso, a cura della FIDA (Fabbrica Italiana Derivati Acetilene), risale al 1938. Il secondo conflitto mondiale ha però bloccato la sua realizzazione fino al 1955, quando Distillerie Italiane SpA ha acquistato l'area.

Distillerie Eridania FerraraNel 1967 lo stabilimento è passato sotto la direzione di Eridania Zuccherifici Nazionali, che nel 2003 ha costituito una società dedicata alla produzione ed alla vendita di alcool, denominata Alcoplus Spa (60% Caviro, 40% Alc. Este). Questi sono, in sintesi, i passaggi di proprietà che servono ad introdurci in questo vasto territorio industriale.

Nella distilleria si producevano spiriti greggi o greggi rettificati, alcoli denaturati, da materie prime alcoliche (vinacce), alcoligene saccarine (melasso da barbabietola) e alcoligene amidacee (cereali).
Si dice che qui si producesse l'alcool migliore d'Italia, destinato ad uso alimentare, in profumeria e cosmesi, nell'industria chimica e dei carburanti.

Tracciato ferroviario attorno alla Distilleria EridaniaE' indubbio che la materia prima principalmente utilizzata nello stabilimento fosse il melasso da barbabietola. Ecco perché le sue vicende sono strettamente legate a quelle della coltivazione bieticola in tutta l'Emilia-Romagna ed alla nascente industria saccarifera di fine Ottocento.

Distilleria Eridania Ferrara, interno della torreAldilà della difficoltà di introduzione di questo tipo di coltivazione e della lenta evoluzione che ha caratterizzato la nascita degli zuccherifici in Italia, è importante precisare come la coltura della barbabietola abbia cambiato il paesaggio agrario della nostra regione, in particolare nel ferrarese, per diversi motivi: la crisi della canapa, la grande adattabilità dei terreni di recente bonifica, la facilità dei trasporti via acqua, l'opportunità di incrementi di reddito per i braccianti agricoli precari.

Lo stabilimento si sviluppa dunque nell'ambito di questo mutamento agrario e produttivo. La sua posizione geografica nella zona industriale di Ferrara, all'innesto del Canale Boicelli sul Canale di Burana ed in vicinanza della ferrovia, è decisamente strategica, poiché collocata in diretto collegamento con gli zuccherifici sorti sul territorio.

Distilleria Eridania abbandonata, FerraraL'area ha un'estensione di 114.237 metri quadrati all'interno della quale si introduce un binario che si snoda in tre percorsi. Sul lato ovest si trovano gli edifici nei quali erano conservati i prodotti finiti, pronti per essere trasportati e commercializzati attraverso un treno merci. Tra magazzini, depositi e vasche per serbatoi, si trova il Magazzino di Accertamento Finanziario, dove veniva denaturato l'alcool per usi diversi da quello alimentare e quindi non soggetto a tassazione statale.
Sul fronte est, si trovano invece la Torre Piezometrica, l'edificio in linea per Uffici e Laboratori e la Sala Caldaie.

La Torre circolare di sette piani, è decisamente il cuore dello stabilimento. Nella sua imponente struttura slanciata verso l'alto, tesa al controllo perpetuo e assoluto di tutta l'area circostante, ritroviamo tutti i caratteri compositivi dell'architettura razionalista. La sua funzione era contenere gli impianti di distillazione non più presenti, ed è collegata attraverso un ponte in ferro ai laboratori ed agli uffici. Non mancano inoltre i reparti di ricevimento merci in entrata, di trasformazione delle materie prime e di recupero dei materiali di scarto, i gruppi di serbatoi di melassa e nafta, ambienti di servizio come officine meccaniche ed officine elettricisti, le vasche di stoccaggio acque nere, etc.

Interno della Distilleria Eridania di FerraraL'area oggi è dominata da un crescente degrado ed abbandono, iniziati almeno dal 2005. I passaggi di proprietà citati all'inizio di questo articolo, hanno comportato prima il dimagrimento dell'organico, poi il fallimento della conversione sull’alcol da impiegare come bio-carburante ed infine, con la cessazione degli eco-incentivi, al subentro della finanziaria Sacofin. E tutto è andato a rotoli.

Sono state elaborate proposte di riqualificazione e rigenerazione urbana, mentre nel 2016 è iniziata l'opera di bonifica.
Ma al momento lo stabilimento è ancora immerso in una silenziosa e sempre più invadente vegetazione.

Rimaniamo dunque in attesa: che tutto sparisca o si trasformi. Di certo, non sarà come smaltire una sbronza dalla sera alla mattina. Perciò, possiamo metterci tranquilli ad aspettare e sperare che questa evoluzione, prima o poi, si compia.

 

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