Osservo a lungo la superficie del piccolo lago. E' inverno, il luogo è silenzioso, dormiente, non c'è una sola increspatura tra le sfumature blu e verdi della superficie dell'acqua. Eppure mi sento stranamente inquieta. Mi trovo nell'Oasi del Lagoverde, in via Cristoforo Colombo e sono qui perché ho sentito dire che nel lago dimora una misteriosa creatura acquatica, denominata "Mostro del Lagoverde".

Oasi del Lagoverde BolognaQuante volte abbiamo sentito parlare di affascinanti laghi infestati da mostri? I racconti su questi esseri sono innumerevoli, così come folta è la letteratura, scientifica e narrativa, che trae spunto anche da racconti popolari.


Per parlare del Mostro del Lagoverde, dobbiamo prima soffermarci sulla storia del luogo nel quale vive. Sembra che già nel 1933 quello che oggi conosciamo come il Lagoverde fosse un invaso naturale, creatosi a seguito dell'accumularsi di acque piovane e acque di falde in un'area concava nei campi della futura via Colombo. Attorno cresceva probabilmente una vegetazione spontanea composta da essenze arboree autoctone. Successivamente nei pressi dell'area si insediò la Cooperativa Edilfornaciai che inizialmente utilizzò il lago come vasca di laminazione. Col tempo, la cooperativa si occupò della cura della vegetazione circostante al lago per creare un'area di tipo ricreativo che dal febbraio 1977 venne utilizzata come dopolavoro dai dipendenti della fornace di mattoni. Naturalmente, è possibile che, nell'ottica di riqualificare il luogo, anche le acque siano state popolate con specie adatte alla pesca, sportiva e non.

Oasi del Lagoverde BolognaForse è da questo momento che è cominciata la storia del mostro, un essere che lasciato vivere nelle acque di un placido laghetto, ha poi avuto modo di crescere a dismisura e prosperare in modo impensabile. Infatti, l'enorme superficie della cooperativa, poi fallita e abbandonata negli anni '90, venne dimenticata per oltre 15/20 anni e con essa anche il lago. Solo nel 2016, l'area venne recuperata dai volontari dell'Associazione Sportiva Dilettantistica Oasi Lagoverde con l'obiettivo principale del rispetto per le specie presenti e la tutela del verde.
I volontari dell'associazione hanno svolto un immane lavoro per ripulire l'area infestata da rifiuti di ogni tipo e soprattutto per ricreare un equilibrio ecologico tra la fauna e la flora insediatasi nell'area da tempo. Ma non immaginavano che nelle acque del lago vivesse una creatura sconosciuta, della quale avrebbero poi raccolto e conservato testimonianze e storie.

 

Foto di Corsini Franco di Zola Predosa (2003)I racconti sul Mostro del Lagoverde circolano in effetti già dagli anni '60. Sembra che dal novembre 1965 Il Resto del Carlino, La Provincia, Il Corriere della Sera abbiano riportato sulle loro pagine la notizia di alcuni avvistamenti nel lago di un enorme animale. E poi ancora nel 1995 altri quotidiani e periodici emiliani riportarono allarmanti notizie di avvistamenti ed episodi di attacco alla barca a remi presente sul Lagoverde da parte del mostro.
Queste storie attirarono l'attenzione di alcuni impavidi cacciatori di mostri acquatici che, nonostante l'abbandono completo dell'area, il 31 agosto 1998 cercarono di catturare la Bestia - che già allora si diceva avesse una lunghezza di circa tre metri ed un peso di oltre 40 kg - con due barche e una grossa rete. Dovettero però rinunciare, perché la forza del mostro si dimostrò superiore alle aspettative di un normale grosso pesce di lago.
Sono inoltre a decine gli avvistamenti e i fatti strani accaduti tra il 2003 e il 2021: pescatori, cacciatori e volontari che affermano di avere visto o sentito la "creatura" venire in superficie, con un assordante rumore, e lasciare cerchi nell'acqua talmente ampi da arrivare fino alle sponde del lago; canne da pesca fissate su picchetti improvvisamente trascinate in mezzo al lago o scaraventate tra i rami degli alberi da una forza sconosciuta; reti gettate tra una riva e l'altra del lago ritirate lacerate.

 

Sulla sponda del lago, mi vengono in mente un sacco di domande: "Ma che tipo di creatura è il Mostro del Lagoverde? E quanto è grande? Quanti anni ha? Cosa preda? Come è arrivato fino a qui?".
Le descrizioni di altri testimoni, per quanto curiose e nello stesso tempo inquietanti, possono aiutarci a fare qualche ipotesi.

Oasi del Lagoverde di BolognaIvano, un settantenne di Castel Maggiore che da anni conosce questo lago, ha affermato di avere avvistato più volte l'enigmatica creatura e l'ha descritta dal colore nero, con una testa strana, una piccola pinna sopra, lenta e tranquilla nel movimento, addirittura di otto o dieci metri. Si racconta inoltre che nel 2014 venne pescato nel Lagoverde uno "strano pesce", lungo un'ottantina di centimetri e dal peso di sette chilogrammi, con una testa enorme, gli occhi verdastri e degli aculei arcuati assai pronunciati sulla schiena. Il professor Carlo Gladi, originario del luogo e studioso ricercatore dell’accademia dell’università cittadina, qualche anno fa accennò nei suoi appunti all’avvistamento di un animale non identificato, simile a un pesce gigante, che galleggiava sulla superficie del lago. Scrisse che “Il corpo aveva una forma ovale, color grigio scuro. Potevamo scorgere delle macchie bianche, simmetriche, che forse erano gli occhi. Sul corpo vi era qualcosa di simile a un’asta, forse una pinna. Riuscimmo a vedere solo una piccola parte dell’animale, ma tutto lasciava immaginare che sotto l’acqua si nascondesse un corpo enorme. Si trattava senza dubbio di uno dei più grandi pesci mai visti del mondo”. Nel 2016 Guglielmo Sussurri, abitante della zona, disse di aver visto in acqua un essere di grandi dimensioni venire in superficie increspando il lago con onde enormi. Dopo la scomparsa del selvaggio animale acquatico, rinvenne due cadaveri di oche semi divorate galleggianti sull'acqua.

 

Monstrorum Historia Ulisse AldrovandiPer questo già nel 2019 la voce della presenza di un mostro lacustre, di dimensioni abnormi, cominciò a circolare insistentemente.
A oggi ci si chiede se questa creatura possa appartenere ad una specie sconosciuta e nascosta e quindi essere caso interessante di studio per chi si occupa di criptozoologia.

Il fatto che venga chiamato "mostro" non stupisce, in quanto sin dal '600 questa qualifica veniva attribuita a tutto ciò che esorbita dalla regola di natura, qualcosa di straordinario.

Nel suo Monstrorum Historia, pubblicato nel 1642, Ulisse Aldrovandi illustrava già ampiamente incredibili creature acquatiche, sostenendo che gli animali più predisposti a generare mostri sono quelli che vivono in acqua, per "...la mollezza della materia e l'eccessiva umidità, che facilmente possono causare un vizio, una devianza o una deformazione durante la generazione e formazione dell'animale". E poi continuava dicendo: "Peraltro, questi mostri acquatici sono anche a noi meno noti, dal momento che animali acquatici di ogni specie, dimorando in luoghi lontani dalle nostre percezioni, rimangono facilmente sconosciuti".

Monstrorum Historia Ulisse AldrovandiE' vero, l'Aldrovandi descrisse questi mostri basandosi essenzialmente su miti antichi o su testimonianze e racconti popolari, ma non sbagliava quando sosteneva che potesse avvenire in natura una rara mutazione tale da generare una "varietà d'aspetto", una straordinarietà.

Tobias e San Raffaele arcangeloL'Aldrovandi non era comunque il solo a parlare di creature acquatiche incredibili o dagli straordinari poteri. Nell'affascinante avventura biblica di Tobiolo (o Tobia) e dell'Angelo Raffaele, con particolare riferimento all'episodio sul fiume Tigri, si racconta che Tobia venne improvvisamente attaccato da un pesce enorme al quale, una volta catturato e su consiglio dell'angelo, estrasse cuore, fegato e fiele perché i primi due, se bruciati, avrebbero tenuto lontano gli spiriti maligni, mentre il terzo avrebbe guarito il padre dalla malattia.

 

E' possibile che il Mostro del Lagoverde appartenga dunque ad una specie affine ad una conosciuta, ma che si differenzia per qualche morfologia particolare? La natura può dimostrarci che questo è possibile, ma è anche vero che le testimonianze finora raccolte sul Mostro del Lagoverde, in assenza di una cattura, non possono fornirci un'idea concreta di quale sia l'essere dinanzi al quale ci troviamo.
Se non possiamo tuttavia allargarci nel supporre che il Mostro del Lagoverde sia un'anguilla gigante o, peggio ancora, un inquietante drago o cavallo marino, possiamo almeno ipotizzare che sia un pesce.
Del resto, abbiamo testimonianze concrete di pesci dalle straordinarie dimensioni pescati nei laghi, nei fiumi e nei mari di tutta Italia.
I pescatori del Lippo con lo storione nel 1959Nel 1959, un gruppo di giovani pescatori catturò nel Reno, nella frazione del Lippo di Calderara, uno storione di ben 47 Kg. Questo pesce era predato da così tanti anni che erano nate numerose leggende sul suo conto. Gli anziani del luogo (pescatori e non) ricordano ancora l'impresa di Ugo e dei suoi compagni e l'hanno tramandata fino ad oggi. Lo dimostra la scultura commemorativa realizzata da Marzio Badari raffigurante un ragazzo che tiene tra le braccia un enorme storione posizionata nell'ottobre 2010 al centro della rotatoria fra via Crocetta e via del Triumvirato al Lippo di Calderara di Reno.

Storione Ladano o Huso HusoSecondo alcune opinioni, il Mostro del Lagoverde potrebbe essere uno storione ladano, anche noto come storione beluga o Huso Huso, una specie scientificamente estinta almeno dagli anni '70, che si distingue da altri sia per longevità che per dimensioni: da 5,3 a 7,5 metri nei maschi e ben 9 metri per le femmine, con un peso massimo di 1500 kg.

Pesce siluroUn'altra possibilità è che si tratti di un siluro, che abita nei grandi fiumi, in paludi, stagni, laghi e canali di bonifica, solitamente nelle zone più profonde. Per la caccia attende il calare delle tenebre e si sposta in acque decisamente più basse. Raggiunge al massimo i 2 metri di lunghezza, ma nel XIX secolo sono stati pescati siluri lunghi anche 3 metri e pesanti 200–250 kg. Dicono che sia un grande predatore, di pesci, piccoli mammiferi, anatidi o uccelli, ma forse non è più pericoloso di altre specie marine come il gambero della Louisiana, che distrugge direttamente le uova di qualunque specie.

Il LuccioForse non potremmo escludere nemmeno che si tratti di un luccio, come credevano i pescatori del Lippo prima di riuscire finalmente a catturare l'incredibile storione nel Reno nel 1959. Il luccio è un capacissimo mimetizzatore. E' chiamato "Lo squalo di lago" per la sua bocca formata da centinaia di denti aguzzi, i suoi grandi occhi che gli permettono una visione eccezionale e i pori sensoriali sulle mascelle inferiori. E' un predatore di altri pesci, ma è anche un utile e prezioso equilibratore naturale. Sulla taglia e sulla longevità del luccio ci sono molte leggende che lo farebbero apparire centenario con dimensioni superiori ai cinquanta chili. In realtà, la dimensione di questo pesce supera molto raramente i 25 chili, una lunghezza di 1,40 metri ed un'età di 16 anni.

 

Il Mostro del Lagoverde potrebbe essere anche una specie particolarmente nota per le sue potenzialità di crescita o per la sua capacità di adattarsi a diversi habitat, introdotta in modo "anomalo" nelle nostre acque interne.

Si sa che già gli Etruschi erano abilissimi nell'ambientare molti tipi di specie acquatiche marine, in genere spigole e orate, all'interno di acque dolci.

Ponendo dunque che vi sia stata una introduzione voluta dall'uomo e non naturale e considerando le dimensioni che si suppone il pesce abbia, questa potrebbe essere avvenuta molti anni orsono, forse per una sorta di "esperimento" o di sfida ai pescatori più esperti.


A questo punto, rileggendo le testimonianze, potremmo giustamente chiederci, ancora una volta senza risposte certe: "E se i pesci dalla natura straordinaria fossero due?".

 

Albero Maledetto dell'Oasi LagoverdeAll'interno dell'Oasi mi fermo vicino all'Albero Maledetto, luogo in cui si dice che il Mostro del Lago abbia la sua tana: si tratta del tronco di un albero caduto nel lago da tempo, le cui radici sono rimaste fissate alla terra, creando una sorta di anfratto forse utile al mostro a mimetizzarsi e nascondersi. Immagino la bestia affiorare in superficie nelle ore notturne, mentre nessuno la può vedere, e muovere la superficie dell'acqua con grandi cerchi concentrici e onde.

 

Il pensiero mi fa allontanare per un attimo dalla sponda intimorita ma non così tanto da scappare. In qualche modo, comincio a comprendere il motivo per il quale la gente del luogo tiene in grande considerazione la leggenda del Mostro del Lagoverde e tutte le storie che si raccontano sul suo conto: prima di essere agricoltori, i nostri avi sono stati abilissimi pescatori, capaci di sfruttare le nostre terre ricche di corsi d'acqua anche quando allagate in periodo di piena dei fiumi. La possibilità dell'esistenza di una misteriosa e straordinaria creatura acquatica, capace sia di sfidare che di spaventare con la sua forza il più abile dei pescatori, è qualcosa di così intrinsecamente legato alla nostra terra ed alle nostre tradizioni da essere diventato parte del nostro folklore e del nostro immaginario popolare.

Nello stesso tempo, se tutte le leggende hanno un fondo di verità, allora la storia del Mostro del Lagoverde è degna di essere considerata come potenziale fonte di elementi reali di indagine e riflessione per chi lavora e studia in diversi settori: ittiologia, antropologia, criptozoologia.

 

Chissà, magari nelle profondità del Lagoverde si cela un "Nessie bolognese" o forse una specie acquatica creduta estinta da tempo, o ancora uno di quei pesci davvero enormi che i nostri pescatori già in passato hanno sfidato, con grande fatica e non sempre uscendone vincitori.

 

Possiamo anche non crederci, convincerci che tutte le testimonianze raccolte fino ad oggi siano solo il frutto dell'immaginario collettivo e tornare alla nostra vita normale. Ma ho il timore che più rifiutiamo la possibile esistenza di qualcosa di straordinario e più questo troverà il modo di tornare a ripresentarsi nella nostra vita, in una forma o nell'altra.

 

Personalmente, ho scelto di indagare e di scrivere sul Mostro del Lagoverde da ogni punto di vista e senza alcuna riserva, con la piena consapevolezza che per quanto un giorno il mistero possa essere svelato scientificamente, le storie che per decenni si sono tramandate sul mostro, rimarranno nella memoria e non andranno perse, proprio come un cuore che continua a battere.

 

Ringraziamenti:

 

  • Ringrazio Roberto Squarzoni, Volontario Senior dell'Associazione Oasi Lagoverde, per avermi accolto all'oasi e fornito materiali ed informazioni. Inoltre volevo esprimere tutto il mio apprezzamento per il grande amore, rispetto e considerazione col quale sia lui che gli altri volontari seguono l'oasi, gli animali che ci vivono e gli ospiti che vengono a visitarla, siano essi adulti, bambini o animali.

 

Bibliografia, link ed altri materiali utili alla scrittura dell'articolo o per approfondire:

 

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