E' una grigia e nebbiosa mattina d'inverno di fine '800. Il paese si sta svegliando rapidamente. E' l'inizio di una giornata come tutte le altre: mentre le botteghe tirano su le serrande e le casalinghe aprono le finestre, c'è chi aspetta ad una fermata per recarsi al lavoro, gli occhi ancora incollati dalla stanchezza, la mente impegnata nell'attesa di ciò che deve arrivare. All'improvviso, la fitta nebbia viene tagliata da uno sbuffo, una forma scura e famigliare. Una piccola locomotiva a vapore si sta lentamente avvicinando. Erano i tempi in cui il treno, o meglio, il vaporino, passava da Argelato.

Tranvia Bologna-Pieve di Cento-MalalbergoAd Argelato, la stazione della T.B.P.M. (Tranvia Bologna-Pieve di Cento-Malalbergo) si trovava di fianco alla Mota ed il vaporino procedeva verso le stazioni successive passando dietro allo stabile.

Negli anni del regime fascista, era fregiata, come tanti altri palazzi pubblici, delle insegne e slogan fondamentali del fascismo: sulla parete frontale, appariva infatti il volto di Mussolini con il motto "Tu sei tutti noi", così come nella stazione di Casadio era scritto "Tutti i nodi furono tagliati dalla nostra spada lucente". Soprannominato "Al Vapuren dla Piv", il servizio del tram a vapore è nato nel 1889 per la tratta Bologna-Pieve di Cento, per poi integrarsi nel 1891 con la diramazione da Dozza per Malalbergo.

TBPM Stazione di ArgelatoAltri luoghi raccordati alla tramvia erano gli stabilimenti militari e le officine meccaniche di Casaralta, la Società carbonifera, il deposito Zucca. 

La concessione per la costruzione di una tramvia a vapore tra Bologna e Pieve di Cento risaliva al 1888. Fu incaricata una società presieduta dall'ingegnere Ludovico Maglietta, alla quale subentrò la neocostituita Società Anonima per le Tramvie a Vapore Bologna-Pieve di Cento e Bologna–Malalbergo. Nel 1935 le vecchie locomotive a vapore furono sostituite con le "Littorine" a nafta, più veloci ed anche più confortevoli.

Durante gli anni di esercizio la tranvia trasportò oltre 35 milioni di persone (il traffico pendolare fra la campagna e gli opifici bolognesi) e 2.800 miliardi di tonnellate di merce, tra cui le barbabietole da zucchero, allora fra i principali prodotti agricoli della zona. La seconda guerra mondiale comportò per la linea gravi danneggiamenti ad opera dei bombardieri alleati e dei guastatori tedeschi avvenuti nel 1944, tanto che l'esercizio poté riprendere solo nel dicembre 1945, in un quadro economico e sociale ormai sconvolto che comportava deficit di esercizio crescenti, tali da condizionare i successivi fallimenti, scioperi e passaggi di concessione.

NPianta della stazione del vaporino ad Argelato nel 1941el 1955 la provincia di Bologna attuò la chiusura della linea Dozza-Pieve di Cento e della tratta Altedo-Malalbergo, cui seguì la Altedo-Bologna, il 1º dicembre 1957. La tranvia venne allora sostituita da un autoservizio.
Cerimonia addio ferrovia Argelato 1955La cerimonia di addio alla ferrovia ad Argelato avvenne il 27 novembre 1955. Presenziarono, tra gli altri, il Presidente ed il Vice Presidente della Provincia, Roberto Vighi e Giuseppe Venturoli e il Sindaco di Argelato, Arturo Gubellini.


Successivamente, la stazione di Argelato venne rasa al suolo. Nel 1961 la stazione di Casadio, invece, venne battuta all'asta per 3500 lire. Oggi il treno che passava ad Argelato è ormai un ricordo lontano e solo qualche foto d'epoca ne testimonia l'avvenuta presenza. Anche quei pochi frammenti di binario che spuntavano anni fa dall'asfalto come resti archeologici del tempo che è stato, sono stati ricoperti e nascosti dal nuovo marciapiede.

E' l'evoluzione urbana che purtroppo molto spesso priva il passato e la nostra storia dello spazio necessario a sopravvivere.

Ma gli anziani di Argelato, allora ragazzini, hanno molti ricordi legati al suo passaggio. Enzo Ziosi mi raccontava che quando era piccolo era solito passare il tempo a guardare il trenino passare di fianco alla Mota: come tutti i bambini, anche lui subìva il fascino "sferragliante" di questo mezzo che passava proprio sotto casa.


MStazione Tranvia Argelatoa dopo la sua ultima corsa, il treno se n'è andato e non è più tornato. Lo vedo allontanarsi dal paese, in una nuvola di fumo, e diventare sempre più piccolo, come un puntino, mentre sparisce all'orizzonte inghiottito dalla vasta campagna argelatese.
E' un'immagine un po' malinconica, ma non so descrivere in altro modo qualcosa che è perso per sempre, che nel nostro tempo non ha più ragione d'esistere, ma che non per questo va dimenticato.

 

Fonte d'ispirazione per la scrittura dell'articolo:

"Il nostro immenso tram" di Davide Damiani e Luigi Zucchini – Siaca Editore, Cento FE (2008)

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