Oltrepassiamo il suggestivo Ponte di Vizzano nella località di Sasso Marconi e ci fermiamo sotto una pendice alla destra del Reno. Lassù, segnalati da una grande croce, si trovano i resti di un antico luogo sacro: la Chiesa di S. Giorgio di Vizzano.

Siamo venuti fin qui per una ricerca senza sapere esattamente cosa avremmo trovato. Non sapevamo che alla fine la ricerca avrebbe trovato noi.

Chiesa di S. Giorgiol di Vizzano, illustrazione di Enrico CortyPiù risaliamo la pendice più ci rendiamo conto di quanto è rimasto: un solitario altare centrale su un pavimento decorato con motivi floreali color rubino, affiancato, a destra e sinistra, da altri due altari, uno dei quali presenta ancora tracce decorative a bicromia.
Dietro all'altare, una gradinata e poi una zona coperta, protetta dalle intemperie, che rivela sotto di essa altri ambienti, forse più antichi, facenti parte dello stesso complesso.

San Giorgio di Vizzano, resti della chiesaComprendiamo che la chiesa ha un passato molto interessante da raccontare, meritevole di un'indagine più approfondita.

 

I resti della chiesa sorgono a Vizzano, località che trae il nome dalla nobile, potentissima ed antica famiglia proprietaria di questi luoghi: i Vizzani. E' nominata sin dal 1300 come soggetta a Pieve del Pino, ma il 31 gennaio 1437 Ghilino e Domenico Vizzani la ricostruirono intitolandola sempre a S. Giorgio.

Chiesa di S. Giorgio di Vizzano nel 1940Nel 1585 il Cardinale Gabriele Paleotti visitò la chiesa e decise di trasformarla in parrocchia, affidando ad essa le popolazioni di Vizzano e Mugnano troppo lontane da Ancognano. Nel 1679 Don Bartolomeo Stanzani, curato della chiesa ai tempi, la fece riedificare dalle fondamenta e con i restauri della prima metà dell'800, promossi da Don Vincenzo Pellegrinetti, assunse l'aspetto di una chiesa moderna, sia all'esterno che all'interno. La navata della chiesa era a volte, con due cappelle laterali, una dedicata a Sant'Antonio con una statua antica collocata sull'altare, l'altra dedicata alla Beata Vergine del Rosario. La cappella maggiore era dedicata a S. Giorgio, titolare della parrocchia, rappresentato da un dipinto appeso al muro di cinta. La cappella era rivolta verso est, cioè verso il sorgere del sole, una particolarità comune a tutte le chiese antiche per il suo preciso significato religioso: Cristo è la luce, quindi non solo l'altare maggiore, ma anche gli ingressi principali delle chiese erano (e dovrebbero essere ancora) rivolti verso est.

S. Giorgio di Vizzano, pavimento della chiesaNegli anni '40 dell'800 si annoveravano una nuova cantoria, un organo, le stazioni della Via Crucis, e i lampioni per le processioni. Inserite in un unico complesso con la chiesa, si trovavano anche l’abitazione del parroco e la casa del sagrestano con un caratteristico pozzo cilindrico coperto da una cupola tutt'oggi visibile.

S. Giorgio di Vizzano, resti della chiesaLe memorie più recenti ci informano che era ben munita di arredi sacri, delle statue dei santi e tutto l’occorrente per le funzioni.

La chiesa, che misurava 14,71 metri in lunghezza e 5,91 metri in larghezza, non era molto grande ma aveva un campanile così ben visibile che alla fine del 1944 fu minata con una potentissima carica di esplosivo dall’esercito tedesco per togliere agli Alleati un punto di riferimento per i bombardamenti sulla zona.

 

Cripta S. Giorgio di VizzanoOggi della chiesa e dei suoi annessi restano solo i ruderi, ma non tutto è andato perduto perché sotto di essa si nascondono interessanti particolarità evidentemente scoperte da quanti hanno potuto analizzare l'area scavando tra le macerie.

S. Giorgio di Vizzano, resti della chiesaSi segnala infatti la presenza di un'antica cripta che mostra degli elementi (cunicoli, simboli pagani, pietre di forma mammellare, scoli per l’acqua e pozzo centrale) che hanno indotto più di una persona ad ipotizzare una costruzione in epoca precristiana. Del pozzo, posizionato sotto al presbiterio, si pensa che in epoca più recente sia stato utilizzato come “cantina”, visto il grande numero di bottiglie, ormai vuote o rotte, ritrovato vicino al locale.

Un cunicolo diretto verso la strada fa ipotizzare un collegamento con l’antico acquedotto romano distante una quarantina di metri, che in tempi lontani riforniva la Bologna romana. In effetti, l'acquedotto presenta un pozzo di ingresso proprio in quella direzione. In basso, vicino alla strada, c’è una capace cisterna ancora funzionante.

S. Giorgi di Vizzano, ruderi della chiesaDa tutto questo ed anche dalla vicinanza della chiesa al fiume Reno, possiamo dedurre l'importante ruolo dell'acqua sia per la parrocchia che per le abitazioni circostanti e come essa venisse sfruttata al meglio per la conduzione di tutte le attività, agricole o residenziali.


Ma le particolarità non sono finite qui. Accanto alla chiesa si erge un Cedro dell’Himalaya (Cedrus Deodara) alto 22 metri con circonferenza alla base superiore a 4 metri. Si tratta di un albero secolare con età superiore ai 250 anni.
S. Giorgio di Vizzano. Prospetto della ChiesaCome può essere arrivato fino a qui? Ipotizzo che siano stati i Vizzani, proprietari di questo territorio fino alla metà dell'800, a volere impiantare l'albero, secondo una moda molto in voga a quei tempi di importare in Italia specie arboree da Paesi lontani. E così il Cedro dell'Himalaya è cresciuto e prosperato, anche se sembra che oggi abbia bisogno di maggiori cure ed attenzioni.

 

Osservo per un attimo ciò che resta dell'edificio sacro con molto rammarico. Posso solo immaginare cosa possa voler dire per una comunità vedere la propria chiesa distrutta dalla guerra e mai più ricostruita. Quella dove ti sei sposato, dove hai battezzato i tuoi figli o dove hai frequentato la Messa ogni domenica, per anni. Non si dovrebbe mai assistere ad una tale distruzione dei luoghi che ci sono cari. Eppure, il legame che si è creato tra chiesa e comunità non è stato reciso con la sua distruzione. Quanti hanno vissuto qui al tempo in cui la chiesa era attiva ancora ricordano e commemorano, attraverso i loro parroci, celebrazioni ed eventi, quello che ha rappresentato la parrocchia per tutti gli abitanti della comunità di San Giorgio.

 

Cedro dell'Himalaya di VizzanoNei dintorni della Valle del Reno molte chiese sono state distrutte durante l’ultimo conflitto mondiale. Le principali sono state ricostruite, anche se non sempre uguali a prima. Tra le minori, invece, alcune sono state abbandonate alla natura che ne ha rivestito i ruderi come a voler nascondere il risultato della barbarie umana. Altre, come S. Giorgio di Vizzano, sono state liberate dalla vegetazione rendendone visibili i resti.

 

Perché la memoria non si ferma ed è il bene più prezioso che un popolo possa conservare.

 

 

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