Il pioppeto: un sistema agricolo rispettoso dell'ambiente

Sulla strada che conduce a Stiatico, piccola località del Comune di San Giorgio di Piano (BO), si trova un pioppeto all'interno del quale, in più occasioni, mi sono trovata a passeggiare.

Ammetto che questa enorme distesa di alberi ordinatamente disposti su ettari di terreno a perdita d'occhio, può esercitare un certo fascino.

 

II pioppeto non è classificabile come un sistema forestale, ma come una coltura agricola. Ciò non toglie tuttavia che la coltivazione debba essere rispettosa dell'ambiente.

 

Il pioppeto come sistema agricoloLa pioppicoltura rappresenta per Italia, e per alcune regioni in particolare, la più significativa fonte interna di legname. Per un Paese come il nostro, che importa i tre quarti del legname e che ha come punto di forza la trasformazione del legno in mobili e arredamenti, la produzione di legno di pioppo ha un'importanza vitale.

Contemporaneamente, la pioppicoltura contribuisce a ridurre la pressione sui boschi naturali, a soddisfare benefici ambientali e paesaggistici, a sottrarre all'atmosfera parte del carbonio corresponsabile dell'effetto serra, confinandolo in prodotti e manufatti durevoli, all'utilizzo di una quantità di pesticidi notevolmente inferiore rispetto alle colture agrarie alternative, ad arricchire il terreno di sostanze nutritive che vengono assorbite dalle radici in profondità.

 

Il pioppeto non si sviluppa sulla stessa tipologia di terreno di un bosco, ma è ugualmente importante la scelta di quello più adeguato al suo sviluppo e l'adozione di una buona pratica colturale nelle varie fasi del ciclo produttivo.

I fattori da prendere in considerazione per l'impianto del pioppeto sono il clima, il terreno e la vegetazione spontanea della zona.

Mappa illustrata aree verdi StiaticoAl pioppeto piacciono i terreni profondi (70-100 cm), permeabili e caratterizzati da una buona disponibilità idrica, soprattutto per un migliore sviluppo delle radici.

Con una buona disponibilità di elementi nutritivi, i terreni consentono di limitare gli stress indotti da molti parassiti primari, di prevenire i danni causati da parassiti di debolezzza o la comparsa di fisiopatie (le cosiddette macchie brune).

La preparazione del terreno nella fase di pre-impianto, che comprende i lavori preparatori principali (aratura e scarificatura o discissura) ed i lavori complementari (erpicatura, fesatura ed estirpatura), consente il controllo della vegetazione spontanea, favorisce l'immagazzinamento delle acque, l'interramento e la distribuzione nello strato arato di concimi fosfatici e potassici e lo sviluppo dell'apparato radicale delle pioppelle.

Il tipo di terreno ed il suo contenuto idrico condizionano la scelta di epoca dell'intervento. In genere, il periodo più favorevole per le lavorazioni del terreno da destinare a pioppeto è l'autunno, ma per quei terreni che, ad esempio, sono molto ricchi di argilla è indispensabile effettuare l'aratura in estate, con i terreni in condizioni di tempera.

 

Le piantagioni di pioppo sono costituite da cloni, cioè ibridi di diverse tipologie di pioppo. La scelta del clone da coltivare, fatta in funzione delle caratteristiche pedo-climatiche della stazione di impianto e degli eventuali vincoli ambientali, va condotta fra i cloni iscritti al Registro Nazionale dei Cloni Forestali (RNCF), istituito nel 1970, nel quale la Commissione Nazionale del Pioppo iscrive i cloni che hanno dimostrato di possedere requisiti colturali, biologici (fra i quali resistenza a malattie ed insetti) e tecnologici tali da consigliarne la coltivazione su vasta scala.

Il pioppeto come sistema agricoloFra i cloni recentemente introdotti e che hanno dimostrato una particolare resistenza alle principali avversità troviamo "Soligo", "Lambro", "Taro", "Timavo", "Dvina" e "Lena".

L'impiego di questi cloni rustici, che si contraddistinguono per una buona plasticità ambientale, rende possibile lo sviluppo di modelli colturali semi-estensivi che, riducendo al minimo gli interventi colturali e quelli antiparassitari, permettono di attuare una pioppicoltura ecologicamente disciplinata e stabile nel tempo.

 

Anche la disposizione delle piante di pioppo non è casuale. La scelta della spaziatura fra uno e l'altra dipende dal clima, dal terreno, dal tipo di clone scelto e condiziona la durata del turno, che aumenta con l'aumentare delle distanze d'impianto.

Pioppicoltura in ItaliaIl numero delle piante per ettaro può variare da 200 a 330 ed i sesti d'impianto possono essere disposti in quadro, a rettangolo, a settonce o a quinconce.
Per garantire produzioni destinabili alle utilizzazioni industriali più remunerative e contenere eventuali curvature del fusto, la densità d'impianto ottimale è di 250-280 piante per ettaro, mantenendo una distanza tra le piante non inferiore a 5 metri.

Impiegando cloni longevi e resistenti alle principali malattie fogliari e corticali è possibile adottare spaziature più ampie (ad esempio, 7x7 metri) ed allungare il turno di coltivazione oltre i 10 anni.

 

Vi sono casi in cui il pioppeto viene associato ad altre colture erbacee o arboree. Questo processo viene chiamato consociazione. Con le colture erbacee (mais, soia, frumento, etc.), il pioppo è la coltura principale; con le colture arboree (noce, ciliegio, robinia ed altre specie minori), il pioppo è una specie ad utilizzo temporaneo che consente di ricavare un reddito in tempi brevi (10-12 anni) ed è utile come starter alla coltura legnosa di maggior pregio.

 

Il taglio del pioppo nella pioppicolturaLa lunghezza del turno dipende da una serie di fattori economici e tecnici, come il prezzo di mercato degli assortimenti di maggior pregio, la specie di clone coltivata, la spaziatura, l'accrescimento e lo stato fitosanitario.

In alcune regioni come la Lombardia, il turno medio si aggira intorno ai 10-11 anni per i cloni di pioppo ibrido, mentre fino ai 20 anni per la coltivazione di cloni di specie indigene, come Populus alba e Populus nigra.
Il momento del taglio viene deciso quando le piante hanno raggiunto diametri di circa 30-35 cm. Se le condizioni di mercato non sono favorevoli, l'abbattimento può essere procrastinato solo con pioppeti con densità d'impianto non troppo elevate ed in buone condizioni fitosanitarie.

 

Insomma, come è facile intuire, il pioppeto è una forma di investimento agricolo strettamente correlata all'andamento del prezzo del legname, che da lungo tempo è stabile.

Purtroppo, è un momento difficile per l'agricoltura e la pioppicoltura nazionale, in particolare dagli anni Ottanta, sta attraversando una profonda crisi congiunturale e strutturale: l'offerta è molto alta e la domanda piuttosto esigua. Di conseguenza, le industrie di prima trasformazione assumono una grande potere contrattuale e decisionale, a volte preferendo specie legnose concorrenti o altri materiali.

 

Il pioppeto, come sistema agricolo, ha comunque un suo equilibrio, delicato e complesso, che necessita di agricoltori esperti, capaci e soprattutto pazienti.

Basta una "passeggiata" al suo interno per comprendere, almeno in parte, l'enorme lavoro che una immensa distesa di pioppi comporta, ma anche l'impatto ambientale e territoriale che essa può esercitare sul nostro territorio.

 

 

Bibliografia e documenti utili alla scrittura dell'articolo:

 

Questo articolo è totalmente ispirato alla pubblicazione dal titolo "Pioppicoltura. Produzioni di qualità nel rispetto dell'ambiente", a cura dell'Istituto di Sperimentazione per la Pioppicoltura di Casale Monferrato (AL) ed in collaborazione con la Regione Lombardia e l'Azienda Regionale delle Foreste, con testi di autori vari.

Rimango tuttavia a disposizione di pioppicoltori, agricoltori o esperti della materia che vogliano eventualmente segnalare aggiornamenti o altre pubblicazioni interessanti sull'argomento.

 

 

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