9 agosto 1944 - L'attacco alla Casa del Fascio di Argelato e l'eccidio delle Larghe di Funo

Questo articolo parla di uno dei capitoli più oscuri dello storia di Argelato e Funo. Non è semplice raccontare tutti gli eventi culminati nella tragicità di un solo giorno, il 9 agosto 1944. E confido che molti dei miei lettori capiranno se dico che per me è stato difficile da scrivere, non solo per le testimonianze ed i documenti raccolti in merito, ma anche per l'aspetto emotivo.
 
Casa del Fascio di ArgelatoL'estate ad Argelato era diventata rovente quell'anno. Le lotte tra partigiani e antifascisti e fascisti erano arrivate al culmine della tensione. Da circa un anno la resistenza aveva assunto connotati aggressivi. I combattenti si erano organizzati, compiendo azioni di guerra, tra cui il disarmo dei fascisti, la raccolta di munizioni, il reperimento di armi ed il contatto con gruppi di altre località.

Manifesto Tedesco 1944Quello che avvenne il 9 agosto 1944 fu l'apice di una serie di azioni e rivendicazioni, ultima delle quali l'uccisione del comandante fascista di zona da parte dei partigiani, alla quale seguì un feroce rastrellamento notturno nella borgata delle Larghe di Funo ed il successivo incendio del podere della famiglia Rappini e di altre case nel territorio.

 
 
Il gruppo di partigiani capeggiato da Franco Franchini (detto Romagna), aveva deciso che avrebbe risposto ad ogni rappresaglia fascista con un'adeguata controrappresaglia, la cui violenza avrebbe fatto cessare ogni vile abitudine dei nemici.
L'obiettivo scelto fu la Casa del Fascio di Argelato ed il piano era di farla saltare in aria.
Studiarono tutto nei minimi particolari: la quantità di esplosivo necessario, l'accesso al paese dai campi, le scorciatoie per la ritirata.
L'attacco non fu privo di imprevisti, ma l'azione riuscì: Romagna legò una bomba molotov alla maniglia della porta centrale della palazzina e la fece saltare, provocando una breccia nella porta. A quel punto, introdusse un sacco di dinamite nell'ingresso e accese la miccia.
E fu il caos totale: nello scoppio, la palazzina si "aprì" letteralmente e sprofondò in un cumulo di macerie.
 
I testimoni, diversi dei quali abitavano alla Mota, proprio di fronte alla Casa del Fascio, raccontano di una deflagrazione così potente da sbalzare i soldati fascisti sul tetto, esplodendo macerie tutto intorno. Alcuni di loro accorsero immediatamente per aiutare e diedero l'allarme all'intero paese. Fu suonata la "starmida", l'allarme generale con le campane a stormo, ed anche altri cittadini accorsero in aiuto.
 
 
Il Resto del Carlino 1944Il Resto del Carlino parla dell'attacco come dell'azione di un "gruppo di sovversivi" che ebbe come conseguenza la morte di 5 persone e 14 feriti.
Tra questi, ricordiamo il milite scelto Armando Stagni insieme alla moglie Giannina Angelini, la custode, i cui nomi non mi erano assolutamente nuovi. Giannina era infatti figlia di Demetrio Angelini, molto conosciuto in paese per la sua attività di venditore di tessuti. Presso l'Archivio Ziosi mi sono imbattuta in una serie di documenti famigliari che la riguardano, alcuni dei quali citano appunto la morte di Giannina il 9 agosto 1944, a causa dello scoppio della Casa del Fascio.
Ma solo dopo la lettura dell'articolo, le tessere del puzzle mancanti sono andate al loro posto.
L'articolo termina informando che squadre della Brigata Nera "Eugenio Facchini" intervennero prontamente con adeguate misure di rappresaglia. E fu così, in effetti.
L'attacco alla Casa del Fascio avvenne alle 4.00 del mattino. Per tutta la notte gli argelatesi si erano prestati a spegnere l'incendio divampato dall'esplosione.
Quando sul luogo arrivarono le Brigate Nere, la rabbia per l'accaduto era tale da minacciare di radere al suolo col fuoco tutte le case del centro abitato.
Le Brigate Nere portarono sulle macerie della Casa del Fascio 6 uomini, prelevati dalle carceri o fermati poche ore prima. E li fucilarono. Erano gli argelatesi Enrico Landuzzi, Nello Gamberini, Walter Scurzoni e Giorgio Zanotti, il comunista Luigi Fariselli di San Giorgio di Piano ed il Prof. Oreste Vancini, socialista bolognese.
 
E nel frattempo il cielo si oscurò. Una fitta pioggia cominciò a cadere.
I loro corpi sarebbero rimasti lì per due giorni come monìto per quanti avessero osato sfidare ancora una volta l'autorità fascista.
 
Della Casa del Fascio rimase solo il tetto e non venne mai più ripristinata. Solo 5 delle persone presenti all'interno al momento dello scoppio si salvarono, protette dal coperto che era piovuto loro addosso. Difficile dire di cosa avessero più paura i civili a quel punto, se dei fascisti o dei ribelli.
Ma certamente Argelato era diventata una terra pericolosa, troppo ribelle.
E lo sarebbe stata fino alla fine della guerra.
 
 
Borgata Pietroburgo alle Larghe di FunoMa la rappresaglia non era ancora finita. Dopo lo scoppio della Casa del Fascio di Argelato, una squadra di 300 fascisti piombò alle Larghe di Funo e nella borgata Pietroburgo.
Dopo avere saccheggiato quintali di garzolo lavorato nella ditta Fratelli Tartarini, litri di vino e macchinari della Ditta Atti & Bassi (sfollata nella località da Bologna), mobilio ed altri oggetti di valore, cosparsero tutto di benzina e bruciarono fino alle fondamenta circa 37 abitazioni.
Durante la stessa operazione, i fascisti fucilarono nei pressi della loro abitazione, mentre stavano lavorando, i coloni Attilio e Luigi Chiarini. I loro corpi vennero ritrovati solo in serata, coperti da un telo apposto da una signorina che aveva visto il fatto, perché non fossero bagnati dalla pioggia.
 
Dopo l'incursione delle Brigate Nere, la situazione sia alle Larghe di Funo, sia a Pietroburgo, era disperata. 42 famiglie si dovettero trasferire presso parenti o amici. Le case continuarono a bruciare ed a fare fumo per giorni. Per mesi, nella zona non passò più anima viva.
Nelle settimane seguenti, non tardò un'ulteriore risposta dei partigiani a quel terribile eccidio: fecero saltare le Case del Fascio di Bentivoglio e San Giorgio di Piano, colpendo direttamente il nemico nei suoi punti nevralgici. Ma i crimini e le rappresaglie, da ambo le parti, sarebbero continuate fino a dopo la Liberazione.
 
Da documenti reperiti presso l'Archivio Storico della Regione, scopro che in parte la ricostruzione fu possibile attraverso appositi contributi, ma solo tra il 1948 ed il 1949. Una tragedia, quella di stare lontani dalla propria casa per tanti anni, che forse pochi di noi possono comprendere.
 
 

Eccidio delle Larghe di Funo 1944Dopo la Liberazione il prof. Francesco Flora ha dettato questa lapide murata su una casa del ricostruito rione delle Larghe:
"Il 9 agosto 1944, una brigata nera, per selvaggia vendetta verso il popolo di questa contrada, fiero di resistere al regime fascista, irruppe nella borgata Larghe di Funo, sparse il terrore tra gli abitanti, bruciò e sterminò tutte le case, uccise partigiani ed inermi cittadini. A memoria di quel giorno Argelato pose questo ricordo auspicando per le generazioni venture la fine degli odii tirannici, la giustizia e la libertà degli eguali".

La data del 9 agosto 1944 rimarrà impressa per sempre nella memoria di quanti hanno vissuto quel momento, di quelli che non sono mai più tornati alle loro case o che tornandoci, dopo la fine della guerra e la ricostruzione, hanno sentito che nulla sarebbe stato più come prima.

 

Penso che questa sia la tragedia più grande per quanti amano la propria casa, intesa come luogo sicuro, pieno di ricordi, fulcro della famiglia.
Perché quella terra sarebbe rimasta per sempre segnata dalla violenza di atti terribili, crimini atroci contro l'umanità, generati da un odio profondo, che non troveranno mai né rassegnazione né consolazione nel tempo che passa inesorabile.

 

Bibliografia e documenti utili:
- Pietroburgo nella pianura bolognese – Luigi Arbizzani, 1989
- Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune – Luigi Arbizzani
- Il Resto del Carlino – 19 agosto 1944 – XXII (tratto da www.storiaememoriadibologna.it)
- Come rinacque ad Argelato la Democrazia – Enea Mazzoli, 2017
- Archivio Storico Regione Emilia-Romagna – Archivio Ufficio del Genio Civile di Bologna – Riparazione Danni di Guerra: Fascicoli 4751 e 4752 (anni 1948/1949)
- Archivio Ziosi – Sezione ARGELATO – Materiali Famiglia Angelini

 

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