I Senatori Bandini e la Motta di Argelato: storie che si intrecciano

Nell'articolo dedicato al Castello Motta di Argelato (C'era una volta il Castello Motta di Argelato. L'evoluzione dal Medioevo ad oggi), accennavo al fatto che la Motta ed il suo fondo furono per lungo tempo posseduti da una famiglia di senatori bolognesi, i Bandini, ai quali si deve anche la costruzione del primo corpo centrale dell'attuale Villa Beatrice nella seconda metà del 1500.

La Famiglia BandiniProbabilmente, possedettero quanto di più vicino alla Motta originale ci poteva essere al tempo, anche se non v'è certezza alcuna che l'edificio indicato al centro delle mappe del tempo come proprietà Bandini sia quello originario.

Ma chi erano i Bandini? Ho cercato di rispondere almeno parzialmente alla domanda avventurandomi in quella serie di "vicoli bui e stretti" che si snodano quando si va così indietro nel tempo.

Come molte famiglie vissute a capo tra Medioevo e Rinascimento, anche i Bandini sembrano avere nelle loro origini un groviglio di intrighi e tradimenti, giochi di potere e segreti che sarà impossibile sondare con un solo articolo e con i pochi documenti reperiti sino ad oggi. Impiccagione di Bernardo Bandini Baroncelli dipinta da Leonardo da VinciSecondo il Dolfi, i Bandini provenivano da Firenze, città dalla quale erano scappati, cercando rifugio a Bologna, poiché la famiglia era strettamente congiunta ai responsabili della Congiura dei Pazzi, orchestrata nel 1478 dalle famiglie dei Pazzi e dei Salviati contro Giuliano e Lorenzo de' Medici.

Ebbene, fu proprio Bernardo Bandini dei Baroncelli, complice dei Salviati, ad uccidere Giuliano de' Medici il 26 aprile 1478, segnando il destino della sua discendenza. Poiché la congiura non finì come nei piani: i responsabili ed i loro complici, fra i quali anche Bernardo, furono perseguitati da Lorenzo de' Medici (scampato alla morte), catturati, privati dei loro privilegi e delle loro terre ed infine uccisi nella pubblica piazza.
I superstiti della famiglia, una volta giunti a Bologna sotto la protezione di Papa Sisto IV, cercarono di eliminare ogni possibile collegamento con il loro predecessore "diversificando ancor l'arma nel suo esiglio", cioè cambiando il loro stemma originale "che hora si vede di catene d'argento e rose tutte in campo celeste".

La fonte prosegue illustrandoci la storia di una famiglia che a Bologna ricoprì importanti cariche (nel Senato Bolognese a partire dal 1560, oppure secondo l'Alidosi come Tribuni della Plebe tra il 1519 ed il 1660), imparentandosi con famiglie importanti, quali i Gozzadini, i Bianchetti, i Fantuzzi, i Bargellini, i Grati e i Guidotti ed estinguendosi poi nella seconda metà del 1600, in assenza di eredi.La Motta di Bandini ad Argelato - Toschi 1655

Il Crollalanza cita l'esistenza di almeno sei famiglie Bandini nel nostro territorio nazionale: i Bandini di Bologna, identificati con lo stemma sopra descritto; i Bandini-Giustiniani di Camerino e Roma, che però sembrano seguire vicende che li portano ben lontano dalla nostra città anche se il patriarca sembrerebbe essere tal Vanni di Bandino dei Baroncelli (forse imparentato con Bernardo?); i Bandini di Firenze, Palermo, Siena, Rimini, allo stesso modo dei precedenti, seguiranno vicende altrove.

Ho chiaramente seguito la strada dei Bandini di Bologna, soprattutto per la coincidenza di nomi e date associati alle proprietà di Argelato: abbiamo Giovanni, Ercole, Astorre, Ulisse, Orazio. Tutti tra la fine del 1400 e la metà del 1600. Non sappiamo se fossero tutti legati da rapporti di parentela, come sostiene per certi versi il Dolfi, ma certamente la tradizione tutta italiana di tramandarsi i nomi non smentirebbe questa possibilità.

L'estinzione della famiglia Bandini non è chiara. Il Dolfi afferma che Orazio d'Ulisse morì contro i Turchi (ma non specifica se aveva successori) ed Ercole d'Ulisse Bandini, sposatosi con Leonora Seghi, morì senza figli. Un'altra fonte, cita che il 6 febbraio 1596 morì Orazio del senatore Bandini, famiglia estinta nel 1608 nei suoi figli Marco e Nicolò. Figli dei quali non ho trovato notizie altrove. Però abbiamo mappe che dimostrano la presenza dei Bandini ad Argelato come proprietari della Motta fino al 1655.

Dunque, il mistero rimane tale. La stessa fonte sostiene inoltre che i Bandini possedevano diverse proprietà a Bologna ed erano molto influenti. Erano frequenti le permute di immobili o terreni, come è accaduto ad Argelato tra Bandini ed Angelelli sul finire del 1500.

Tra le cronache del tempo, si parla anche di alcuni "abusi di potere" da parte di questa nobile famiglia: "II 17 ottobre 1560 sotto la Legazione di S. Carlo Borromeo fu assoluto e rimesso dal bando della privazione della dignità senatoria, confiscazione dei beni, e di essere abbruciato vivo il Senatore Ercole di Giovanni Bandini per avere a viva forza voluto ottenere i favori da certa Catterina Padovana. Pagò Scudi 5000 d'oro in oro, Scudi mille alla Camera Apostolica da erogarsi nella fabbrica del Torrone, Scudi 150 al sotto auditore del Torrone in tutto Scudi 6150. Coi denari di questa condanna furono fatte le stanze nel palazzo pubblico detta la Bandina, in tre delle quali vi erano le armature per 6000 fanti".

A questo link (iagiforum.info), ho inoltre trovato un'interessante discussione, nella quale si ipotizza la discendenza della Famiglia Monti-Bendini dalla famiglia Bandini. Sono moltissime le fonti citate a supporto di questa teoria. Parte di queste sono state lo spunto per questo articolo. Le restanti saranno oggetto di ulteriori approfondimenti in futuro. Stemma die Bandini di Bologna

La domanda alla quale è difficile rispondere allo stato attuale è come mai ed in quale momento i Bandini hanno deciso di insediarsi ad Argelato. Immagino che in un periodo di maggiore tranquillità politica, nel quale finalmente si abbandonò la concezione di abitazione/fortezza a scopo difensivo (il castello) a favore di un più raffinato concetto abitativo (la villa padronale), i Bandini abbiano visto nella campagna argelatese e nei suoi terreni una possibilità di vita tranquilla e agiata (con la costruzione del primo nucleo dell'attuale Villa Beatrice), ma anche un investimento economico (con l'acquisto della Motta di Argelato e dell'intero suo fondo). Inoltre, è possibile che la vicina Domus Iocunditatis, la magnifica residenza di campagna costruita da Giovanni II Bentivoglio nell'omonima località tra il 1475 ed il 1481 abbia influenzato non poco la decisione dei Bandini.

Ancora meno chiaro è come mai, sul finire del 1500, decisero di permutare l'attuale Villa Beatrice con Angelelli tenendosi la Motta. Sicuramente i Bandini portarono un certo prestigio e benessere ad Argelato, come testimonia anche la copia di una iscrizione situata nell'archivio della Parrocchia di S. Michele Arcangelo. L'iscrizione testimonia come esistesse all'interno della Motta di Argelato una cappellina dedicata alla Madonna di Loreto e ricorda ai posteri le grazie ottenute da Giovanni Bandini (proprietario della distrutta Motta di Argelato): "...Giovanni di Astorre Bandini nel 1580 con altri nobili cittadini molestati nelle loro campagne da frequenti tempeste ricorsero alla stessa Santissima Immagine Riparatrice e ne ottennero la grazia, che perciò la villa di S. Michele di Argelata stabilì con voto di mandare ogni anno in perpetuo due Huomini a spese comuni alla S. Casa con la più offerta possibile in oggi di essendo rettore della chiesa di detta villa il molto Rev. Don Girolamo Lambertini....".

Bandino e Canto al ParadisoAltro interessante punto sempre legato all'idea dell'abitare è una successiva indagine condotta sulla provenienza di Bernardo di Bandino dei Baroncelli e Giovanni di Bandino. Entrambi provenivano da Bandino, una località situata a sud di Firenze, in origine un piccolo borgo medievale composto da 8 casette che alla fine del XIV secolo furono edificate intorno al grande palazzo dei Bandini, eredi dei Baroncelli (da cui prese nome il luogo), chiamato Villa del Bandino o Casa di Fattoria. Di fronte a questa bellissima villa sorge una grande casa colonica chiamata "Canto al Paradiso", che in passato era un ristoro per viandanti e pellegrini. Fino agli anni '60 davanti ad esso c'era un grande campo coltivato a grano con alberi da frutto e pagliai che percorreva tutta via Erbosa arrivando fino a via delle Lame e ad una concimaia. Davanti al pergolato della casa c'erano le stalle con i bovini, una tinaia e un grande forno per cuocere il pane.
Villa del Bandino Firenze
Credo sia chiaro a molti argelatesi il punto a cui voglio arrivare: c'è una notevole somiglianza funzionale e concettuale, tra la "struttura abitativa" creata a Bandino (Villa Bandino e Canto del Paradiso) con quella creata dai Bandini ad Argelato (Villa Beatrice e Motta).

La storia dei Bandini certamente non finirà con questo articolo. Ci sono ancora molti misteri da svelare, ma i primi risultati di ricerche condotte per mesi sono tutti qui. Può darsi non sia molto, ma è quanto basta per far sorgere nuovi dubbi, idee ed ipotesi sulle quali lavorare.


Bibliografia, link e materiali utili alla scrittura dell'articolo:

- Pompeo Scipione Dolfi – Cronologia delle Famiglie Nobili di Bologna – 1670, disponibile sul sito della Biblioteca dell'Archiginnagio (pag. 92 – Bandini)

- G.N. Alidosi Pasquali – Li Confalonieri del Popolo di Bologna, o Tribuni della Plebe, detti i Collegi dall'anno 1512 per tutto l'anno 1580 – 1616, consultabile online.

- G.B. Crollalanza – Dizionario Storico Blasonico (1886-1890) – Vol. I

- "Fatti diversi ed in gran parte deplorevoli successi dal 1551 al 1714 comprovanti la condizione sociale e morale di quei dì" su Origine di Bologna

- Guida di Bentivoglio, a cura dell'Associazione Amici delle Acque di Bologna con testi di Massimo Brunelli, Lilia Collina, Stefano Gottardi, Ramona Loffredo – Gruppo Persiani Editore, 2017

- Antiche Ville e Palazzi della campagna di Argelato – Lorenzo Cremonini e Piero Ruggeri – Ed. Esculapio, 2002

 

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