In alcuni articoli precedenti mi sono dedicata al racconto di vicende e personaggi del brigantaggio romagnolo, in particolare nell'Ottocento, senza però soffermarmi sulle armi utilizzate in quel periodo.

 

Bartolomeo Pinelli, 1823Per la redazione di questo articolo mi sono avvalsa sia delle conoscenze storiche di Gianluigi Tozzoli, Assessore alla Cultura del Comune di Castel Guelfo di Bologna, che delle conoscenze tecniche di Domenico Calesso, amministratore della pagina Facebook "Il Mestiere delle Armi", esperto di armi e sistemi di difesa.

 

Notificazione Governo Austriaco, 1849 consegna armiCerchiamo prima di fare un riassunto del periodo storico in questione, con particolare attenzione ai territori romagnoli. Nel periodo che ci interessa analizzare, al comando si avvicendarono lo Stato Pontificio ed il Governo Austriaco. Tenere a bada i briganti, specie quelli come il Passatore (Stefano Pelloni) e dopo di lui il Lazzarino (Giuseppe Afflitti) era una vera impresa, in quanto il brigantaggio era un fenomeno rurale che esisteva da secoli, radicato nel territorio da anni di carestie, siccità, flagelli naturali, dominazioni straniere, inadeguatezza delle misure attuate per il controllo del fenomeno.

Una di queste, fu il disarmo generale di tutta la popolazione, emanato dal Governatore Militare Austriaco dal suo Quartier Generale a Villa Spada (Bologna) il 23 maggio 1849. La notificazione si riferiva a qualsiasi arma, corta o lunga, da taglio o da punta, al possesso di polveri ardenti, capsule o altri oggetti da guerra, intimandone la consegna entro tre giorni alla rispettiva Autorità politica, Legazione, Giusdicenza o Governo.

Erano inoltre vietati le adunanze politiche, gli attruppamenti o altre unioni di carattere sedizioso, l'apertura dei pubblici esercizi dopo le undici di sera in città e dopo le dieci di sera in campagna.

La notificazione non includeva ovviamente i Corpi di truppa regolare.

Naturalmente, la scadenza del termine venne protratta, in quanto molti non avevano consegnato le armi.

Date le numerose azioni armate dei briganti su tutto il territorio, credo che il Governo Austriaco non le vide mai tutte, men che meno le più particolaridifficile dire quante e quali armi fossero in circolazione, anche perché in genere quelle prodotte tra '700 e metà '800 erano fabbricate principalmente da artigiani locali. Per le armi di ordinanza, invece, era un altro discorso, sebbene i vari eserciti avessero spesso diversi fornitori, a seconda delle alleanze e degli accordi fra sovrani.

 

Però possiamo parlare della loro evoluzione nel periodo che ci interessa, caratterizzata da alcuni passaggi fondamentali: armi dette ad "avancarica", sia lunghe che corte, che venivano caricate dalla volata (parte terminale anteriore della canna). I primi modelli di questa tipologia di arma avevano un innesco a pietra focaia (funzionamento ad "acciarino"). Successivamente, venne impiegato il sistema di accensione a "luminello", che utilizzava delle piccole capsule a percussione, in sostituzione del complesso della pietra focaia.

 

OArma dell'800 denominata Gatèraltre alle tradizionali doppiette esistevano anche fucili a tre canne (il Passatore se ne fece fare uno a quattro canne, che però non usava mai perché troppo pesante e poco maneggevole, e che poi donò al suo amico Giazzolo). Può sembrare un vantaggio in tempi nei quali per ricaricare un fucile ad avancarica di quel tipo servivano almeno due minuti. Ma non era così, in quanto il meccanismo complicato alla base del funzionamento del fucile prevedeva che le canne ruotassero, diminuendo moltissimo l'efficiacia offensiva dell'arma.
Le armi ad avancarica in generale richiedevano un tempo di ricarica variabile tra il mezzo minuto e il minuto a seconda della preparazione del tiratore. Si può ritenere, in tal senso, che i briganti non fossero particolarmente addestrati, allo stesso modo dei soldati delle milizie.

 

Saracca o Coltello di LugoLa successiva evoluzione, introdotta intorno agli anni '60 dell'800, furono i fucili a retrocarica, caricati mediante apposito sistema dal retro, dapprima con impiego di cartuccia tradizionale (si chiama "cartuccia" perché inizialmente era costituita da un rotolo di carta che conteneva la dose di polvere da sparo necessaria a espellere la palla) ed in seguito di tipo metallico.

Questo sistema velocizzò di molto i tempi di ricarica, motivo per il quale le armi ad avancarica non ebbero un futuro.

I combattimenti avvenivano in genere a distanza molto ravvicinata e non tutte le armi utilizzate erano poi così efficaci. La cosiddetta "Gatèra", per esempio, era una pistola a due canne detta anche "mazzagatti" ad indicarne la scarsa potenzialità offensiva, sia per il calibro che per la carica di polvere utilizzata. Era un po' l'antenata delle famose Derringer, usate dai bari nei saloon, che le occultavano abilmente nella manica della camicia.

I briganti che sopravvivevano ad uno scontro armato di solito si davano alla fuga oppure, mentre i soldati ricaricavano, estraevano il coltello, attaccando all'arma bianca. Questo tipo di coltello a serramanico, tipico del territorio romagnolo, era chiamato "Saracca" perché ricordava la forma di quel pesce, oppure "Coltello di Lugo".

 

Costume del Brigante

Nel suo libro "Castel Guelfo, origini e storia" (1929), Don Pietro Guerra descrisse così i briganti della Romagna di metà Ottocento:

"L'armamento loro consisteva in uno schioppo a doppia canna, la maggior parte all'italiana (solo l'assassino Giazzolo ne aveva uno a quattro canne), in una pistola e un coltello lungo. Portavano una ventriera alla cintola con una quarantina di cariche, dette spolette, indossando abitualmente un ampio saccone, potendo così nascondere le loro armi: portavano in testa un berretto rosso, ed avevano calzoni corti e calze rigate."

 

Pistola di metà '800 detta La CulazonaEsposte nei diversi musei del Risorgimento dislocati su tutto il nostro territorio, potremo trovare una serie di altre armi particolari di metà dell'800, come "la culazona", una pistola con canna a forma esagonale nella parte inferiore, "Al Mozzi" o "Svitedi", una pistola a canna mozza, e diversi Schioppi a canna lunga del 1700.

 

Più o meno efficaci, alcune delle armi utilizzate al tempo sono sicuramente diventate celebri e di conseguenza parte integrante della nostra cultura e tradizione armiera, altro elemento indispensabile a comprendere a pieno sia quel periodo storico, sia il territorio, sia le vicende che, al suo interno, si sono sviluppate ed alternate.

 

 

Bibliografia, links ed altri documenti utili alla scrittura dell'articolo:

 

 

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