E' difficile immaginare come fosse un luogo più di mille anni fa. Argelato, in quanto a formazione vera e propria come centro abitato, ha una storia piuttosto complessa e travagliata. Il nome stesso di questa località, di origine romana, sembra derivare da "argilla", cioè terreno argilloso, o meglio ancora da "argelatus", terreno esteso, uniforme e non alberato. Decisamente in linea con gli effetti delle frequenti e rovinose alluvioni che si abbatterono nella zona.

Motta di Argelato nella pianta del Catasto Gregoriano (1850)Proprio per le caratteristiche del territorio, attraversato da quei fiumi che servivano anche ai popoli primitivi per espandersi dai centri, è fuori dubbio che il territorio di Argelato fu abitato in epoche anteriori a quelle storicamente provate.

Per la stessa ragione, non sono stati rinvenuti in zona molti reperti di epoca romana, ma sappiamo che sono lì, nascosti dagli spessi strati di sabbia e fango trascinati in questa zona dalle alluvioni. Le prime fonti scritte su Argelato risalgono al 1105, anno in cui viene definita col nome di "Castrum Argellate".
I castra erano praticamente il centro del potere civile e come tali dovevano essere muniti di una struttura difensiva.

Castrum romanoCome castrum, Argelato si presentava come un borgo fortificato, in questo caso rialzato artificialmente (per le scarse condizioni di salubrità della zona e le ridotte difese naturali, dato il terreno pianeggiante), composto da un agglomerato di abitazioni utilizzate a scopo difensivo o abitativo, ma sempre con una protezione attorno, come un fossato o una palizzata.
La sopraelevazione veniva chiamata motta e venne creata col terreno di risulta derivante dallo scavo del fossato circolare che la circondava e proteggeva da saccheggiatori e inondazioni.

Al centro della motta si trovava il dominum, il torrione del feudatario, realizzato in legno. L'accesso avveniva attraverso un ponte levatoio e tutti gli abitanti svolgevano la doppia funzione di contadini e soldati.
L'abitazione del dominum, la massima autorità politico-civile locale, era riconoscibile dalle altre se non per effettivo lusso almeno per dimensione, dato che spesso ospitava un piccolo gruppo di famigliari ed alleati.

Ed ecco a voi il Castello Motta di Argelato.

Il Castrum Argellate venne ripetutamente conquistato e saccheggiato: nel 1046 dalle truppe di Matilde di Canossa, nel 1197 e di nuovo nel 1242 da quelle del Senato Bolognese, nel 1325 durante gli scontri traGuelfi e Ghibellini, e nel 1355 dalle truppe di Matteo Visconti.

A queste rivendicazioni politiche, si aggiunsero le numerose inondazioni documentate, nel 1220, 1269 e 1325.

La Motta fortificata venne definitivamente distrutta nelle guerre del XV e XVI secolo e parte della popolazione esule si trasferì dando vita al Comune di Venezzano (l'attuale Mascarino), nel 1662.
Nel frattempo, con l'avvento del Rinascimento, cambiarono i "canoni" di abitazione. A Bologna si creò una maggiore tranquillità politica che comportò una minore necessità di difendersi da invasori e rivali. Le classi più abbienti furono portate ad ingentilire il loro stile di vita, migliorando anche le proprie abitazioni.
Si lasciò più spazio alla cultura ed alle abitazioni accoglienti, che ritrovavano il loro rapporto con gli spazi aperti e la natura (il giardino, il parco, etc..), piuttosto che chiuderli fuori. E' in quel momento che nacque il concetto di villa padronale. Argelato nel Catasto Boncompagni 1700 ca.

Ad Argelato, proprio nella seconda metà del 1500, venne costruito il primo nucleo di quella che oggi conosciamo come Villa Beatrice.

E la Motta di Argelato che fine ha fatto?

Sebbene sia difficile crederlo, data la natura diversissima delle due aree abitative (una villa e l'altro borgo fortificato), Villa Beatrice e la Motta di Argelato rimangono strettamente collegate almeno fino al 1593.
Il loro legame dipende dalla proprietà. Senza volermi soffermare a lungo sul discorso delle proprietà della Motta o Mota di Argelato (che approfondirò in un altro articolo), alcuni documenti dell'epoca dimostrano che nella zona si erano insediati i Bandini.

La famiglia Bandini era proprietaria tra la fine del 1400 e la metà del 1600 di vasti terreni in Argelato, tra cui la Motta-Castello e il terreno sul quale oggi sorge Villa Beatrice. Come dicevo, furono proprio i Bandini a farne costruire il primo nucleo e ad utilizzarla come casa padronale.

Fu tra il 1593 ed il 1625 che avvennero diverse permute di terreni tra gli eredi del Senatore Ercole Bandini (Orazio e Ulisse) e la Famiglia Angelelli, che comprendevano sia la Villa che alcuni terreni attorno ad essa. Motta di Bandini - perito agrimensore V. Sassi 1625La Motta rimase di Bandini, come dimostrano le perizie di Vincenzo Sassi del 1625 e di A. Toschi del 1655.

Ne rimaneva il palazzo al centro del fossato, definito da quel momento in poi col nome di Motta di Argelato, alcune altre case ed una torre vicino alla porta est, oltre alla traccia della vecchia strada che collega al castello di S. Giorgio ad Est ed al Castello di Argile ad Ovest.

E' difficile sapere con certezza a cosa servisse a quel tempo: può darsi che il terreno sia stato convertito ad uso agricolo e che il palazzo al centro della motta venisse utilizzato per le diverse funzioni di abitazione/granaio/stalla/bottega. Nel 1785 l'Abate Serafino Calindri nel suo "Dizionario corografico, georgico, orittologico, storico, ecc." della Pianura Bolognese, scrisse: "...giacché dell'antico popolato suo castello....nulla vi rimane di più che una elevata e quadrilunga motta di terra, o dicasi promontorio o piccol monticello, e l'orma di una lunga fossa a poca distanza dalla medesima...".
Non testimonia con precisione la presenza del palazzo della Motta, tuttavia indica nello stesso distretto il "Borghetto" di 14 Famiglie. L'area della motta rimane evidenziata nelle mappe del Catasto Boncompagni, del Catasto Pontificio e del Catasto Gregoriano, tra la fine del 1700 e del 1800.

Tuttavia, nel caso delle ultime mappe, cominciamo ad assistere a sostanziali modifiche alla viabilità interna ed agli insediamenti: il fossato è ridotto ad un tracciato, si nota la presenza di una nuova via principale che solca la motta attraversando il centro del paese (l'attuale via Centese), e compare il nuovo Municipio, costruito nel 1864. La presenza della Motta Palazzo viene riconfermata nei Brogliardi del 1851 e nel 1849 ricompare forse anche nel Tomo III di "Chiese Parrocchiali della Diocesi di Bologna", in una litografia di Enrico Corty che ritrae la Parrocchia di S. Michele Arcangelo e sullo sfondo un palazzo che assomiglia molto alla Mota. Ma data la prospettiva approssimativa, non ve n'è la certezza. Motta di Argelato nel Catasto Pontificio (1817-21)

Nonostante la coincidenza di descrizioni e mappature della zona, non vi sono abbastanza elementi per dichiarare con certezza che il palazzo della Motta esistente intorno al Medioevo sia rimasto lo stesso fino ad oggi. Sappiamo per certo che la Motta (o Mota) descritta tra il 1850 ed il 1950 è quella attuale e che è possibile ricostruire sui resti di un edificio preesistente.
Per dimostrarlo, parleremo delle fondamenta sulle quali poggia la Mota attuale, costituite da archi di scarico inseriti all'interno della muratura di fondazione. E' assai probabile che queste strutture risalgano ad una preesistenza e non facciano perciò parte della Mota attuale.

Quella di ricostruire su un edificio romano preesistente, anche se ruderizzato, era una pratica in uso fin dal periodo medievale. La presenza di un edificio precedente assicurava fondazioni di buona qualità, l'abbondanza di materiale lapideo riutilizzabile e la presenza di pozzi di acqua potabile già scavati. Litografia di Argelato di Enrico Corty 1849

Perciò, le possibilità sono due: la Mota attuale può essere una trasformazione dell'edificio originariamente costruito nel Medioevo (o anche prima), resistita al passare dei secoli per mezzo di rafforzamenti strutturali e, se vogliamo, anche grazie ad un bel po' di fortuna; oppure è la seconda o terza ricostruzione di un edificio, seguendo il "calco" e le fondamenta di quelli precedenti.

In ogni caso, è giusto quando dicono che la Mota c'è sempre stata. In fondo, la struttura di questo edificio o l'idea di esso, non sono mai stati "cancellati dalla faccia di Argelato". Anzi, se è vera la seconda ipotesi, significa che la presenza di questo edificio, almeno fino a 150 anni fa, era di vitale importanza per la comunità, sia commercialmente che storicamente.

Bibliografia e documenti utili alla redazione dell'articolo:

 

  • "Nobiltà bolognese tra città e campagna – La Villa Angelelli Zambeccari di Argelato" – A cura di Alessandra Marino con testi di Giovanna Guidicini, Andrea Rosignoli, Sarah Louise Vacondio – Ed. FrancoAngeli – 2011.

  • "Antiche Ville e Palazzi della campagna di Argelato" di Lorenzo Cremonini e Piero Ruggeri – Ed. Esculapio, 2002.

  • "Chiese Parrocchiali della Diocesi di Bologna" con Litografie di Enrico Corty - Tomo III – 1849 – Scheda della Chiesa di S. Michele Arcangelo di Argelata (n. 74).

  • "Dizionario Corografico, georgico, orittologico, storico, ecc." di Serafino Calindri - Pianura Bolognese Vol. VI – 1785.

  • "Il Municipio di Argelato. Storia di un luogo e di un restauro" - Simona Boragini, Sauro Preti – 2002.

  • Mappe e Brogliardi del Catasto Gregoriano (1850) – Argelato (BO) – disponibili online sul sito del Progetto Imago II dell'Archivio di Stato di Roma.

 

 

 

Copyright e diritti d'autore

Storie di Pianura è un progetto di Genziana Ricci.
Tutti i contenuti del blog
sono sottoposti a copyright ed alle leggi vigenti sui diritti d'autore.
Tutti i diritti sono riservati, salvo espressa autorizzazione all'utilizzo da parte di Genziana Ricci. 

Newsletter