Sto osservando una vecchia foto di Argelato che risale ai tempi del fascismo, anni in cui il nostro paese era ancora una linea di case sparse, con una strada sterrata al centro e pochi edifici rappresentativi ad affiancarla.
C'è una insegna interessante a lato della casa del fascio: OND, acronimo di Opera Nazionale Dopolavoro.
Si tratta di un'associazione la cui memoria è stata spazzata via dal tempo e dai tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale.

Casa del Fascio di Argelato e Opera Nazionale DopolavoroE' giusto fare una premessa introduttiva all'argomento, partendo dal periodo delle lotte per la conquista delle 8 ore di lavoro. I conflitti tra lavoratori ed imprenditori per questo diritto cominciarono in Italia ai primi del '900, per poi concretizzarsi nel 1919, grazie all'opera delle organizzazioni politiche e sindacali, con il primo accordo pilota a livello nazionale sancito per legge tra la FIOM e il Consorzio Fabbriche Automobili, che fissava l’orario settimanale a 48 ore su 6 giorni.
Questa conquista restituiva ai lavoratori uno spazio personale. Quindi, 8 ore di lavoro, 8 ore di svago, 8 ore per dormire.
Più o meno contemporaneamente, grandi aziende come la Olivetti, ad esempio, cominciarono a mettere a disposizione dei lavoratori alcuni spazi per impiegare il loro tempo libero in attività ludiche, come il gioco della briscola, le bocce, il calcio, etc.

Ed in questo contesto si colloca l'Opera Nazionale Dopolavoro, associazione che nasce in Italia ad opera del regime fascista. Socialisti e comunisti avevano creato le case del popolo, le parrocchie avevano da tempo gli oratori, che erano dei centri e luoghi di incontro per i parrocchiani. Ed anche il fascismo sentì la necessità di istituire in ogni città o paese un proprio Dopolavoro, allo scopo di penetrare maggiormente nel tessuto sociale.

Sono diverse le cronache che riportano di espropriazioni o roghi delle case del popolo per mano dei fascisti al fine di instaurare un dominio politico ed ideologico.
Ma tutto questo ad Argelato non si verificò. Come già scrivevo nel mio articolo dedicato alle case del popolo di Argelato, una era presente all'angolo tra via Roma e via Centese, ma per sfuggire ai roghi venne trasformata in luogo residenziale e commerciale (abitazioni e botteghe).

Perciò, quando il fascismo cominciò a desiderare una sua dimensione ad Argelato, la strada era piuttosto libera da associazioni politiche opposte.
Come lo fece? Innanzitutto, aveva già un ufficio all'interno della casa del fascio abibito a Dopolavoro. Ma successivamente, sentì l'esigenza di dedicare uno spazio più ampio alle attività ricreative dei lavoratori e si interesserò alla "striscia" di edificio della palazzina a fianco.

Ai tempi, una parte di quell'edificio era occupata dall'Osteria del Vaporino, che si affacciava su quella che oggi è la via Centese, proprio di fronte alla stazione della Tranvia Bologna-Pieve di Cento-Malalbergo. Sul retro si trovavano dei magazzini che erano utilizzati da Venturoli per il deposito dell'uva e di molte altre forniture (calce, carbone, verderame, etc.) che venivano vendute ai contadini e ad altri artigiani.
Da ricordare che la presenza della ferrovia proprio nel centro abitato di Argelato era motivo di intensa attività commerciale per il paese. Tutte le settimane, il treno arrivava con uno o due vagoni di forniture per Venturoli.

Tutta la palazzina era (ed è ancora), in effetti, proprietà Venturoli e l'Osteria del Vaporino era inoltre gestita dalla nonna di Raflén. Allora, gli osti non compravano il vino, lo producevano direttamente. Venturoli acquistava perciò molta uva e sul retro dell'osteria produceva il vino per tutto l'anno.

Dunque, quando il fascismo chiedeva qualcosa non si poteva dire di no. E quando a Venturoli domandarono di prendere in affitto quella striscia di edificio, lui non poté certo rifiutarsi. In quell'area, venne istituita l'Opera Nazionale Dopolavoro di Argelato. All'interno, si trovava una sala molto grande con il tavolo da biliardo, altri tavolini per giocare ed un banco che vendeva liquori ed altre bevande da bar. Il Dopolavoro era un ritrovo come un altro, ma aveva alcune regole di gestione ben chiare, due tra le quali erano non poter essere in piazza e non poter avere una insegna sulla strada principale. Per queste ragioni, la porta d'ingresso con l'insegna OND venne creata sul lato dell'edificio.

Oltre a questi locali, il Dopolavoro creò uno spazio esterno per giocare a bocce vicino al teatro della casa del fascio (che allora era un po' più piccolo). Di sera, l'area era illuminata e la gente si intratteneva a giocare fino a mezzanotte.

Il Dopolavoro di Argelato, per le persone che lo frequentavano, era un luogo nel quale passare il tempo serenamente. Lo consideravano come un altro bar del paese. I prezzi, contrariamente a quanto si può pensare, erano un po' più bassi rispetto alla media ed era quindi frequentato anche dalle frange più povere della cittadinanza argelatese, pure senza tessera.

Il Dopolavoro era diventato nazionale: nel comune, nella fabbrica, in tutti i luoghi dove si trovava un gruppo di persone si instaurava un'associazione di questo tipo.

Tutto questo cessò di esistere intorno agli anni '40, quando cominciarono le lotte partigiane.
Ad Argelato, l'aria era tesa già da un po'. Cominciarono a girare voci insistenti di prelevamenti notturni, gente che non era più tornata a casa.
Anche il gestore del Dopolavoro di Argelato abbandonò il suo incarico non appena la situazione peggiorò.
L'intuizione fu quella giusta, perché queste tensioni e prime avvisaglie di guerriglia, sfociarono poi nell'assalto alla casa del fascio del 9 ottobre 1944. La sede argelatese del Fascio venne fatta saltare in aria dai partigiani, con tutte le tragiche conseguenze che ne derivarono, e non venne mai più ricostruita.

Dopo la guerra, della Argelato del fascismo non era più rimasto nulla. Sulle macerie della vecchia casa del fascio venne costruita, intorno agli anni '50, la biblioteca comunale. Il Dopolavoro sparì per sempre, sostituito da nuove associazioni. Le vecchie insegne fasciste sui muri vennero cancellate da una nuova mano di vernice, dalle pioggie o dal tempo.
Argelato si svegliava, all'alba di un nuovo giorno, come un paese libero ma tutto da "ricostruire".

 

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