Percorro la via Molino Dolo a piedi fino ad un vialetto, che mi conduce a Villa Pietramellara. Siamo in località Manzolino di Castelfranco Emilia (MO) e questa splendida dimora, conosciuta anche come Villa Mellara o Melara, anche se abbandonata ed in degrado, esercita ancora un fascino speciale, per la lunga ed antica storia che la caratterizza e che connota il luogo sul quale sorge.

 

Villa Pietramellara ManzolinoStando infatti alle fonti il territorio sul quale sorge il complesso, era in antichità un "castrum" romano denominato "Castello di Corte", una denominazione derivante dal fatto che il complesso si presentava semi fortificato, non da mura di cinta ma da un fossato d'acqua, ora scomparso, e da un canale perimentrale, ancora attivo a bordo strada.

Per via di questa preesistenza è molto complesso datare con certezza l'epoca di costruzione della villa.

Mappe storiche territorio modeneseSappiamo che i primi proprietari noti del complesso e dei terreni circostanti tra il XVI ed il XVII secolo erano i Mellara (citati nei documenti coevi anche come Pietramellara o Pietra Mellara), una famiglia patrizia di origine napoletana e che nel 1680 il senatore Antonio Giovanni Pietramellara lo fece riedificare ed ampliare. L'aspetto attuale della villa lo dobbiamo però al progetto dell'architetto bolognese Angelo Venturoli del 1794, realizzato quasi integralmente con l'apporto di un'altra nobile famiglia, i Rusconi, entrati in possesso della proprietà all'inizio dell'800. La famiglia Rusconi (in particolare Giuseppe e suo fratello gemello Luigi Antonio, figli di Carlo Francesco) si era trasferita a Bologna in seguito all’acquisto di molti beni della famiglia senatoria Vassè Pietramellara, fra cui il palazzo di via Farini a Bologna (allora Borgo Salamo 1092), che divenne la dimora di famiglia, e la villa di Manzolino. Qui i Rusconi a metà dell'800 apportarono altri ampliamenti e modifiche anche al vasto giardino.
Dal marchese Alessandro Rusconi, la villa passò all’inizio del 900 ai nobili Terzi Ruffo Scaletta, di origine calabrese. Dal 1990 al 2004, la proprietà è passata a diverse società, fino a quella attuale.

 

Villa Mellara, Castelfranco EmiliaL’edificio padronale era inserito in una grande area verde di pertinenza connotata da un maestoso viale di platani che univa lo scalone monumentale all’accesso sulla via Emilia. Questo parco-bosco è uno degli elementi più interessanti dell'intero complesso. E' stato progettato accuratamente tra XVIII e XIX secolo e realizzato in origine come “giardino alla francese”. Oltre al filare di platani, comprendeva zone ad orto e parco con aiuole appositamente disegnati, con percorsi terrestri ed acquatici e un laghetto artificiale munito di isoletta naturalistica con collinetta e ponticelli. Conteneva elementi architettonici particolari quali il casino di caccia a pianta ellittica, la casa del giardiniere in stile neogotico, una piccola torretta (osservatorio) che si presuppone crollata, un mulino con torretta. E' ancora ricco sia di piante locali che di essenze arboree pregiate.
Di tale maestoso sito, oggi restano solamente i ruderi della villa ed una macchia incolta ed impenetrabile.

 

Villa Melara, Manzolino - particolareQuanto agli edifici presenti, essi si distinguono in costruzioni di varie epoche, a servizio della grande azienda agricola (podere): l’antico mulino sul canale con rispettiva torretta colombaia del secolo XVIII; la corte di servizio con stalle, rimesse, abitazioni del fattore con elementi decorativi del XIX secolo; il piccolo casino posizionato in mezzo al parco e al laghetto artificiale; la casa del giardiniere in stile neogotico, divenuta la casa del custode di accesso alla tenuta.

 

Casa del fattore, particolareQuanto al mulino, gli archivi di Stato di Bologna ne registrano l’attività dal 1376. Lavorava per le comunità di Anzola, Piumazzo, Calcara, ma soprattutto per quella di Manzolino.

Villa Pietramellara, il mulinoNel 1535 venne ceduto a Giovanni Righetti, padre adottivo di Andrea Vassè Pietramellara, suo erede universale. Andrea pose mano a lavori di ristrutturazione del mulino, che probabilmente era stato in precedenza costruito in legno, come appare in un affresco dipinto all’interno della villa attigua. Le sue macine erano mosse dalle acque del canale di Diolo, detto anche “Sorgente della Mellara”. Questo perché era alimentato da un gruppo di fontanili (o risorgive), ultima testimonianza ancora presente nella pianura modenese, che conserva quanto meno le forme originarie, anche se da una decina d'anni la loro portata si è quasi annullata.

Villa Pietramellara, torre colombaiaSecondo i racconti degli anziani della zona, il mulino, oggi purtroppo quasi completamente diroccato, era ancora in attività nel secondo dopoguerra. Alcune porzioni dell'edificio, tra cui la ruota di macinazione, risultano demolite da molto tempo.

 

Affreschi e decorazioni di Villa PietramellaraAi tempi dei Mellara il complesso, incentrato sulla villa, era composto da vari fondi ed esercitava funzioni di presidio e controllo politico-economico del territorio. Comprendeva l’abitazione dei signori Pietramellara, un oratorio, la casa del fattore, le scuderie.
La villa padronale odierna si componeva di stanze per circa 18 letti, una grande cucina con ogni comodità compresa una conserva per cibi (dispensa). L'oratorio, o cappellina, era situato all'interno della villa e secondo un documento pontificio (Breve Apostolico) vi celebrarono l’Arcivescovo di Bologna che poi divenne Papa Gregorio XV e San Carlo Borromeo, Cardinale di Milano.

Nella villa padronale in particolare sono ancora presenti numerose decorazioni ai soffitti e diversi affreschi sui muri perimetrali interni che ritraggono paesaggi, come il già citato mulino in legno e il Vesuvio (che ricorda l'origine dei primi proprietari noti della villa).

 

Villa Mellara di Castelfranco Emilia - foto da droneCome già detto, attualmente sia la villa insieme che tutti gli altri edifici riversano in gravi condizioni: senza impianti, con rifiniture forse in parte solo aggiornate nel dopoguerra e ormai lasciati perire da tempo all’azione degli agenti atmosferici. L'unico edificio ancora agibile e accessibile, anche se ormai vandalizzato, è l'alloggio del custode, posto in prossimità dell'ingresso della villa, sulla via Emilia.

Alcune foto tratte da un video effettuato con drone fornite gentilmente da uno dei lettori della mia pagina Facebook, mostrano come oramai il tetto della villa sia irrimediabilmente crollato.

 

Villa Pietramellara, abitazione del custodeSecondo quanto dichiarato sulla perizia del Geometra Maurizio Bignardi riguardante l'esecuzione immobiliare n. 393/2019, "Dal presunto anno di costruzione della villa ad oggi, si sono succedute diverse proprietà e ciascuna di essa ha cercato di programmare alcuni interventi migliorativi e strutturali, di cui alcuni con esiti concreti ed altri, soprattutto quelli relativamente recenti, del tutto inadeguati come mostra lo stato attuale."

 

Secondo quanto indicato dalla relazione, infatti, la società esecutata ha acquistato l'intero complesso e i terreni in momenti differenti, tra il 2002 ed il 2004. Ma prima di tali acquisti, si segnalano, tra il 1991 ed il 2001, numerose concessioni edilizie per lavori di restauro e risanamento conservativo di diverse parti del complesso, probabilmente non portate a termine del tutto: la casa del custode, la copertura del solaio e del sottotetto, la casa del fattore (per la destinazione ad uso alberghiero) e anche l'ex mulino.

Nel maggio 2012, un incendio avvenuto nell'area esterna limitrofa agli edifici che ne coinvolse solo marginalmente alcuni, rivelò lo stato precario dell’intero complesso e ne produsse di conseguenza l’inagibilità completa.
Nel 2016, l'attuale proprietà ha proposto un'ipotesi di recupero dell'intero complesso immobiliare per la realizzazione di nuovi ambienti ad uso residenza sanitaria assistita per anziani, mantenendo tutte le caratteristiche interne ed esterne storiche, con la quale è stato redatto e stimato un preventivo di investimento di opere per circa 26.300.000 euro, precisando che era compreso il cambio di destinazione d’uso dell’edificio “casa del fattore” in attività alberghiera e lo sfruttamento della superficie utile esistente di 3.450 mq.

Purtroppo ancora oggi tale progetto risulta poco sostenibile.

 

Villa Pietramellara abbandonata Castelfranco EmiliaItalia Nostra ha proposto al Comune di Castelfranco Emilia di acquistare il complesso all'asta, sostenendo che sarebbe un'occasione da non perdere, visto il costo relativamente basso e visto che la soglia del non recupero non è stata ancora superata. L'acquisto doterebbe la Comunità di Castelfranco Emilia di una straordinaria area verde di pregio storico, ambientale e paesaggistico e, in prospettiva, l'attuazione dell’intervento atto a fermare il processo di degrado consentirebbe di recuperare all’uso pubblico edifici di grande valore architettonico.

Sembra che dall'Amministrazione Comunale di Castelfranco Emilia non siano ancora pervenute risposte in merito.


Osservo la villa dall'esterno con un senso di grande rassegnazione nell'anima. I rami degli alberi più vicini creano lunghe ombre sulle pareti esterne, come spettri desiderosi di impossessarsi di quel poco di dignità ed eleganza che le sono rimaste.

Senza provvedimenti tutto andrà rovinosamente perduto, ma temo non esista provvedimento che possa salvare completamente il complesso o riportarlo all'originario splendore.


Oggi Villa Pietramellara è come un gioiello prezioso perso in un luogo dimenticato. Per ritrovarlo, bisognerebbe riavvolgere il tempo e tornare in un'epoca in cui gli uomini avevano ancora la possibilità di comprendere ed apprezzare il grande valore storico della dimora e di preservarla, per restituirla intatta ai posteri. Peccato che la macchina del tempo debba ancora essere inventata.
E chissà se anche nell'epoca delle possibilità, qualcuno avrebbe voluto fare qualcosa.

 

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