I cancelli della grande villa si aprono. Siamo in molti a ritrovarci all'ingresso del grande parco che circonda la Casa Museo Nena, una delle residenze più belle di Casalecchio di Reno, attirati dal suo fascino e dalla curiosità di conoscere la sua storia.

Villa Boschi, Rivani, GaragnaniLe prime notizie riguardanti il palazzo, denominato “di Ceretolo” ed appartenuto alla famiglia Boschi, si hanno già tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII secolo. La tenuta, che comprendeva la villa ed i terreni circostanti, venne acquisita dal Marchese Boschi nel 1745 dall'eredità dei Segni, importante famiglia senatoria bolognese. All'epoca in cui i Boschi ne erano proprietari, adiacente al palazzo era presente una bella torre colombaia che successivamente andò distrutta.

Ai primi dell'Ottocento, la proprietà passò alla nobile famiglia Rivani. Nel 1937, alla morte della nobildonna Angiolina Garagnani, vedova di Angelo Rivani, andò in eredità al nipote Conte Vincenzo Garagnani che sposò la Contessa Giuseppina, sua cugina di quarto grado, che a sua volta la lasciò alla figlia Contessa Cesarina Garagnani. Quest’ultima sposò Tommaso Garavini, ingegnere, la cui famiglia era di origine napoletana: la loro vita si divise tra Ceretolo e Roma, dove lui aveva il suo studio professionale e dove ricoprì il ruolo di Gentiluomo di Sua Santità, precisamente di Cameriere Segreto di Cappa e Spada. A loro si deve un ulteriore restauro dopo i danni causati dalla Seconda Guerra Mondiale. La casa divenne la loro residenza negli anni del riposo e dal loro matrimonio nacquero due figlie, Maria Maddalena e Maria Letizia.

Casa Museo Nena, Casalecchio di RenoNell'ottobre del 2019 venne a mancare Maria Maddalena Garavini e questo lutto lasciò un grande vuoto nella famiglia. Tuttavia, fu volontà dei famigliari non chiudere la villa nel silenzio, ma avviare un progetto per riportare nella casa la stessa luce ed atmosfera degli anni in cui era stata vissuta e frequentata quotidianamente. La primogenita di Maria Maddalena, Francesca Romana Cetrullo, a cui la casa era andata in eredità, decise di donare l'immobile all'Associazione Culturale NINA Onlus, creata dai suoi figli in onore della nonna paterna Gaetanina. L'associazione ha dato il via al Progetto Casa Museo Nena con un duplice intento: condividere con la comunità la bellezza di mobili, quadri, ceramiche, arredi e memorie, collezionati da diverse generazioni e conservati con grande cura e onorare la figura di Maria Maddalena Garavini, in famiglia soprannominata “Nena”, che insieme a sua sorella Maria Letizia rappresenta l’ultimo ramo di famiglia ad avervi dimorato.
E' il curatore e direttore della Casa Museo Nena, Guido Scesi, nipote di Maria Maddalena Garavini, a darci il benvenuto alla villa prima della nostra visita.

 

Ed è dopo questa doverosa premessa che il nostro bellissimo viaggio nella villa può avere inizio.


Casa Museo Nena, Sala ricevimentiAll'esterno, la dimora si presenta costituita da un corpo di fabbrica centrale al quale si affiancano due corpi laterali simmetrici, un hortus conclusus nel lato occidentale e un giardino all'italiana nel lato orientale. Il complesso però ha un particolare atipico, poiché la facciata principale non è rivolta, come solitamente è consuetudine, verso la strada prospiciente ma sul lato opposto, probabilmente per avere lo sguardo rivolto verso il Colle della Guardia e il Santuario della Madonna di San Luca. Pertanto dall'odierna Via del Lavoro (già via Boschi) quello che vediamo è il retro della villa, non il fronte.

Casa Museo Nena, Casalecchio di RenoAll'interno, la dimora è costituita da loggia passante e sale laterali sia al pian terreno che al primo piano. Visitiamo le diverse sale della casa affascinati. Tutto ciò che custodisce ci trasmette una storia, una tradizione, un ricordo e soprattutto un significato. Alcuni oggetti mi colpiscono particolarmente: la vasta collezione di pentole in rame nella cucina; in sala da pranzo, la tovaglia decorata con punto pittura che Giuseppina iniziò a realizzare ai primi del '900 che furono le nipoti ad ultimare e le tazzine dipinte a mano; le incisioni ad acquaforte raffiguranti i mesi dell'anno nella sala ricevimenti, il misterioso dipinto di una villa del bolognese non ancora identificata e i frammenti di specchio (che un tempo, al contrario di oggi, si regalavano per portare fortuna) nella sala dei passatempi, dove le donne cucivano e si rilassavano; i bellissimi dipinti e miniature realizzati da Cesarina, collocati in tutta la casa.

 

Loggia passanteNei primi anni dell’Ottocento, la famiglia Rivani si occupò di ristrutturare il complesso, ma senza stravolgerlo. A quel periodo appartengono infatti le splendide decorazioni con motivi neoclassici “pompeiani” presenti nella loggia, nelle sale del pian terreno e nella cappella. Si noti in particolare nella loggia l'utilizzo del “Rosso Pompeiano”, ispirato appunto alle recenti indagini archeologiche a Pompei che erano cominciate nella metà del secolo precedente.

Casa Nena, cappella gentiliziaDegna di nota è la cappella gentilizia dedicata al Sacro Cuore di Gesù. La presenza di una cappella privata era comune in molte dimore nobiliari. Spesso veniva realizzata all'esterno della villa, come una vera e propria chiesetta. Ma in questo caso, la cappella si trova all'interno del palazzo e si apre verso il salone di rappresentanza. Presenta un altare con paliotto di scagliola policroma, arte carpigiana del XVIII secolo, ed è adorna nel soffitto di decorazioni ottocentesche. Vi è anche un’antica Via Crucis eretta nell’oratorio del Marchese Paris Boschi il 25 giugno 1889 da un certo Padre Biagio da Bargi.

 

Casa Nena, loggia al primo pianoDopo avere visitato tutto il pian terreno, saliamo al primo piano della villa, un tempo riservato solo ai membri della famiglia. Qui gli ambienti sono più semplici, meno decorati, più intimi e sobri, ma sempre caratterizzati da una certa attenzione al gusto estetico, alle tradizioni ed allo stile. Nella nostra passeggiata tra le stanze, scopriamo arazzi dipinti, antiche parure destinate alla prima notte di nozze, fotografie di famiglia e piccoli salottini privati per i momenti di ristoro e quiete degli abitanti della villa.

Casa Museo Nena, passeggiata tra le stanzeAll'altro lato della loggia, si trova un piccolo studiolo, che un tempo era la sala degli armadi. Il curatore di Casa Nena ha voluto ricreare qui un ambiente molto simile a quello in cui viveva la nonna Maria Maddalena. Nell'armadio, si trovano le divise di Tommaso Garavini, che è ricordato anche in una bella foto in bianco e nero poggiata su un tavolino. Accanto a lui, all'interno di un'altra cornice, si trova la fotografia del Prof. Carlo Cetrullo, ricordato per la sua intensa attività scientifica in molteplici aspetti della Medicina (Farmacologia, Fisiologia, Anestesia, Rianimazione, diagnostica e terapia endoscopica) e per la creazione dell'attuale Istituto di Anestesiologia e Rianimazione che, entrato in funzione nel 1975, trova tuttora sede come reparto in un'ala del gruppo di Istituti chirurgici del Policlinico S. Orsola.

 

Casa Museo Nena, Tommaso Garavini e Prof. Carlo CetrulloDurante la Seconda Guerra Mondiale, la villa fu pesantemente colpita dai bombardamenti su Casalecchio di Reno. L'incendio che divampò e che venne fortunatamente spento con l'aiuto del comando tedesco che occupava la casa in assenza della famiglia fuggita a Roma, ha lasciato tracce ancora visibili nella differente pavimentazione e nell'assenza di affreschi in alcune parti della casa. La camera che occupava Maria Letizia, che si trova nell'area particolarmente colpita dall'incendio, ne è un esempio più che concreto.

 

Casa Nena, studiolo al primo pianoLasciamo il primo piano e ci dirigiamo nelle profondità della villa. Qui si cela un mondo antico di grande rilevanza dal punto di vista storico e architettonico, nascosto allo sguardo di chi osserva solo dall'esterno. Le grandi cantine a volta, dove i mosti potevano essere conservati in un ambiente ottimale sia per temperatura che per ventilazione, risale al '700, così come la cucina, che fu poi sostituita nel '900 da quella al pian terreno.

Casa NenaLa grande superficie che occupa tutto il piano interrato aveva in parte anche funzione di "conserva" dove venivano accatastati cibi e bevande per mantenerli al fresco nei periodi più caldi dell'anno, con accumulo di neve e ghiaccio dell'inverno precedente.

Casa Nena, cucina del seminterratoPoi, con l'apertura delle fabbriche del ghiaccio a Bologna, la neviera venne trasformata in zona per pestare il mosto.

Nei sotterranei possiamo notare anche un antico acquaio, dove un tempo si lavavano le stoviglie.

Risaliamo dalle cantine ed attraverso un “passaggio segreto” molto funzionale ci ritroviamo nella cucina moderna. Dopo i consueti ringraziamenti e saluti, veniamo condotti all'esterno.

La nostra visita è finita, ma per quanto mi riguarda c'è ancora lo spazio per qualche altra notizia storica e constatazione.

Casa Museo Nena, ex nevieraCome dimostrano diversi documenti, i terreni sui quali sorge la “Palazzina” sono molto antichi e denotati come centro della più interessante area archeologica della regione, che documenta la continua presenza umana dal neolitico all’alto Medioevo. Fu proprio su questi terreni che nel 1878 venne alla luce una delle più interessanti opere d'arte da imputare alla civiltà gallo-etrusca: la cosiddetta "Oinochoe di Ceretolo", una pregevole brocca da vino. Essa venne scoperta nell'aprile di quell'anno da un contadino che facendo opere di scasso urtò con la zappa un oggetto di bronzo che rimase leggermente lesionato. Era la famosa brocca.

Casa Museo Nena, cantine con soffitto a voltaIl contadino corse subito ad avvisare il marchese Tommaso Boschi, uomo di grande cultura, il quale fece fare sul posto uno scavo accurato, informandone contemporaneamente il Senatore Giovanni Gozzadini, lo scopritore dei Villanoviani, che era il maggior archeologo dell'epoca. Questi completò lo scavo, del quale lasciò una accurata relazione. Oggi i reperti di eccezionale qualità ritrovati alla "Palazzina" sono conservati al Museo Civico Archeologico di Bologna.


Villa di Ceretolo, grande parco esternoFuori dalla villa osservo il grande parco che ci circonda. Si tratta di due ettari di terreno, dove crescono piante secolari e dove regna una grande pace.
Una piccola farfalla bianca mi accarezza il viso svolazzando. Per alcune tradizioni, significa che un caro estinto è al tuo fianco.
All'improvviso, non mi sento più sola e mi appare chiaro il senso di questa nostra visita e del percorso creato all'interno della casa museo.
Casa Nena ha qualcosa di speciale e magico nello stesso tempo. Da una parte il mondo, coi suoi ritmi, è andato avanti. Ma dall'altra, l'essenza di chi ci ha vissuto, nonostante non sia più in vita, è ancora palpabile poiché rivive attraverso gli oggetti che gli sono appartenuti e dei quali si è preso cura per una vita intera.
Casa Nena è un modo per la famiglia di tenere stretto e vivo il ricordo di nonna Nena, quale simbolo del ruolo importantissimo di custode del focolare domestico e delle scelte di stile che soprattutto le donne della famiglia hanno svolto nella casa.
Casa Nena è un modo per rammentarci che le persone non muoiono mai davvero se continuiamo ad amarle, a riservare loro un posto speciale nel nostro cuore.

 

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