Potrei cominciare questo articolo con "C'era una volta...", visto che mi trovo a parlare del borgo e del castello di Grazzano Visconti di Piacenza, che sembrano usciti da un libro di fiabe o da una scenografia teatrale. Invece, non c'è alcuna finzione, alcun regista o sceneggiatore: quello che vediamo oggi è il frutto della mente colta, all'avanguardia, ma anche eccentrica, di un ricco nobile la cui famiglia è legata da secoli a questa località.

 

Una casa di Grazzano ViscontiGrazzano non è nata come la vediamo oggi, ma in epoca medievale. Viene infatti citata in documenti ed atti già dall'anno Mille e certamente doveva apparire come un piccolo agglomerato di case contadine, con qualche bottega ed alcune attività artigiane. Nel 1395, Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, concesse alla sorella Beatrice Visconti ed a suo marito Giovanni Anguissola di costruire un castello in questa zona, che a causa però della sua lunga storia di conflitti, rivolte, contese e passaggi di proprietà, finì per subìre una graduale decadenza.

 

Giuseppe Visconti di ModroneFu solo ai primi del '900 che Grazzano potè finalmente risorgere. Il nuovo erede era Giuseppe Visconti di Modrone, uomo di bell'aspetto, grande cultura e raffinatezza. Immaginate cosa pensò nel vedere un castello quasi smantellato e sparuti contadini che popolavano catapecchie e vecchie stalle.

La sua idea fu rivoluzionaria ed innovativa: ricostruire completamente il borgo ed il castello in stile neomedievale, organizzare un nuovo assetto urbano idoneo a riunire artigiani provenienti anche da altre località ed a favorire l'apertura di nuove botteghe, assicurare il lavoro ai giovani che terminavano i corsi di artigianato creativo del legno e del ferro battuto della nascente scuola di Grazzano (chiamata "l'Istituzione") e creare i presupposti per un'attività turistica.


Ad assisterlo nel suo progetto l'architetto Alfredo Campanini, il capo-mastro Giuseppe Girometta e l'esperto muratore Ernesto Ferrari, la cui famiglia risiedeva a Grazzano da oltre tre secoli.

Grazzano Visconti borgo piacentinoIl conte non se ne stette comunque con le mani in mano a guardare: si occupò di progettare, dirigere i lavori, dipingere ed affrescare.

L'intesa coi suoi collaboratori risultò così perfetta che nel giro di soli due anni (1905-1906) il nuovo impianto urbanistico di Grazzano Visconti fu portato a realizzazione.

Anche l'antico castello, tra il 1906 ed il 1908 e sempre su progetto dello stesso Campanini, fu soggetto a notevoli opere di ripristino, ampliamento e trasformazione: vennero aperte nuove finestre, rese rettangolari e merlate almeno due delle torri circolari, aggiunti un piano, richiami gotici, motti e stemmi nobiliari rievocativi dell'iconografia castellana.

 

Asilo di Grazzano Visconti ai primi del '900Alcuni tra i motti presenti nel castello si ripetono anche nel borgo e rappresentano la risposta del conte ai numerosi ed immancabili detrattori della sua opera a Grazzano: per esempio, il garofano rosso con il motto "Impipatene e guarda in alto" o il motto "Frangar non flectar" (Mi spezzerò, ma non mi piegherò), che indicava espressamente la volontà di Giuseppe Visconti Modrone di non piegarsi al volere ed alle convenzioni dell'epoca.

 

Castello di Grazzano ViscontiLa visita all'interno del castello è un'esperienza davvero interessante, poiché consente di soffermarsi sia sugli aspetti funzionali della costruzione sia su quelli che definiscono la personalità eccentrica del conte. La residenza, coi numerosi messaggi visivi, gli oggetti da collezione (alcuni dei quali molto esotici), le stanze riccamente arredate con bagni privati (una grande novità per l'epoca), richiamano ancora oggi la presenza e la personalità di quell'uomo che, indipendentemente dalle sue possibilità economiche, volle e seppe portare nel nuovo secolo un paesino altrimenti destinato alla decadenza o alla sorte di un'ordinaria località di provincia.


Ma questo racconto storico non sarebbe lo stesso senza un bel mistero: il fantasma di Aloisa.

Secondo la leggenda, Aloisa era la figlia poco avvenente di un discendente della famiglia Visconti, data in sposa ad un capitano della milizia talmente infedele da causare la sua morte di crepacuore. Da allora, il suo spirito vaga in questi luoghi ed è diventato il protettore degli innamorati. O almeno questo fu quello che, sempre secondo alcuni racconti, Aloisa avrebbe raccontato a Giuseppe Visconti durante un seduta spiritica, occasione nella quale il conte era riuscito a tracciare un suo ritratto, sulle fattezze del quale furono generate le numerose statue del fantasma che possiamo vedere nel borgo e nel castello.
Si racconta che il fantasma di Aloisa si sarebbe manifestato frequentemente in una delle camere da letto del castello ogni qualvolta che a soggiornarvi è un uomo, disturbando il suo sonno con scherzi e dispetti, che possono essere placati solo regalandole un monile o dedicandole un pensiero rispettoso, tutte cose che in vita le sono mancate. Ancora oggi, chi vuole propiziarsi la sua protezione in amore, lascia un piccolo gioiello o un pensiero gentile sotto una delle sue sculture.

 

La Cortevecchia di Grazzano ViscontiOggi Grazzano Visconti è un grazioso borgo molto ben conservato, dove convivono antiche e moderne attività, ma anche sacralità e magia. Di sicuro interesse sono l'Albergo il Biscione, con l'insegna forgiata in ferro battuto, i Musei delle Torture e delle Cere, la Cortevecchia, nella quale è possibile ammirare una vasta raccolta di strumenti e macchinari della civiltà contadina.

Grazzano Visconti borgo neomedievaleVi imbatterete spesso in bellissimi affreschi mariani o nelle diverse sculture che raffigurano Sant'Elena, da molti ritenuta la prima archeologa della storia.
La sera, contrariamente a quanto si può credere, il borgo va a dormire presto e tutto è avvolto in un particolare silenzio, interrotto solo, in lontananza, dall'incessante scorrere dell'acqua che un tempo alimentava l'ex mulino settecentesco.

 

Al mio ritorno a casa, ho ripensato con un sorriso ai momenti passati in questo borgo ricco di storia e di mistero, constatando con un pizzico di malizia che i lieto fine esistono anche nella realtà, non solo nelle fiabe.

 

 

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