Argelata e Medicina nella storia dei possessi matildici

Ora torniamo indietro di un bel po' di secoli. Parliamo di Medioevo nella nostra storia locale. Si tratta di un tempo del quale non abbiamo molta documentazione disponibile. E quella che c'è, duole dirlo, è accessibile a quei pochi che conoscono il latino o la paleografia.


Ma fortunatamente abbiamo a disposizione le opere di diversi storici successivi - come il Calindri o il Ghirardacci, per esempio – comprensibili a quanti vogliano saperne di più sulla nostra storia.
Tema centrale di questo articolo è l'eredità contesa di una donna molto famosa, Matilde di Canossa, con particolare riferimento alle terre di Argelata e Medicina.

Matilde di Canossa in trono - Vita Mathildis, Donizone - Sec. XIIEsattamente un anno fa, mi capitò di leggere un contributo del Prof. Amedeo Benati sulla Strenna Storica Bolognese del 1978. L'articolo che scrisse suscitò in me diversi dubbi riguardo alla storia "reale" di Argelato, poiché Benati sosteneva che la Argelato odierna poteva non avere a che vedere con la Argelata ricordata insieme a Medicina nelle vicende complesse cui dette luogo l'eredità matildica, ma piuttosto poteva essere identificata nell'attuale Villa Fontana.

Vediamo di ricostruire la storia che viene raccontata su diverse pubblicazioni e che Benati stesso riepiloga. Matilde di Canossa ereditò tutti i suoi feudi nel 1052, alla morte del padre Bonifacio. E' dubbio che stendesse la sua autorità su Bologna, ma non si può negare che esercitasse giurisdizione sul territorio circostante.

Ci concentreremo su Medicina e Argelata, che sono certamente i possessi più noti che la contessa abbia avuto nel contado bolognese. Quando Matilde morì, nel 1115, si potrebbe supporre che le due località passassero alla Santa Sede, in virtù di una donazione del 1102. Invece andarono all'Impero e da quel momento Argelata e Medicina si trovarono al centro di aspre contese tra Chiesa, Impero e Comune, dalle quali deriva la loro popolarità.

Nel 1155, Federico Barbarossa dichiarò che il castello di Medicina era unito all'Impero "iure strictiori", cioè con uno stretto vincolo giuridico e la trasformò in una località fortificata imperiale. Tale era quando Cristiano di Magonza ne fece la sua base operativa per alcune spedizioni militari contro Bologna ed anche quando l'imperatore Enrico VI vi soggiornò nel 1186.

Quest'ultimo, nel suo testamento, lasciò al Papa il patrimonio matildico, escludendo però Argelata e Medicina, che venivano invece donate a Marcovaldo di Anweiler.

Ma il Comune di Bologna, che continuava a covare il desiderio di mettere le mani sulle due località, le occupò senza riguardo né verso il papato né verso l'impero. Si ritirò solo quando venne messo alle strette dal legato imperiale, il patriarca di Aquileia, nel 1209, dichiarando che Argelata e Medicina facevano parte del patrimonio dell'Imperatore ed erano state illegalmente occupate. Per la verità, la dichiarazione fa riferimento solo a quella parte di Argelata posseduta dall'Imperatore. Marcovaldo di Anweiler, a cui appartenevano quelle terre, non era però riuscito ad usufruire del lascito e, per una ragione che non si conosce, queste erano tornate nella disponibilità imperiale.


Quindi, abbiamo da una parte Medicina e Argelata (o una parte di essa) dell'impero e tutto il resto del patrimonio matildico al Papato. Nel 1215 (badate bene, dopo 100 anni esatti dalla morte della Canossa!), Papa Innocenzo III, non essendo in grado di amministrare direttamente l'ingente mole di possedimenti, decise di infeudarli a quanti già li detenevano, oppure a persone di provata lealtà. Gran parte del patrimonio matildico del bolognese fu dato in beneficio a Salinguerra, signore di Ferrara. L'elenco dei beni infeudati, e qui viene il bello, comprende anche "Medicinam et duas partes Argellate".

Dunque, il documento conferma che Argelata era matildica solo per due terzi. A quanto pare, però, nemmeno Salinguerra fu in grado di difendere il beneficio ricevuto, tanto che i Bolognesi ne approfittarono occupando nuovamente Argelata e Medicina, suscitando le ire della Santa Sede. Ripiegarono ancora nel 1219 e le località tornarono nelle mani della Sede Apostolica attraverso Enrico di Passagnano.

Poco dopo il 1226, Papa Gregorio IX investiva il proprio cappellano di Medicina ed Argelata dietro corresponsione di un censo annuo di 70 marche d'argento.Ma Bologna non sarebbe stata zitta e buona a guardare ancora per molto. Nel 1242 rioccupò le due località, annettendole alla sua giurisdizione con scuse che tutto sommato non erano abbastanza convincenti. Per questo, Bologna temeva reazioni da parte della Chiesa ed infatti nel 1262 Urbano VI le ingiunse di restituire Argelata e Medicina.
Bologna fu ripetutamente sottoposta a scomunica e si liberò del problema solo restituendo alla Santa Sede le due località.

Attorno al 1300, Papa Benedetto IX concesse in feudo a Tano degli Ubaldini tutte le terre di Medicina ed Argelata, dietro corresponsione di un canone annuo di 5 bolognini piccoli. Matilde di Canossa e le sue terreMa poi accadde un colpo di scena che svoltò l'intera vicenda.

Nel 1303 gli uomini di Medicina si assoggettarono a Bologna giurandole fedeltà. Da quel momento, il binomio Medicina e Argelata scomparve dalle carte bolognesi per essere sostituito dal binomio Medicina e Villa Fontana.
Ma il Papato non rinunciò alla sua sovranità sul territorio medicinese, tantopiù che nel secolo XIV il cardinale Anglico considerava Villa Fontana e Ganzanigo dipendenti dalla Santa Sede per quanto riguardava l'amministrazione civile. Taceva, anche in documenti successivi, riguardo a Medicina, ma non è escluso che fosse considerata parte del patrimonio ecclesiastico e che dipendesse da Roma.

Infatti nel 1392, Bonifacio IX aggregò al contado di Bologna Medicina, Villa Fontana e Ganzanigo e l'aggregazione fu poi confermata dal Papa Martino V dopo che Baldassarre Cossa, antipapa col nome di Giovanni XXIII, le aveva ritolte a Bologna e rese autonome.

Tutto chiaro fin qui? :D

Ora, qual è il problema? Che sostanzialmente si sostiene che la Argelata della quale si parla nella storia appena raccontata, sia la nostra Argelato.

E Benati in questo contributo sostiene invece che a suo avviso non è così, per diverse ragioni: intanto perché già il fatto che le due località vengano citate sempre insieme e siano soggette alle stesse vicende, lascia intendere che non si tratti di due città tanto lontane l'una dall'altra, quali Medicina e l'attuale Argelato; poi perché l'espertissimo storico locale Pasquale Orlandi, nelle sue "Memorie storiche della terra di Medicina e suo circondario", pubblicate nel 1862, pur ignorando tutte le vicende su Argelata e Medicina, scriveva che "le patrie memorie affermano che nel territorio di Villa Fontana eravi un castello detto di Argellata" ed informava anche che Villa Fontana si chiamava anticamente Argellata e che ancora tale quartiere esiste; ed infine Benati afferma che presso l'Archivio di Stato di Bologna è conservato un documento del 1330 che illustra che certi appezzamenti di terra posti nella curia di Medicina sono detti "in loco dicto Tomba Alene, sive Fossadellum, seu Argellate", dove la Tomba Alene si trovava nella parte nord-est di Portonovo (frazione di Medicina) e Fossadello è forse da identificarsi con Fossaltula, al confine occidentale con Medicina insieme alla località Fontana. Con questa teoria, il Benati non intende certo dire che la Argelato attuale non fosse terreno matildico o che non sia mai esistita.

Nel 1105, infatti, Matilde concesse la chiesa di S. Michele "presso il castello di Argelata" con una quarta parte della Massa Tauriana (l'attuale S. Giorgio di Piano) all'episcopato bolognese, con diritto di riscossione delle decime. Nel 1108 investì certa Natalia Marzola e Giovanni suo figlio di un appezzamento di terreno arativo posto nel borgo di Argelata e confinante con la chiesa di S. Maria, che oggi è scomparsa ma il suo benefizio fu trasportato nella chiesa di S. Michele, tuttora la parrocchia di Argelato.

Poi sappiamo per certo che anche la nostra Argelato fu sottoposta a diverse devastazioni, come afferma anche Serafino Calindri nel 1785 (le alluvioni, l'invasione seguita alla rotta di Zappolino nel 1325 e quella delle truppe di Matteo Visconti con il Marchese Francesco d'Este nel 1355) che ne determinarono non solo il decadimento e l'abbandono fra il XV ed il XVI secolo, ma anche la "pochezza" urbanistica.

Come afferma inoltre Gian Paolo Borghi (interrogato da me sulla questione), che ha curato in passato una mostra su Matilde di Canossa tenutasi prima a Medicina, poi a Villa Beatrice e successivamente nella sede Emil Banca, utilizzando appunto anche il testo di Benati, "L'ipotesi di Benati su 'Argelato-Medicina' matildico non è peregrina, in quanto molti possedimenti matildici comprendono nei nostri territori le partecipanze agrarie (e Medicina-Villa Fontana ce l'ha tuttora). Argelato-nostro non le ha mai avute, a differenza di S. Giovanni in Persiceto, Crevalcore, Sant'Agata, Pieve di Cento, Cento, Budrio e, appunto, Villa Fontana".

Insomma, quando parliamo di Argelata (o Argellata), sia che si tratti della nostra Argelato che dell'attuale Villa Fontana, parliamo comunque di terre estremamente contese, devastate da scontri militari o da eventi naturali e per questo al centro di una storia che è stata ricordata dagli studiosi sui libri proprio perché complessa e tormentata.
Del resto, mi dico, non poteva essere diversamente con l'eredità di una delle donne che, ai tempi, era tra le più potenti d'Italia, se non d'Europa.


Ringraziamenti:

Al Dr. Gian Paolo Borghi per la consueta disponibilità nel chiarire i miei dubbi sul contributo del Prof. Amedeo Benati.

Bibliografia e link utili alla scrittura dell'articolo:

- Strenna Storica Bolognese – Anno XXVIII – 1978 – contributo del Prof. Amedeo Benati "Per la storia dei possessi matildici: Medicina e Argelata"

- Chiese Parrocchiali della Diocesi di Bologna – Tomo III – S. Michele Arcangelo di Argelata (Pg. 74)

- Cenni storici a cura di Valerio Montanari sul sito del Comune di Argelato

- "Il contado bolognese durante il periodo comunale (sec. XII-XV) – Luigi Casini, 1909 (ristampa Forni Editore 1991)

- Dizionario Corografico, georgico, orittologico, storico, ecc. - Pianura Bolognese Vol. VI – Serafino Calindri, 1785

 

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