Era il 1805 quando Napoleone Bonaparte decise che il Reno sarebbe stato immesso nel Po. Ma nessuno immaginava che il progetto di questo canale artificiale, noto oggi come Cavo Napoleonico o Scolmatore del Reno, inizialmente pensato per limitare i danni causati dalle frequenti inondazioni del Reno nel bolognese e nel ferrarese, si sarebbe trasformato nel giro di 150 anni in un'opera idraulica dalle molteplici funzioni.

 

Cavo Napoleonico a Sant'Agostino di FerraraCerchiamo di fare prima qualche passo indietro: anticamente, il Po passava per Ferrara, dividendosi nei pressi di San Giorgio nei due rami di Volano e Primaro. Con le rotte di Ficarolo del 1152 e 1192, però, il Po aprì a settentrione un nuovo corso, lasciando secco il Po di Ferrara. Il Reno, che sboccava all'interno di quest'ultimo, rimase senza sfogo ed in caso di piena allagava le terre circostanti danneggiando gravemente le terre della pianura bolognese.

Primo progetto dle Cavo Napoleonico (1805)Ne nacque una disputa secolare tra bolognesi e ferraresi che nemmeno il rimedio ordinato dal Cardinale Lambertini (futuro Papa Benedetto XIV), nella seconda metà del '700, riuscì a risolvere. I lavori ordinati collegarono il percorso finale del Reno con la parte finale del Po di Primaro nel noto Cavo Benedettino, alleggerendo così le piene che si verificavano a monte. Non a caso, l'attuale tratto finale del Reno fino alla foce è proprio l'antico letto del Po di Primaro.

Tuttavia, l'opera non fu sufficiente perché le rotte, anche se più rare, si ripetevano comunque.

Decreto per la realizzazione del Cavo Napoleonico (1805)Qualcuno ipotizzò di collegare il Reno al Panaro, il tratto più breve fra la curva a est del fiume e l'affluente del Po, ma il progetto fu accantonato a causa della frequente concomitanza di piene dei due fiumi.

 

Poi nell'800 entrò in scena Napoleone Bonaparte. "Quel geniale despota che la scena del mondo tutta occupava", secondo la definizione di Benedetto Croce, aveva particolarmente a cuore la città di Bologna, che visitò fra il 21 ed il 25 giugno 1805. Fu in questa occasione e grazie all'intervento del suo ministro Antonio Aldini, che si interessò a risolvere speditamente le questioni del Reno e dei relativi debiti di acque.


La Commissione di esperti istituita da Aldini, che si tenne in una delle sale del Comune di Bologna, portò all'attenzione di Napoleone tutte le vicissitudini della pianura bolognese e le soluzioni per una definitiva sistemazione idrica del Dipartimento del Reno, della quale l'Aldini redasse un'ampia relazione.

Cavo Napoleonico nel 1954Nonostante alcune proposte non risolutive formulate dai ferraresi, che erano piuttosto contrari alle ragioni dei bolognesi, Napoleone fu dalla parte di questi ultimi, decretando nel 1805 sia la liquidazione del debito contratto dal Dipartimento del Reno sia l'immissione delle acque del Reno nel Po Grande, attraverso la costruzione di una nuova linea lunga circa dieci miglia che dalla Panfilia nei pressi di S. Agostino terminava a Palantone.

Alle spese per la costruzione e la manutenzione della nuova linea (3.120.000 lire complessive) dovevano contribuire entro cinque anni i terreni compresi nel circondario definiti dai Chirografi Pontifici fra il 1770 ed il 1776.

 

I lavori per il nuovo inalveamento del Reno iniziarono all'indomani del decreto imperiale e proseguirono con grande celerità. Poi nel 1807, il percorso venne in parte modificato, prevedendo la conduzione delle acque del Reno non più a Palantone ma a Bondeno, attraverso l'immissione nell'ultimo tratto del Panaro e successivamente nelle acque del Po.

Vi fu poi un altro decreto nel 1810 che concerneva l'aggiunta della Botte sotto il Panaro ed altri lavori relativi allo scolo di Burana.

Tutto sembrava procedere con grande alacrità, finché il governo napoleonico si trovò inguaiato nelle guerre di Russia e di Spagna che ne prosciugarono tutte le risorse finanziarie fino a provocare il completo abbandono dei lavori nel 1814, con la caduta di Bonaparte.

 

Scariolanti al lavoro sulla linea del Cavo Napoleonico (1953 circa)Fu dopo una serie di catastrofiche rotte, avvenute tra il 1949 ed il 1951, che si avviò una lunga fase di riprogettazione del Cavo, anche in funzione di collegarlo al Canale Emiliano-Romagnolo (CER), realizzato negli anni '60 a scopi irrigui tra Bologna e Rimini.
Nei lavori, che ripresero nel 1953 e furono completati nel 1964 sulla base del progetto di Mario Giandotti, il nuovo tracciato del Cavo fu spostato più a Est collegandosi direttamente al Po. Nel 1966 venne aperta a Salvatonica la comunicazione con il Po ed avvenne il primo collaudo. Ma le preoccupanti perdite di acqua dal fondo, spinsero i tecnici a mettere in opera, tra il 1966 ed il 1973, una parziale impermeabilizzazione del fondo con lastre in cemento armato.

Immissione del Cavo Napoleonico nel Po GrandeAlla conclusione dei lavori, il Cavo Napoleonico era diventato un canale scolmatore con la doppia funzione di accogliere parte delle acque del Reno durante il periodo di piena e condurle al Po dopo un percorso di 18 chilometri e quella di alimentare, con flusso invertito, il Canale Emiliano-Romagnolo per l'irrigazione agricola, quando i corsi d'acqua romagnoli hanno portate insufficienti ai fabbisogni estivi.


Il Cavo Napoleonico è una delle opere di ingegneria idraulica più importanti della nostra pianura e ricopre un ruolo essenziale nella salvaguardia del nostro territorio>.

Necessita quindi di costanti ed attente manutenzioni affinché non si trasformi da risorsa a pericolo per le persone e l'economia e perché possa continuare a ricoprire il ruolo fondamentale per il quale è stato concepito e poi ampliato, con l'impiego, è giusto ricordarlo, di enormi risorse economiche.

 

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