Quando varchi l'ingresso della Pinacoteca Nazionale di Ferrara, al piano nobile di Palazzo dei Diamanti, avverti immediatamente che stai per entrare in contatto con qualcosa di speciale. Non si tratta solo di un museo, ma di un vero custode della memoria artistica ferrarese, un luogo che racconta la storia di una città attraverso i suoi capolavori pittorici. Il salone d'onore con il suo soffitto ligneo a lacunari e l'appartamento cinquecentesco di Virginia de' Medici, moglie di Alfonso II d'Este, creano una cornice d'eccezione per le opere esposte.
Nel 1836 il Comune di Ferrara istituì la prima raccolta pubblica di dipinti ferraresi, una scelta coraggiosa e lungimirante nata dall'urgente necessità di porre un freno alla dispersione del patrimonio artistico locale. Ferrara, che era stata un grande centro di produzione artistica durante tutta l'epoca moderna, stava vedendo le proprie opere d'arte disperdersi tra collezioni private e mercanti. Fu il primo museo moderno della città, concepito non solo per conservare ma anche per promuovere la cultura ferrarese, incarnando perfettamente l'idea illuminista di rendere l'arte accessibile a tutti i cittadini.
Nel 1846 le opere furono trasferite da Palazzo Municipale a Palazzo dei Diamanti, acquistato dal Comune dagli ultimi eredi della famiglia Villa. Questo edificio straordinario deve la sua caratteristica forma agli oltre 8.500 blocchi di marmo bianco a forma di punta di diamante che ne compongono il bugnato esterno. Fu progettato da Biagio Rossetti a partire dal 1493 per conto di Sigismondo d'Este, fratello del duca Ercole I d'Este.
La storia della Pinacoteca non fu però priva di momenti tragici. Durante i bombardamenti del 1944 l'edificio subì gravi danni e gran parte delle opere conservate nei depositi andarono perdute, una ferita profonda che rende ancora più prezioso ciò che è sopravvissuto. Nel 1958 arrivò una svolta: la Pinacoteca Comunale diventò Pinacoteca Nazionale passando allo Stato italiano, e acquisì in questo modo rilevanza nazionale.
Camminando tra le sale, si ha la sensazione di attraversare i secoli. La collezione copre un arco di tempo dal Duecento al Settecento, con opere che documentano l'evoluzione della scuola pittorica ferrarese. Dai grandi cicli di affreschi medievali provenienti dalle chiese di San Bartolomeo e Sant'Andrea, fino alle tele seicentesche dello Scarsellino, di Carlo Bononi e del Guercino.
La raccolta di dipinti del Quattrocento è particolarmente notevole. Qui si possono ammirare i capolavori dei maestri dell'Officina ferrarese: Cosmè Tura, con il suo drammatico Giudizio e Martirio di san Maurelio, primo vescovo di Ferrara nel VII secolo, ed Ercole de' Roberti, che insieme a Tura lavorò per la corte estense. Accanto a loro, artisti forestieri di primo piano come Gentile da Fabriano con la delicata Madonna col Bambino, Andrea Mantegna con il Cristo con l'animula della Madonna, e Vittore Carpaccio con la toccante Morte della Vergine.
Ma se c'è un'opera che cattura l'attenzione più di ogni altra, quella è senza dubbio il monumentale Polittico Costabili. Alto quasi dieci metri, con dimensioni complessive di 960 x 577 centimetri, questo capolavoro realizzato da Garofalo e Dosso Dossi tra il 1513 e il 1523 è una delle opere più imponenti della Pinacoteca.
Fu commissionato da Antonio Costabili, figura di spicco della Ferrara rinascimentale. Nato tra il 1450 e il 1460, Costabili fu uomo d'arme e ambasciatore presso la corte milanese di Ludovico il Moro dal 1496 al 1500. Dopo il 1510 si dedicò agli affari cittadini: consigliere ducale, sindaco dell'ospedale di Sant'Anna, e Giudice dei Savi, la più importante carica politica civica. Raffinato uomo del Rinascimento, era al centro di una rete culturale con personalità come Ludovico Ariosto e Celio Calcagnini. Nel 1497 raccomandò a Ercole I il cremonese Boccaccio Boccaccino, futuro pittore di corte.
Grande sostenitore dei conventi osservanti, Costabili commissionò il Polittico per l'altare maggiore della chiesa di Sant'Andrea, dove intendeva essere sepolto. La pala centrale raffigura la Madonna con Bambino in trono circondata da santi, con Giovanni Evangelista seduto sui gradini e Girolamo in primo piano. Sullo sfondo Gioacchino e Anna, genitori della Vergine, ed Elisabetta e Zaccaria, genitori di Giovanni Battista.
Nei pannelli laterali inferiori troviamo san Giorgio, patrono di Ferrara, raffigurato nell'armatura da cavaliere vittorioso sul drago, associato a san Sebastiano, protettore dalla peste, rappresentato nudo durante il martirio. La loro presenza potrebbe alludere alla carriera militare di Costabili e alla sua attività assistenziale. Nei riquadri superiori compaiono Ambrogio di Milano e Agostino di Ippona, quest'ultimo con l'abito dei frati eremitani osservanti. A coronare il tutto, nella cimasa, il Cristo risorto. L'intensità dei colori e lo splendore dell'oro rendono il Polittico un'esperienza indimenticabile.
La genesi dell'opera è stata definita dallo storico dell'arte Salvatore Settis "una vera spy story". I documenti attestano che Garofalo e Dosso Dossi acquistarono i colori a Venezia nel 1513, ma l'analisi stilistica suggerisce una datazione più tarda, attorno al 1520-23. Gli studi recenti, rafforzati dai restauri seguiti al terremoto del 2012, hanno rivelato che la pala centrale ebbe due distinte redazioni: sant'Agostino fu inizialmente raffigurato nella pala centrale, poi spostato quando l'opera si espanse diventando un polittico. Garofalo dominò l'impianto iniziale, poi intervenne Dosso con una tecnica più disinvolta. Due artisti dalle personalità opposte che lavorarono insieme, probabilmente "facendo la staffetta".
Il Cinquecento è ampiamente rappresentato attraverso altre pale d'altare provenienti dalle chiese cittadine. Tra queste spiccano opere di Garofalo, Dosso e Battista Dossi, Mazzolino, e del Bastianino. Di quest'ultimo è particolarmente interessante l'Allegoria con Bacco, l'unico dipinto "da cavalletto" di soggetto profano finora noto dell'artista, probabilmente una commissione estense.
Il Seicento trova il suo apice nel Martirio di San Maurelio del Guercino, datato 1635, opera di grande drammaticità che esercitò notevole influenza sulla scuola pittorica locale. Il santo è rappresentato nell'istante prima di essere decapitato. Particolarmente suggestive sono anche le opere di Carlo Bononi, tra i primi pittori del Barocco italiano, tanto ammirato da Guido Reni. Il suo Angelo Custode e Le nozze di Cana dimostrano la maestria di un artista capace di coniugare spiritualità e sensualità pittorica.
Una curiosità: tra i dipinti in Pinacoteca sono molto rare le opere di pittori stranieri. Vale la pena cercare il Ritratto di famiglia Tiepolo, realizzato nel 1801 dal pittore francese François-Guillaume Ménageot. I componenti della nobile famiglia, dedita al commercio della seta, sono raffigurati in una composizione neoclassica dove risalta una serena atmosfera domestica. Spicca, grazie all'abito candido e alla stola di seta rossa, la figura di una giovane nobildonna, forse Elena Tiepolo Milan Massari, raffinata protettrice degli artisti.
Di autore incerto ma affascinanti sono le Muse Erato e Urania, provenienti dallo Studiolo di Belfiore del marchese Leonello d'Este, distrutto da un incendio nel 1632. Queste opere testimoniano il raffinato collezionismo estense e la cultura umanistica della corte ferrarese.
Nel tempo, al nucleo originario si sono aggiunte opere fondamentali attraverso depositi, donazioni e acquisti. Particolarmente significativo è stato il contributo della Cassa di Risparmio di Ferrara che dal 1961 ha condotto un'opera meritoria di recupero del patrimonio artistico ferrarese disperso sul mercato antiquario.
Nel 1984 fu stipulata una convenzione, ancora vigente, grazie alla quale il lotto più importante della collezione della Cassa di Risparmio, composto da 90 dipinti, venne depositato presso la Pinacoteca Nazionale. Questa decisione rappresentò un momento cruciale: l'istituto bancario superava i limiti della propria natura economica per diventare punto di riferimento culturale, collaborando alla ricerca delle radici cittadine.
L'impegno proseguì nel 1992, quando la Fondazione riuscì a bloccare a Milano un'asta che aveva come oggetto il secondo lotto della celebre collezione Sacrati Strozzi, chiedendo la notifica del vincolo di unitarietà. L'acquisto integrale di questi dipinti permise non solo il ripristino di una collezione importante, ma anche di preservare un esempio della massima espressione del collezionismo ferrarese. I Sacrati, unitisi con un ramo degli Strozzi da Mantova, avevano creato una delle più illustri famiglie cittadine con una collezione di inestimabile valore.
L'ultimo capitolo di questa storia di recupero si è scritto nel 2025, quando la Quadreria Storica della Fondazione Estense è stata formalmente donata alla Pinacoteca Nazionale. La collezione, composta da 109 dipinti che documentano la scuola pittorica ferrarese dal XV al XVIII secolo, include opere di rilievo quali L'Astronomo con compasso e globo di Dosso Dossi e Allegoria Bacchica di Bastianino. Il trasferimento prevede un vincolo di permanenza ferrarese, a garanzia dell'accessibilità pubblica.
Questa donazione, avvenuta nel contesto della fusione tra la Fondazione Estense e la Fondazione di Modena, rappresenta un momento storico per la città. Come ha sottolineato l'assessore alla Cultura Marco Gulinelli, le opere rappresentano una delle prime collezioni in Italia destinate alla fruizione pubblica fin dalla loro origine nel 1984. Un gesto che unisce la forza della memoria al valore del futuro, confermando l'impegno nel recuperare il "paradiso perduto": le opere disperse dopo il 1598, quando l'ultimo duca Cesare fuggì a Modena portando via il patrimonio estense, compresa la preziosa Bibbia di Borso d'Este. Da quel momento Ferrara subì un declino che causò la dispersione del patrimonio artistico.
La Pinacoteca non è quindi solo un museo, ma un vero presidio culturale che da quasi due secoli lavora per ricucire quella frattura, riportando a Ferrara opere che testimoniano quando la città era uno dei centri culturali più vivaci del Rinascimento italiano. Il percorso museale è supportato da video esplicativi che aiutano ad avere una panoramica completa dell'arte rinascimentale, ma la vera magia sta nel rapporto diretto con i capolavori, nella possibilità di osservarli da vicino e lasciarsi trasportare dalle storie che raccontano.
Uscendo dalla Pinacoteca, dopo aver attraversato secoli di storia dell'arte ferrarese, ho la sensazione di aver vissuto un'esperienza unica. Non ho solo visto dipinti straordinari, ma sono entrata in contatto con l'anima di una città, con la sua identità profonda. Comprendo perché questo museo sia così importante per i ferraresi: non è un semplice contenitore di opere d'arte, ma il custode della memoria collettiva, il luogo dove la città ritrova se stessa. Un patrimonio che, grazie all'impegno di generazioni di studiosi, amministratori e mecenati, è stato salvato dalla dispersione e restituito alla comunità.
La Pinacoteca ci ricorda che preservare l'arte significa proteggere la nostra identità, comprendere chi siamo stati e la natura profonda della nostra esistenza.
Fonti:
- "Pinacoteca Nazionale" - InFerrara
- "Pinacoteca Nazionale — Ferrara Terra e Acqua"
- "La Pinacoteca Nazionale di Ferrara: un tesoro del Rinascimento ferrarese" - InItaly
- "Pinacoteca nazionale (Ferrara)" - Wikipedia
- "Pinacoteca Nazionale" - Gallerie Estensi
- "Le meraviglie della Collezione di Palazzo dei Diamanti a Ferrara" - Arte.it
- "Le ragioni di un impegno" - Ferrara Voci di una Città
- "La Quadreria Storica della Fondazione Estense donata definitivamente alla Pinacoteca di Ferrara" - Finestre sull'Arte
- LUTERI GIOVANNI detto DOSSO DOSSI e BENVENUTO TISI detto IL GAROFALO 1513-1523 - Ferrara, Pinacoteca Civica – Associazione Culturale S. Agostino
- "Polittico Costabili: una vera spy story. Parola di Settis" - La Nuova Ferrara
- Approfondimenti:
Il Polittico Costabili, prospettive incrociate – Luisa Ciammicci, Vincenzo Gheroldi – Mibact, Segretario regionale per l'Emilia-Romagna (2017)






