Torniamo a parlare di Resistenza, di quella lotta contro il fascismo che tra il 1943 ed il 1945 divenne aspra, violenta, ma anche organizzata e che nelle nostre terre di provincia può annoverare diversi eventi, alcuni dei quali particolarmente emblematici.

Cippo di Sabbiuno - Castel MaggioreCosì come i fascisti ed i nazifascisti, anche i partigiani e antifascisti si erano organizzati in squadre e brigate, con un preciso ordine gerarchico. Particolarmente nota per le sue azioni di guerriglia senza tregua era la 7a Brigata GAP, il cui distacco di Castel Maggiore fu affidato alla guida del comandante Franco Franchini, detto "Romagna".

Il suo nome credo sarà tristemente noto in quanto fu l'uomo che si occupò di piazzare personalmente l'esplosivo che fece saltare in aria la Casa del Fascio di Argelato nell'agosto del 1944.

Di quest'uomo non sappiamo molto, a parte quanto intuibile dai libri, che descrivono soprattutto gli eventi dei quali è stato protagonista. Franco Franchini partigiano
Ma che venga considerato come un eroe, un carnefice senza scrupoli o ambedue le cose, la verità è che parlare di "Romagna" e dei suoi compagni è una grande responsabilità, che spero di poter affrontare più avanti nel tempo, complice una maggiore comprensione del clima creatosi all'epoca e che ebbe come conseguenza reazioni e crimini efferati.

Al momento, scriverò dell'evento nel quale perì tragicamente, che per le diverse testimonianze e documenti, è già di per sé abbastanza articolato. Si tratta della battaglia di Sabbiuno di Piano, frazione di Castel Maggiore, poco distante dalla via Saliceto.

Per fascisti e nazifascisti il 1944 fu un anno piuttosto "tragico": i partigiani avevano messo a segno diversi "colpi" contro le autorità che minavano seriamente il controllo della situazione. I partigiani erano stati avvisati: "Per ogni fascista che ucciderete, uccideremo dieci civili".
Ma a quanto pare, le minacce non servivano, poiché i partigiani erano più che fieri di lasciare alla vista dei loro nemici ogni conseguenza delle proprie offensive e di rivendicarne la paternità. Capirete quali azioni di rappresaglia - rastrellamenti, incendi e fucilazioni – misero in atto i fascisti nella nostra zona pur di stanare questi "banditi senza patria e senza Dio" (come li chiamavano i fascisti), che erano protetti ed ospitati nelle case di molti contadini delle nostre campagne.

Episodio significativo di quel periodo fu quello che avvenne il 14 ottobre 1944. Di primo mattino una staffetta partigiana avvisò Romagna che i nazifascisti avevano preso in ostaggio alcuni compagni nella casa colonica di Guernelli a Sabbiuno di Piano. Si erano riuniti lì la sera prima ed alcuni vi erano rimasti a dormire.Si trattava di compagni di grande responsabilità nella lotta, i maggiori responsabili della SAP (Squadre di Azione Patriottica), tra i quali figurava anche Araldo Tolomelli.

Considerando le intenzioni dei nazifascisti di fucilare e dare alle fiamme anche le case di molti contadini della zona, Romagna sentì la necessità di agire per salvare quanti erano in pericolo. I partigiani del distaccamento si riunirono in un'unica formazione, in tutto 27 uomini armati di mitra, armi lunghe, come moschetti o mauser, diverse bombe a mano e molte munizioni. Quando giunsero nella zona, poterono arrivare a pochi metri dai tedeschi poiché favoriti dalla fitta nebbia.

I tedeschi stavano intanto facendo scavare delle buche a molti poveri rastrellati sotto la minaccia dei loro mitra. Non si accorsero subito della presenza dei partigiani di Romagna, che si erano intanto appostati con le mitragliatrici a semicerchio al limite della vicina tenuta della famiglia Garuti. Altri racconti, non scritti sui testi, mi hanno informato che la nebbia certo favorì il loro arrivare inosservati a due passi dalla zona, ma impediva anche di capire come distinguere i compagni dai tedeschi durante l'attacco. Perciò, per evitare di colpirsi a vicenda, decisero di utilizzare un "richiamo a fischio" per distinguersi dagli ufficiali nazifascisti. Il segnale di attacco era la prima scarica della mitragliatrice appostata a fianco del gelso all'entrata della casa di Garuti e quando partì i militari nazifascisti vennero colti di sorpresa. Ma, anche se contavano già diversi dei loro uomini a terra, si ripresero in fretta avanzando nella nebbia per attaccare a loro volta.


Cippo di Sabbiuno di PianoErano stupiti, ma non così stupidi, poiché compresero qual era il metodo utilizzato dai partigiani per riconoscersi nella nebbia e per disorientarli cominciarono a fischiare anche loro. A quel punto, nessuno aveva più idea di come e dove colpire. Ma la fortuna era dalla parte dei partigiani quel giorno. Videro in mezzo alla nebbia dei luccichii, gli elmetti dei soldati tedeschi! Ed a quel punto non ebbero più dubbi su dove colpire. Lo scontro diretto durò più di mezz'ora. Il nemico, pur essendo più forte di 12 a 1 (in tutto, tra nazifascisti e brigate nere c'erano circa 200 uomini) non riuscì a fronteggiare in modo efficace l'attacco deciso dei 27 uomini di Romagna. Alla fine della battaglia 36 fra tedeschi e fascisti erano morti sul terreno, mentre gli altri fuggirono nella campagna. Ma durante lo scontro, anche Romagna venne gravemente ferito da un tedesco che, riverso in un fossato, si era finto morto. Pur trasportato all'ospedale di Bentivoglio mentre ancora la battaglia infuriava, morì dissanguato poco dopo. Dai racconti di chi ha assistito alla sua morte, sappiamo che le sue ultime parole furono per il figlio, la moglie e per l'importanza che aveva la continuazione della lotta. Aveva 34 anni e si era spento nella gloria di una delle innumerevoli battaglie necessarie a portare il nostro popolo alla libertà dal fascismo.


Ma soprattutto mise la vita dei suoi compagni prima della sua, dimostrando un coraggio ed un ardore esemplari per la causa della liberazione. 7ma Brigata GAPNel frattempo, nella zona dello scontro, i partigiani ripiegarono verso le campagne di Ca' de Fabbri e Minerbio, avvertendo al loro passaggio i contadini di fuggire per evitare rappresaglie.


Sul luogo arrivò un altro reparto di brigate nere: arrestarono 2 persone in casa Guernelli (un contadino ed uno slavo che faceva parte del distaccamento e che era rimasto lì) e fermarono a caso sulla via Saliceto altre 34 persone (in tutto 36, quanti erano i tedeschi uccisi). Li fucilarono dentro una fossa che serviva da rifugio antiaereo e li abbandonarono semicoperti da un po' di terra. Poi bruciarono la casa.

I nomi delle vittime sono incisi sul monumento commemorativo ai Caduti di Sabbiuno di Piano, nell'omonima località. Tra questi, figura anche quello di Franco Franchini. Purtroppo i nazifascisti non avevano ancora finito. Domenica 15 ottobre 1944, si legge in un documento del tempo, al mattino presto i tedeschi cominciarono un vasto rastrellamento nelle zone di San Giorgio di Piano, Argelato, Bentivoglio e Castel Maggiore.

Controllarono tutte le case "al centimetro quadrato". E poi andarono nei campi, tra i filari di vigne e il granoturco. Rastrellarono circa 2000 uomini: una parte venne condotta a piedi fino alla stazione di Bologna per poi essere condotta al Nord su carri bestiame; l'altra, dapprima concentrata dentro il cimitero di Casadio, venne trasportata a Libiola di Serravalle Po, dove venne impiegata in lavori di fortificazione sotto stretta sorveglianza tedesca.

Ma il percorso verso la liberazione sarebbe stato ancora lungo. E ad ogni passo, si segnava profondamente un luogo del sangue di combattenti di ambo i fronti. Ed il carico di vite umane spese per questa sanguinosa guerra aumentava.

Sono tanti i luoghi della memoria. Alcuni si trovano nelle nostre campagne o sulle nostre montagne. Altri ancora, sono affidati alle nostre coscienze.

Permettergli di riaffiorare in superficie è un atto di coraggio, poiché significa riportare nella nostra vita quotidiana la consapevolezza che tutto può cambiare inesorabilmente e all'improvviso, che le persone care possono esserci portate via crudelmente e senza una ragione, lasciandoci soli nel tormento dell'oppressione, di un odio profondo e lacerante verso qualcosa o qualcuno. Eppure è anche un atto dovuto verso quanti hanno dato la vita per lottare, per un ideale di libertà e giustizia che è diventato concreto solo rialzandosi per guardare al di là delle gravi perdite.

Io preferisco riportare nella mia vita tutto questo: so che riaprendo quella porta, entreranno in pari misura sia il bene che il male. 
Ma preferisco vivere nella consapevolezza piuttosto che chiudere gli occhi un giorno senza aver accettato o compreso l'eredità fondamentale che la nostra storia ci ha lasciato e della quale ognuno di noi dovrebbe avere cura.

Racconti, link e documenti utili alla scrittura dell'articolo:

- Per la storia inedita del "fischio nella nebbia", devo ringraziare A., il cui zio, quel giorno, combatté con Romagna nella battaglia di Sabbiuno.

- "Antifascismo e lotta di liberazione nel bolognese" – Luigi Arbizzani (p. 77)

- "Castel Maggiore: tra storia e memoria" – Valerio Montanari e Carlo Garulli

- www.storiaememoriadibologna.it

- www.bibliotecasalaborsa.it (sezione cronologia)

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