A volte la memoria è un lungo viaggio a ritroso nel tempo, per alcuni più di altri. Eppure per Romano Guizzardi, classe 1925, certi ricordi d’infanzia sono più chiari e vividi che mai.
Curioso, ammette lui stesso, quanto la mente possa essere selettiva: a volte non ci si ricorda quello che si è fatto il giorno prima, ma si riescono invece a rammentare eventi accaduti 80 anni or sono.

Colonia Elioterapica A. Mussolini di ArgelatoQueste riflessioni sorgono parlando della colonia elioterapica di Argelato, di cui pochi argelatesi hanno memoria (rimanendo in argomento) e di cui sembra non si sia parlato o scritto molto.

È doverosa una consueta premessa sull’origine delle colonie elioterapiche (o colonie climatiche). I benefici dell’elioterapia nella cura di alcune malattie e, più in generale, nel miglioramento della salute, erano noti sin dal Settecento. Le prime strutture elioterapiche vennero costruite in Inghilterra e vennero chiamate “ospizi marini”. Erano destinate ai bambini dei ceti meno abbienti e sovvenzionate dall’aristocrazia del tempo e sorgevano soprattutto nelle località balneari o di montagna.
In Italia, la prima colonia elioterapica venne costruita a Viareggio nel 1856, sempre con finanziamenti privati. Con l’avvento del Fascismo, lo Stato cominciò a costruire capillarmente su tutto il territorio strutture di questo tipo, sostituendosi finanziariamente all’aristocrazia.
Dal 1926, la gestione delle colonie venne affidata localmente alle federazioni del PNF e alle loro Casse provinciali di previdenza per le opere di beneficenza, riunificate nel 1931 nell'Ente Opere Assistenziali, al quale contribuirono in fondi e in personale sia l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia (Onmi) sia l'Opera Nazionale Balilla (Onb).
Il principale scopo di queste colonie, oltre a quello propagandistico, era quello di allevare giovani guerrieri, forti e vigorosi, che potessero servire in futuro allo sforzo bellico nazionale.
Nel periodo fascista, i figli dei dipendenti pubblici d'estate andavano al mare 15 o 20 giorni e venivano ospitati nelle colonie costruite dallo Stato. A Milano Marittima ce n'erano alcune enormi, che ospitavano anche fino a 1000 bambini (una di queste è la Colonia Varese). I bambini mangiavano bene, facevano la cura del sole e una nuotata, così da crescere sani e atleti. Dopo il Fascismo, anche le grosse aziende come la Olivetti e la Fiat istituirono delle colonie private riservate ai figli dei propri dipendenti.

Ma a quei tempi, non tutti potevano permettersi di andare al mare. Pertanto, il Fascismo costruì in molti paesi delle colonie elioterapiche dedicate a quella parte di popolazione che rimaneva a casa.
E così accadde ad Argelato. La colonia elioterapica sorgeva di fianco alle scuole elementari, dove ora si trovano gli uffici comunali. La palazzina, all'interno, era costituita da una bella sala, da uffici, docce e gabinetti. Dato importante quest'ultimo, poiché allora le case non disponevano di bagni.
La colonia lavorava in estate a luglio ed agosto ed ospitava bambini appartenenti ai ceti sociali meno abbienti. Romano ricorda che ci ha passato due estati poiché il padre era un bracciante agricolo, una categoria molto povera.
Di mattina presto, tutti i bambini di Argelato, di un'età compresa fra gli 8 ed i 10 anni, si recavano alla colonia. Ma non erano gli unici ad arrivare in questo luogo: da Funo, trasportati da un mezzo con quattro ruote di gomma trainato da un cavallo e guidato dal signor Mantovani, arrivavano, ridendo e cantando gli inni patriottici, un'altra ventina di bambini.
Questo è un aspetto già noto per chi ha letto il mio articolo dedicato a Carolina e Giuseppe Bisi, poiché Carolina venne ritratta in una foto del 1939 proprio mentre accompagnava i bambini alla colonia elioterapica.

Non appena arrivati alla colonia i bambini facevano colazione con caffellatte e pane fresco portato dal fornaio con i quali facevano delle belle “zuppe” nutrienti (a casa, molti di loro avevano solo il pane di una settimana da mettere nel latte). A mezzogiorno, mangiavano un primo di pastasciutta ben condita ed anche un bel secondo.

Dopo il pranzo, i bambini venivano messi a fare il riposino pomeridiano su dei piccoli sdrai posti sotto il portico esterno. Ma erano pochi quelli che si attenevano rigorosamente alla regola del silenzio: i ragazzini ridevano e scherzavano e le signorine, intente ad insegnare anche l'obbedienza, li richiamavano in continuazione. Romano sorride ancora oggi di quei lunghi pomeriggi passati a fare qualche gioco di società e molti giochi di movimento, come la corsa.

All'esterno, la colonia disponeva infatti di un'ampia buca piena di sabbia che serviva alla cura del sole. I bambini, vestiti solo degli slip, venivano fatti esporre al sole gradualmente, sia in posizione prona che supina: prima per 5 minuti, poi 15, poi mezz'ora ed infine un'ora.
Successivamente, si passava alle docce, dove le “signorine” lavavano i bambini per poi lasciare che andassero ad asciugarsi al sole all'esterno, verso il campo sportivo di fronte. Era un metodo un po' spartano, come afferma Guizzardi. Ma del resto, allora nella zona vicino alla strada principale, dove oggi si trova il benzinaio, non esistevano tutti gli edifici che vediamo oggi ed i bambini erano liberi di correre tranquilli all'esterno.

Carolina Bisi scorta i ragazzi in colonia elioterapica 1939La merenda serale per molti ragazzini rappresentava la cena. Intorno alle 17 o alle 18 i bambini tornavano a casa, a piedi (chi abitava ad Argelato) oppure sul mezzo (chi abitava a Funo).

Inoltre, l'organizzazione della colonia curava e controllava con grande attenzione la crescita ed il miglioramento della salute fisica dei bambini: i bambini venivano pesati dal primo giorno di ingresso nella colonia e la stessa procedura si ripeteva dopo un mese, con l'annotazione della loro crescita su una scheda. I miglioramenti erano davvero evidenti, poiché i bambini erano ben nutriti e trattati con tutti i riguardi.

Insomma, la permanenza nella colonia elioterapica era un piacere, anzi una vera e propria fortuna sia per i bambini che per le loro famiglie.

Le colonie elioterapiche sono state in effetti un'iniziativa di tipo popolare talmente indovinata che dopo la guerra molte di queste strutture sono state sfruttate per diversi anni e l'idea utilizzata anche dalle parrocchie o dall'Arci che istituirono delle proprie colonie in montagna o al mare.

Poi arrivò il benessere e col boom economico molte famiglie cominciarono ad organizzare da sole le proprie vacanze. Le vecchie colonie andarono in declino, molte di essere sono oggi ancora abbandonate in riviera o nei ritrovi di montagna e non hanno avuto un'ulteriore possibilità di rivivere.

Quella di Argelato, dopo la guerra, finì occupata dai comunisti che istituirono qui un ritrovo per tutti che si chiamava ANPI ed è poi è diventato Arci.
Oggi della sua struttura originaria non è rimasto più nulla e l'attuale urbanistica non è più in grado si suggerirci quanto è stato.
Possiamo solo affidarci ai ricordi di quanti hanno vissuto quel periodo ed averne cura il più possibile, non solo perché sono gli unici che ci rimangono, ma perché rappresentano quella parte del Fascismo che ha creato modelli utili e funzioni organizzate destinate ad una reale e pubblica utilità.

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