E' il 1942, un soldato appena ventenne “alloggia” nel Castello di Bentivoglio, in provincia di Bologna. Si chiama Bruno Merighi e passerà 11 giorni in questo luogo, dal 1° all'11 ottobre, prima di prendere un treno a San Pietro in Casale che lo porterà a combattere in Russia.

Lettere del soldato Bruno Merighi da Bentivoglio 1942In un recente articolo, ho già parlato di questo ragazzo di Stellata di Bondeno (FE) che ha partecipato ed è sopravvissuto alla Campagna di Russia ed è poi finito per due anni in un campo di concentramento in Germania nel 1943 come Internato Militare Italiano (IMI).

 

Oggi, grazie alla documentazione fornita dal figlio di Bruno, Roberto Merighi, posso parlarvi del breve periodo che passò a Bentivoglio mentre attendeva di conoscere la sua prossima destinazione.

 

Castello di Bentivoglio negli anni '80Sappiamo che il castello venne utilizzato durante la Prima Guerra Mondiale come ospedale da campo, come testimoniato dalle grandi croci rosse ancora oggi visibili sui muri esterni, e che venne gravemente danneggiato nel 1945 dalle truppe tedesche in ritirata che fecero saltare la torre trecentesca.
Ma le lettere di Bruno aprono la visuale su un periodo della storia del castello del quale si sa poco e niente, quindi dobbiamo ritenerle come una testimonianza importante di come si presentavano a quei tempi il territorio e il castello prima che arrivassero i tedeschi e prima che il territorio fosse scosso dalla violenza della guerra civile.

 

Castello di Bentivoglio (BO)Dal 1° ottobre 1942 Bruno Merighi ha scritto alla madre cinque lettere da Bentivoglio.
Dopo il periodo di addestramento a Bertinoro (FC), i soldati erano stati trasferiti a luglio a Vergato (BO), poi il 30 settembre da Bologna a San Giorgio di Piano (BO) sulla linea Bologna-Ferrara e da lì a Bentivoglio.
Ora siamo accantonati in un bel castello trecentesco” scrive Bruno alla madre “e da una di queste finestre si vede una distesa di pianura a perdita d'occhio, altro che le montagne di Bertinoro e di Vergato”.

Evidentemente, il paesaggio di pianura di Bentivoglio, con la sua fortezza, la campagna e lo scorrere del Navile, ricordava tanto a Bruno la terra nella quale era cresciuto, Stellata, con la Rocca Possente, il Fiume Po, i campi coltivati e gli alti argini. Ed è altrettanto evidente che trovasse in questo un grande conforto, visto che nella lettera del 2 ottobre scrisse “Qui si sta molto bene e poi la pianura è una gran bella cosa”.

Ancora nella stessa lettera aggiunge: “Ora stanno mietendo il riso, ce ne son campi a perdita d'occhio”. Si tratta di un'informazione importante sul territorio, che testimonia a chi non lo conosce quanto esso fosse intensamente coltivato a riso. Oggi L'ex risaia di Bentivoglio, denominata Oasi La Rizza, è quanto rimane di questo recente passato agricolo e rappresenta uno dei complessi di zone umide più importanti nella provincia di Bologna oltre ad essere un'Area di Riequilibrio Ecologico (ARE) tutelata dalle Regione Emilia Romagna.

 

Sala dei Cinque Camini, Castello di BentivoglioQuanto all'alloggio nel castello, Bruno spiega che dormono sul pavimento senza paglia con due coperte, una sotto e l'altra sopra, e la mattina le ossa gli dolgono.
Dove mai potevano dormire (se così si può dire) tanti soldati tutti insieme? Probabilmente nell'unico salone in grado di ospitarli tutti, cioè quello dei Cinque Camini.


Ma cosa hanno fatto i soldati per 10 giorni a Bentivoglio? Bruno ci fornisce qualche elemento interessante.
Ora facciamo una bella vita” scrive nella lettera del 5 ottobre “istruzione poca, per mangiare va bene e l'ambiente è pulitissimo, soltanto che si dorme ancora senza paglia”.

In realtà, la “bella vita” alla quale Bruno si riferisce non è libera dagli obblighi e dai doveri del soldato, ma è pur sempre una sorta di “tregua” prima di ripartire. Il castello, con le sue alte mura, funge sia da luogo di ristoro, che da luogo sicuro.

Bentivoglio e il Navile intorno al 1890Il fatto che su nessuna di queste lettere compaia il timbro della censura, dimostra inoltre che i soldati non sono informati dei programmi per il futuro e non possono quindi rivelare nulla di segreto ai propri familiari.

Nella stessa lettera, Bruno aggiunge: “Nel castello dove mi trovo, dentro una sala, fanno il cinema per i borghesi e due volte alla settimana per noi, e così abbiamo il cinema in casa”.


Mi sembra un'altra informazione interessante: Bentivoglio aveva nel castello un cinematografo ad uso degli abitanti del borgo (non credo che si riferisse ai borghesi in termini di persone benestanti), che mise a disposizione anche dei soldati.

L'ultima parte di questo articolo la dedico al desiderio di Bruno di rivedere la famiglia prima di ripartire per una destinazione ed una missione ignote.

Questo desiderio era già evidente in una lettera scritta alla madre da Bertinoro nel giugno 1942, nella quale riportava un fac-simile di comunicazione da riportare a Don Masieri, parroco di Stellata, affinché intercedesse per fargli avere una licenza straordinaria per necessità familiari rimaste in sospeso in seguito al decesso del padre. Il parroco aveva risposto: “Caro Bruno, mi dispiace dirtelo ma non puoi nutrire neppure la più lontana speranza di venire a casa. Pensa che non danno licenze neppure ai richiamati che hanno terreni da lavorare...”.


Il Castello di Bentivoglio dopo i restauri del 1890A Bentivoglio, Bruno sente che ha un'opportunità che non vuole sprecare perché è più vicino che mai a Stellata.Sembrava che si dovesse restarci per poco tempo, ma adesso agli anziani che si trovano con noi hanno incominciato a dargli le licenze, perciò è una notizia che fa molto piacere a me, come spero anche a voi” scrive il 5 ottobre “Come ti ho detto, sabato mi hanno assicurato di mandarmi a casa. Vedrai che non mancherò”.

Ma l'8 ottobre Bruno scrive alla madre “Sabato non posso venire in vostra compagnia, un ordine superiore ha sospeso tutti i permessi, si calcola che sia vicino il momento della partenza, ma proprio di sicuro non posso dire nulla...”.

 

Ma Bruno non intende darsi per vinto. E' giovane, coraggioso, con una buona dose di impulsività e probabilmente è stanco di questo “tira e molla” di permessi e licenze promessi ma non mantenuti da parte dei suoi superiori. E soprattutto ha il ragionevole timore che quando ripartirà non rivedrà la famiglia e gli amici per molto tempo.

E' in quel momento che prende l'iniziativa, molto rischiosa, di raggiungere Stellata in bicicletta nella notte del 10 ottobre.

 

L'avventura gli è piaciuta così tanto che scrive subito alla madre la mattina dell'11 ottobre, appena rientrato a Bentivoglio: “Il viaggio è stato abbastanza buono” racconta “l'ho allungato un po' di più perché arrivato a Pieve di Cento per non passare in mezzo al paese presi la strada del circondario e presi la prima strada asfaltata che mi portò ad un paesino mai visto, allora bussai ad una finestra e si alzò un uomo che mi ha insegnato la strada buona. Ho fatto 5 o 6 chilometri in più, ma così per il fresco della notte non mi è neanche apparso di averli fatti. Ho viaggiato sempre con il buio, ma non ho avuto nessun incidente di sorta. Arrivai a S. Pietro in Casale alle 3 e mezzo, sveglia il meccanico e per il noleggio ha voluto 10 lire, e dopo feci i miei 4 chilometri a piedi ed alle sei ero già a Bentivoglio.


Castello di Bentivoglio dopo i restauri del 1890Come Bruno si sia organizzato per arrivare a San Pietro in Casale e noleggiare la bicicletta è un mistero (forse sempre a piedi, oppure tramite qualche contatto a Bentivoglio). Ma forse lo è un po' meno quale strada asfaltata possa avere preso per raggiungere San Pietro in Casale al ritorno.

E' probabile che abbia pedalato fino a San Benedetto e poi, dopo avere ottenuto indicazioni da uno degli abitanti del paese (a chissà quale ora della notte) abbia raggiunto la destinazione imboccando qualche altra stradina secondaria, tra la via Fornace Tanari e la via Asia.

 

In tutto, andata e ritorno, ha percorso circa 120 chilometri. Infatti nella lettera aggiunge: “Ora mi sento un po' stanco, ma tanto oggi posso riposarmi”.

 

Col senno di poi, possiamo ritenere che Bruno abbia fatto bene a rischiare il tutto per tutto per rivedere sua madre prima che ai piani superiori decidessero (infine) di comunicare al Battaglione la sua prossima destinazione. Il giorno dopo, il 12 ottobre 1942, i soldati verranno condotti a San Pietro in Casale dove prenderanno un treno che li porterà fino in Russia.
E da lì comincerà tutta un'altra storia, che Bruno avrà modo di tracciare con ulteriori lettere.

 

Ho la sensazione che questo ragazzo, appena ventenne, abbia avuto modo di ritrovare a Bentivoglio quel poco di “serena stoltezza” tipica dei ragazzi della sua età. Il termine può sembrare inappropriato, ma non se associato ad un giovane che a quell'epoca si preparava a vivere un incubo dal quale si sarebbe risvegliato solo dopo tre lunghi anni.

 

Mi piace pensare che il ricordo di quei momenti sereni e la corrispondenza con i familiari abbiano contribuito ad alleviare l'enorme carico di responsabilità, sacrifici e dolori che la guerra ha comportato.

 

Ringraziamenti, link ed altri materiali utili alla scrittura dell'articolo:

 

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