A Marozzo, località della provincia ferrarese posta a nord di Lagosanto, nei pressi di un'ansa del Po di Volano, c'è una chiesa con una storia particolare che solo ultimamente è uscita da un periodo di abbandono durato più di 20 anni. Si tratta della Chiesa di Sant'Appiano.
Le mie ricerche sulla storia di questo luogo di culto sono cominciate qualche mese fa, dopo la segnalazione di alcuni amici che l'hanno scoperta del tutto casualmente transitando in quel territorio.
"Che cosa ci fa una chiesa così bella, abbandonata in mezzo alla campagna?" mi sono chiesta incuriosita. Per trovare una risposta, ho dovuto fare un salto indietro di qualche secolo e ripercorrere la storia del territorio che la ospita.
La carta storica del territorio ferrarese del 1814 mostra un paesaggio molto diverso da quello odierno: vaste aree vallive, ancora parzialmente sommerse e ricoperte di vegetazione, si estendevano lungo il corso del Po di Volano. Tra queste compare anche la Vall'Olmo, nei cui pressi sarebbe sorta, molti anni più tardi, la nostra chiesa.
La stessa cartografia ci mostra anche la località di Marozzo, il cui toponimo è di origine incerta: alcuni lo fanno derivare dal latino "amarus", inteso come luogo umido, ingrato; altri, invece, da "mare", nel senso di acqua stagnante. In ogni caso, il nome ricorda ancora la geologia di questi luoghi, un tempo ricoperti interamente da paludi.
Nel 1715 Marozzo cominciò ad essere conosciuta quando il Generale Bonneval, comandante delle truppe austriache di occupazione del Comacchiese, scavò la conca di Marozzo come inizio dell'ambizioso progetto del canale interno che avrebbe congiunto Ravenna con Venezia. Nel 1831, la località venne ancora alla ribalta perché qui si svolsero i primi tentativi di bonifica meccanica, che furono un insuccesso ma che diedero il via allo studio per la soluzione definitiva che avrebbe poi portato nel 1874 alla costruzione di uno dei primi idrovori con macchine a vapore.
Prima che Marozzo avesse una parrocchia propria, esisteva un luogo di culto nell'azienda La Tagliata attestato sin dal 1752 dalle visite pastorali condotte dal vescovo di Comacchio.
Dopo la riforma agraria dell'Ente per la Colonizzazione del Delta Padano nel 1953, il prosciugamento degli acquitrini, l'appoderamento, la costruzione di 100 piccole case coloniche, la creazione di vie di comunicazione in collegamento con la strada del mare e la via Romea, Marozzo smise di essere quell'agglomerato di poche, misere e sperdute case per divenire una frazione attiva, vivace e facilmente accessibile.
Fu proprio in questo clima di trasformazione e di fiducia nel futuro che nacque la Chiesa di Sant'Appiano, insieme all'intero complesso parrocchiale composto da canonica e asilo.
Fu l'ingegner Gaetano o Nino Bonnet a progettarla per volere dell'Ente Delta, che dopo la bonifica dei territori desiderava favorire l'insediamento di piccole proprietà terriere per incentivare lo sviluppo agricolo del territorio.
Bonnet inserì il complesso parrocchiale entro un'ampia area verde prativa e in affaccio su un'ansa dell'argine destro del Po di Volano. Pur nella sua apparente semplicità, il progetto possiede una forte personalità architettonica, accentuata dalla posizione isolata e dominante sul paesaggio circostante.
La chiesa presenta una facciata a capanna in laterizio a vista, tripartita da lesene lineari fino al tetto. Il sottogronda è decorato da archetti pensili. Al centro della facciata, si apre un oculo vetrato. Gli ingressi sono due sobri portali arcuati, che conferiscono un senso di maggiore ampiezza alla struttura. I fianchi sono caratterizzati da lunghe aperture vetrate e da lesene. Al fianco sinistro è addossato il volume della casa canonica. Sul presbiterio si innalza un campanile a vela.
Un tempo, davanti alla facciata della chiesa, si trovava un ampio portico. Tipico di molte chiese del ferrarese (ma non solo) è stato rimosso in epoca imprecisata.
Oggi, osservando la sua collocazione geografico-ecclesiastica riesce difficile comprendere le ragioni di una così monumentale chiesa tanto isolata dal centro abitato di Marozzo, se non proiettandosi in quel particolare momento storico, nel quale l'impegno per la bonifica del territorio era volto ad un maggior popolamento delle aree interessate ed a creare le migliori condizioni di vita possibili per chi decideva di insediarvisi. In quest'ottica, si può presumere che questo ambizioso progetto sia stato realizzato nella previsione - o speranza - che il paese si ingrandisse.
Eppure quel futuro immaginato non si realizzò come previsto. Se al momento della costruzione Marozzo contava oltre 1.500 abitanti, quarant'anni più tardi la popolazione si era già drasticamente ridotta. Ecco perché, come scrisse Piero Viganò nel suo libro dedicato ai paesi ed alle parrocchie dell'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, "spontaneo viene quindi il pensiero di una cattedrale nel deserto".
Già nel 1961, con le bonifiche ancora in corso, la meccanizzazione agricola aveva strappato il lavoro a centinaia di braccianti, e dopo la bonifica, con l'inizio del Boom Economico, la popolazione trovò lavoro nelle fabbriche delle città vicine, spopolando di fatto queste "terre nuove". Come Indro Montanelli dedusse nel 1964, "la medicina era buona, ma il malato non c'era più". Ma queste sono solo considerazioni di tipo economico. L'Ente Delta Padano venne ufficialmente chiuso nel 1976: dopo 25 anni di attività, il paesaggio deltizio era completamente mutato, le superfici umide ridotte, la qualità ambientale, specie quella dell'acqua, decisamente peggiorata. La pesca si avviò ad un rapido declino, quelle terre bonificate non erano poi così fertili e gli appezzamenti, troppo piccoli per soddisfare il sostentamento delle famiglie assegnatarie, vennero presto abbandonati.
Ma la Chiesa di Sant'Appiano era ancora lì e non tutti se n'erano andati. La speranza c'era ancora.
Don Antonio Vanzo, che fu parroco di Marozzo dal 1959 al 1978, voleva fare di questo luogo il tempio del santo eremita Appiano che, non molto lontano, aveva trascorso la sua vita.
Ecco perché aveva elevato al centro dell'abside un meraviglioso crocefisso alto due metri, installato un altare in marmo, l'ambone, il fonte battesimale, il tabernacolo, un complesso scultoreo in bronzo - opera del bolognese Marco Marchesini - dalle linee così originali che secondo alcuni poco si addiceva alla struttura lineare e sobria del tempio.
Gli abitanti di Marozzo ricordano ancora con affetto quei giorni: l'asilo, le Comunioni, le Cresime, i matrimoni, la Madonnina al centro del piazzale, la vigna alle spalle della chiesa e il vialetto ornato di rose e cipressi che conduceva alla casa canonica. Don Antonio faceva curare il giardino ai ragazzi più grandi e, dopo la messa domenicale, li premiava con biscotti e bibite. In quegli anni la comunità ruotava attorno a questo luogo: la chiesa era sempre piena e rappresentava un autentico punto di incontro per tutti.
Poi, intorno al 2000, sopraggiunse l'inagibilità. Per più di vent'anni la struttura è rimasta abbandonata a se stessa e forse il portico è stato demolito proprio per evitare che un eventuale crollo creasse ulteriori danni alla struttura. Ma le belle vetrate decorate e buona parte degli interni hanno resistito al tempo e al degrado e forse è per questo che qualcuno ha deciso di salvare il complesso.
La notizia è arrivata proprio mentre stavo cercando il modo migliore per concludere questo articolo. Una coincidenza che mi ha permesso di raccontare questa storia con un finale diverso da quello che immaginavo.
Nell'aprile 2026 è stato dato l'annuncio che l'ex Chiesa di Sant'Appiano tornerà ad accogliere i fedeli ospitando la nuova parrocchia ortodossa sotto la protezione di San Giacinto, affidata a padre Ungureanu Robert Gabriel.
Non è la prima volta che la comunità ortodossa si muove in favore delle chiese cattoliche del ferrarese. Un esempio è la chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena di Cento, nella quale oggi si tengono funzioni ortodosse.
Condivido le parole del sindaco di Lagosanto, Bertarelli, e del parroco Don Massimo: è un segno di crescita importante, una prova tangibile di fede reciproca e visione condivisa: dove prima c'erano solo silenzio ed abbandono, oggi torna la preghiera.
A volte le cose perdute possono tornare sotto una nuova forma; i piani del Signore sono spesso imprevedibili. E forse il destino di Sant’Appiano ci ricorda proprio questo: che nessun luogo è davvero abbandonato finché qualcuno continua a ricordarne la storia e a immaginarne il futuro.
Fonti a approfondimenti:
- Chiesa di Sant'Appiano di Marozzo, Lagosanto – Le Chiede delle Diocesi Italiane
- Paesi e Parrocchie dell'Arcidiocesi di Ferrara – Comacchio di Piero Viganò – Tip. Veneta di Conselve (PD), 1990 – Pagg. 331/333 (disponibile per il download su Google Books)
- Parrocchia di Marozzo su Arcidiocesi Ferrara-Comacchio
- Cartografia storica Geoportale Emilia-Romagna - Carte storiche in Emilia-Romagna dal 1580 al 1852 – Carta storica del territorio ferrarese (1814)
- Ente Delta Padano:
- Acque, terre, politica. La Riforma agraria nel delta padano emiliano-romagnolo sullo sfondo della Guerra fredda – di Stefano Piastra – E-review.it
- https://it.wikipedia.org/wiki/Ente_Delta_Padano
- Le case del Delta padano, una nuova distribuzione degli ambienti per migliorare la vivibilità – Regione Emilia-Romagna, agricoltura, caccia e pesca
- Storia e caratteristiche dell'Archivio fotografico dell'Ente Delta Padano – di Priscilla Zucco - Dal Gruppo Facebook "Sei di Marozzo se"
- - Post sulla Chiesa di Sant'Appiano abbandonata (4 maggio 2019)
- Post sull'Azienda La Tagliata (13 febbraio 2021)
- Post sulla Chiesa di Sant'Appiano abbandonata (7 giugno 2021)
- Post su Don Antonio Vanzo (9 maggio 2022) - Origine di Sant’Appiano: approfondimento sulla figura del santo e dei luoghi collegati – Summofonte.org
- Sant'Appiano di Marozzo torna a vivere: nasce la parrocchia ortodossa – Estense.com (4 aprile 2026)
- A Marozzo si insedia una nuova parrocchia di fede ortodossa – di Claudio Castagnoli - Il Resto del Carlino (5 aprile 2026)







