Osservo l'imponente struttura del lungo ponte che collega Trebbo di Reno a Longara, due località storicamente divise dal fiume Reno. Una volta da Trebbo di Reno a Longara ci si arrivava solo in barca. I barcaioli del Reno, qualcosa che abbiamo completamente dimenticato rassegnandoci nel frattempo ad altri tragitti automobilistici. Ma i tempi sono cambiati e per fortuna grazie al Tubone oggi è possibile, a piedi o in bicicletta, raggiungere l'altra sponda del fiume.

Trebbo di Reno, Polesino a maneSorrido: è la soluzione giusta per chi, come me, da tempo desidera andare dall'altra parte senza preoccuparsi di dove diamine parcheggiare l'auto su strade curve, strette, prive di banchine stradali.

Camminerò un po', ma è l'occasione per osservare meglio ciò che mi circonda.

 

Tubone, ponte che collega Trebbo e LongaraPerciò, arrivata al Trebbo, lascio l'auto nel punto di fianco alla Bottega Vecchia, il primo nucleo della Comunità di Trebbo, sorta nel XIV secolo. All'epoca, questa zona era denominata “Polesino da mane”, così come i territori alla sinistra del Reno si chiamavano “Polesino da sera”. Il nome deriva dalla presenza frequente di polle e risorgive che alimentavano gli specchi d'acqua, detti “lame”, tra le quali si snodava la strada che ancora oggi ne porta il nome.

 

Da lì, attraverso una stradina ghiaiosa raggiunta non appena uscita dal paese, arrivo direttamente al Tubone. Fotografare i ponti per me è sempre stata una grande sfida, sia per prospettive che per direzione della luce. Fiume Reno fra Trebbo e LongaraOggi, ad esempio, arrivando da Polesino da Mane (Trebbo) ho il sole il faccia e quindi devo scegliere il punto di vista opposto. Cerco di farmene una ragione, visto che la luce governa tutte le scelte del fotografo. Avanzo sul ponte ma a ritroso ed una volta arrivata sul fiume mi fermo un attimo. Dopo gli ultimi “svarioni” quasi invernali del meteo, la vegetazione è finalmente rigogliosa. Sulle due sponde del fiume si distinguono pioppi bianchi, salici, pioppi neri e forse qualche robinia. In questo punto del fiume non troviamo comunque solo l'opera della natura, ma anche vaste zone maneggiate dall'uomo: cave, banchine, terreni privi di vegetazione.

Diversi altri passanti, a piedi o in bicicletta, si avvicendano sul ponte o laggiù, nei pressi degli argini: tutti si godono la giornata di sole e si guardano attorno, come me. Il Reno scorre, né alto né basso, e continuo il mio cammino.

 

Tenuta di LongaraArrivata dall'altra parte, sono già a Polesino da sera (Longara). In questa zona, c'è la via Barca che ricorda l'antico passato fluviale delle nostre popolazioni e l'attività dei barcaioli. Essa conduce infatti fino al Reno, dove un tempo i “passatori”, con le loro barche, transitavano le persone da una sponda all'altra del fiume.

Antichi cancelli LongaraImbocco la via Aldina. E' una strada che ho percorso diverse volte in auto e che oggi, come sempre, è trafficatissima. Ma sono impavida e proseguo il cammino perché ho un obiettivo che penso di poter raggiungere con le mie gambette striminzite e oggi è la volta buona.


Dopo alcune curve, arrivo nei pressi di una tenuta che si trova fra via Stradone e via Aldina. E' composta da diversi edifici oggi coperti da una fitta vegetazione, pertanto un'immagine satellitare mi è stata utile per ipotizzare l'importanza e l'influenza esercitata un tempo dalla tenuta sul territorio. Gli accessi ben distinguibili sono infatti tre: uno a sud, tutt'oggi esistente (via Stradone), deliminato da un lungo filare di alberi; uno a nord (via Aldina), di cui restano tracce negli antichi pilastri del cancello ormai ricoperti dalla vegetazione; uno a ovest, nelle strade che incrociano via Stelloni Levante e via San Vitalino, che a me sembra più recente, quindi forse derivato da una successiva modifica della viabilità verso la tenuta necessaria a diversi scambi. Attorno, vi sono vaste aree coltive tra le quali spuntano tante piccole proprietà che sembrano quasi satelliti della tenuta più grande (magari le appartenevano in origine).
Via Barca, LongaraSi nota poi a est un collegamento con la già citata via Barca, forse utile un tempo alla tenuta per trasportare oltre il Reno i propri prodotti.


Il territorio ha conservato tracce importanti del passato e sperando di averli letti in modo plausibile, continuo il mio cammino tra i campi coltivati che stanno rapidamente crescendo. Arrivata all'incrocio con la via Longarola svolto a destra. Questa strada tutta curve costeggia l'argine del fiume Reno e conduce, come già suggerisce il nome, fino al centro di Longara, località del Comune di Calderara di Reno.

 

Oratorio della Natività di Maria, LongaraRespiro: l'aria è abbastanza tersa, il tepore del sole piacevole. Finalmente, dopo tanto camminare, arrivo alla mia tappa principale.

Sulla sinistra della via Longarola si trova qualcosa di molto caratteristico: l'antica facciata dell'Oratorio della Natività di Maria a Longara. Ad alcuni, osservandolo, potrebbe sembrare una sorta di miraggio, poiché esiste solo la facciata e dietro di essa, posta su una colonna e sotto un'edicola, si trova la statua policroma di una Madonna con Bambino.

Madonna con Bambino, LongaraQuesto oratorio, fatto costruire dalla famiglia Boldrini negli ultimi decenni del XVIII secolo, è noto in quanto nel 1818 vi sostò una delle due statue della Madonna del Rosario realizzate dallo scultore Giuseppe De Maria che arrivarono qui su una barca dal Trebbo, attraversando il Reno, per essere poi collocate nella Chiesa di San Michele Arcangelo di Longara con grandi festeggiamenti.

L'oratorio, la cui devozione è stata viva per oltre cinquant'anni (qui si celebrava una messa annuale e venivano recitati i rosari a maggio) continuò la sua funzione fino a quando la chiesina fu distrutta durante il passaggio del fronte nell'aprile del 1945.
Nel dopoguerra, i proprietari del podere nel quale si trovava l'oratorio decisero di riedificarlo “a mura aperte”, con l'intento di mostrare l'immagine della Madonnina anche ai passanti sempre più veloci e frettolosi. Per la sua espressione così mesta, pacata, addolorata e nel suo atteggiamento protettivo verso il figlio, la figura della Vergine riflette le ferite lasciate dalla guerra, ma anche un grande amore materno rivolto alla speranza.
Statua Madonna con Bambino, LongaraEntro dal cancellino un po' arrugginito sul quale campeggia una croce, mi avvicino a Lei e dico una preghiera. Molti pensieri si affollano nella mia testa e spero che riesca a distinguerli.

Nell'allontanarmi, mi auguro che lo stato di conservazione di tutta l'opera, per il significato, la pregevolezza e il proposito con quale è stata costruita, sia tenuto sotto controllo, in quanto già a oggi si notano i primi segni di una necessaria riqualificazione.


Itinerari di pianura, alberi sulla stradaA questo punto devo tornare indietro e nonostante la strada sia la stessa, il tragitto sembra più breve.

Sulla strada del ritorno, mi prendo il tempo per osservare le suggestive curve della strada, gli alberi che crescono sul suo limitare, le casine immerse nel verde degli alberi, la rosa canina, la robinia pseudoacacia e il fior di sambuco che crescono spontanei lungo il percorso.

 

Robinia PseudoacaciaSul Tubone, adesso, transitano diverse persone. E' bello non sentirsi sola ad apprezzare quanto l'opera ci consente oggi di fare, nonostante sia chiaro che quest'opera ingegneristica abbia ben più funzioni che fare attraversare pedoni e ciclisti da un parte all'altra del Reno.

 

E' caldo, ma c'è un vento che all'orizzonte sta portando sulla pianura nuvole di pioggia. Ma sono ancora lontane, intangibili, inafferrabili.

C'è ancora tempo per fotografare il paesaggio nella fase del tramonto, quando le ombre si allungano gradualmente su Polesino da sera ed una luce calda illumina le case di Polesino da mane.

Trebbo di Reno e Longara al tramontoC'è ancora tempo per essere grati di poter ancora distinguere le tracce storiche che il territorio ha conservato del nostro passato, anche di quello scomparse per sempre: il nome di una strada, la struttura territoriale, i filari di alberi al limite di due campi coltivati, oppure le opere di devozione popolare collocate ai crocicchi o sul limitare di un percorso, sono suggerimenti importanti.
Cercare di leggerli è una possibilità che abbiamo per comprendere, indagare, scoprire e non dimenticare.

Questo è il pensiero sereno che mi scompiglia i capelli mentre ritorno verso il Trebbo, mentre il sole va giù all'orizzonte.

 

 

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