Diario di Viaggio

La casa dell'aviatore di Katia Dal Monte: in memoria di Villa Muggia

I luoghi abbandonati sono moltissimi. Pochi però hanno la possibilità di riemergere dall'oblìo attraverso una pubblicazione sensibile e delicata come "La casa dell'aviatore", romanzo breve scritto da Katia Dal Monte ambientato a Villa Muggia di Imola.



La casa dell'aviatore di Katia Dal MonteL'autrice stessa ha voluto inviarmelo perché ha compreso, attraverso un mio articolo, il fascino che la storia della villa ormai abbandonata ha esercitato su di me fin dalla prima volta che l'ho vista.

 

Villa Muggia ImolaCome me, anche l'autrice è stata ispirata da questa residenza che fu progettata negli anni Trenta dall'architetto milanese Piero Bottoni insieme a Mario Pucci per la ricca famiglia Muggia, di origine ebrea, che fu per un breve periodo presidio dell'esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale e che fu bombardata in modo irreparabile nel 1944.

Tuttavia, il punto di vista che ha preso a riferimento per scrivere il suo romanzo breve è decisamente più singolare. Katia racconta la casa attraverso i pensieri di chi la abita. Pensieri che hanno il potere di descrivere ogni volta un aspetto diverso della residenza e contemporaneamente di raccontare le vicende di altre persone che, pur non essendo direttamente collegate alla casa, la ingrandiscono e ne aumentano il valore emotivo. Perciò, anche chi non vive nella casa la abita comunque.

Villa Muggia Imola abbandonataCi sono il padre (di cui l'autrice non svela mai il nome), la malinconica madre Anna, il figlio Giulio, grande sognatore ed idealista che sorvola col suo aereo la collina su cui sorge la villa, la figlia Margaret, che da poco è rimasta vedova e non riesce a confessare ai due figli che il padre Marco è morto. E poi ci sono Angelo e Antonia, i custodi della proprietà, gli ufficiali tedeschi che la occupano durante la guerra, l'architetto che invano spera di poter riportare in vita quello che ritiene essere uno dei suoi capolavori architettonici. Ognuno col proprio vissuto, coi propri affetti e con le proprie paure da affrontare.

 

All'interno di Villa Muggia di ImolaAlla fine la villa è catalizzatrice di così tanti pensieri, desideri, sogni ed emozioni, che le persone che l'hanno abitata e vissuta diventano pura essenza, qualcosa che riempie gli spazi fisici fino a legarsi indissolubilmente ad essa, che resiste anche quando i muri vengono squarciati.

 

L'epilogo di Villa Muggia lo conosciamo tutti: non è stata mai più ristrutturata, i discendenti dei Muggia l'hanno venduta, poi è subentrato il vincolo che ha congelato il suo stato al momento in cui i bombardamenti hanno distrutto per sempre il sogno che essa rappresentava.
Tavolo ellittico di Villa MuggiaQuello che non sapremo mai senza leggere il libro è che l'autrice ha cercato di riscattare la memoria di questo luogo, sia legando ad esso eventi che ben si intrecciano con le reali vicende storiche della casa, sia inserendo nella storia un personaggio, discendente della famiglia, che con un gesto semplice e simbolico, metterà finalmente pace tra le mure scrostate della villa.

 

Credo che si tratti di un modo personale e molto delicato di riportare il cielo e la luce in quella casa che va ricordata non solo per i drammi ad essa legati, ma anche per il significato simbolico che ogni casa assume quando le vite delle persone si legano ad essa.

 

E' il riconoscimento che Villa Muggia merita, che a Villa Muggia forse ancora mancava. Un aspetto che la rende umana: fragile, ma nello stesso tempo piena di forza evocativa.

 

 

Bibliografia, links ed altri documenti utili alla scrittura dell'articolo:

 

  • "La casa dell'aviatore" di Katia Dal Monte, Giraldi Editore (2018)

  • Letture consigliate:
    - "Villa Muggia al Bel Poggio di Imola. Una storia incompiuta" a cura di Giorgio Bolognesi con scritti di autori vari – Theòdolite Editore (2016)

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