Un pomeriggio a Poggio Renatico: incontri che non ti aspetti

"Non puoi parcheggiare lì. E' una proprietà privata ed i proprietari non hanno piacere che si sosti in quell'area".

 

Peccato, mi sono detta, avevo trovato un così bel posticino all'ombra non lontano dal luogo in cui volevo recarmi, che non mi sembrava nemmeno vero.

Mi sono avvicinata a quella signora che mi guardava coi suoi grandi occhi azzurri in modo interrogativo e un po' sospettoso, spiegandole le mie necessità: che avevo bisogno di raggiungere quella chiesina in mezzo al nulla laggiù e che...

 

Tenuta Raveda Poggio Renatico"Mi spiace" mi ha risposto "Ma come vedi hanno transennato la zona ed è pericoloso."
"Peccato" ho risposto "Ho fatto un po' di strada per vederla e volevo solo farle delle foto dall'esterno se non è sicuro. Sa, volevo scrivere della sua storia o farle qualche bella fotografia con la quale accompagnare il mio articolo."

 

A quel punto, lo sguardo e l'atteggiamento della signora sono cambiati completamente. Erano forse le parole che le servivano a decidere di accompagnarmi.

Qualcosa mi diceva che aveva più di una storia da raccontarmi su quei luoghi, visto che vive in un bellissimo podere a poca distanza e il trascorrere delle ore mi avrebbe dimostrato che avevo ragione.

 

"E tu ti sei fatta tutta questa strada da Argelato fino a qui solo per vedere quella chiesa?" mi ha chiesto mentre ci avviavamo. Non c'era accenno di critica o incredulità nel suo tono, ma solo un sincero stupore.

 

"Sì, certo" le ho risposto con un sorriso "L'ho trovata per caso su Google Maps mentre cercavo qualcos'altro, a dire il vero. Ma mi sono incuriosita e volevo vederla da vicino."

 

La storia di come ho visitato e conosciuto meglio il territorio che circonda la chiesina della Madonna della Neve nell'ex Tenuta Raveda di Poggio Renatico è cominciata proprio così e voglio ricordarlo in queste pagine di diario perché le informazioni ricevute da questa signora sono la base fondante delle mie ricerche e di quanto scriverò sull'argomento.

 

Lei vive da più di vent'anni in questo territorio attraversato dal Riolo e ne conosce sia la storia più recente, che quella tramandata dalla sua famiglia.

Mentre camminavamo mi ha raccontato, non senza un po' di nostalgia, quello che ricorda dell'osteria, della chiesa, della vecchia scuola, del palazzo padronale e di come si viveva qui qualche anno orsono.

Una vita semplice, fatta di tanto lavoro e sacrifici, molta terra, ma anche di tanta vita comunitaria.

Più andava avanti col racconto, più mi sono resa conto che quel che non c'è più, al pari di quanto rimane, deve essere assolutamente raccontato e ricordato. Ed è quello che cercherò di fare al meglio delle mie possibilità.

 

Dopo la visita alla chiesa, la signora, notando il mio interesse per gli alberi, mi ha mostrato una parte dei terreni coltivati a frutteti della sua proprietà e poco più in là da questi, un boschetto che sembra essersi formato spontaneamente, pieno di specie arboree diverse: pioppi cipressini, fichi, noci, una varietà infinita di alberi che grazie all'ombra ed al terreno sabbioso (terra dolce) sono riusciti a crescere rigogliosi...ed anche decisamente intricati, a dire il vero!

 

Tante sono le curiosità che mi ha raccontato anche sulla sua casa, un bel podere che risale almeno ai primi del '900 su un terreno di circa 10 ettari che un tempo apparteneva alla nobile famiglia milanese dei Sessa, che nel territorio di Mirabello ha costruito un palazzo che oggi è sede del Museo della Civiltà Contadina Rodolfo e Luigi Sessa. Si tratta di argomenti davvero interessanti che meritano approfondimenti.

 

Ho salutato la mia "ospite" due ore e mezzo dopo il nostro inaspettato incontro. Da questa giornata ho ottenuto più di quanto potessi aspettarmi: oltre a essere entrata nella storia di un territorio, ho avuto modo di conoscere una persona che queste terre le vive ogni giorno, ma che soprattutto le ama.

La mia speranza è di poter approfittare della mia prossima visita nel territorio (visto che ci sono ancora tante tappe interessanti da visitare in zona) per poterla rivedere.

 

Ho sempre pensato che incontrare qualcuno su un cammino di ricerca non sia mai un evento casuale. Spesso queste persone sono lì per lasciare un segno tangibile di esperienza umana oltre a quella puramente storica, architettonica o paesaggistica. Queste esperienze sono qualcosa di preziosissimo, che ci viene affidato e sul quale abbiamo un'enorme responsabilità, anche e soprattutto qualora volessimo raccontarle, tramandarle.

E io auspico sempre di sapermi dimostrare all'altezza di questa fiducia e di questo compito.

 

 

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