Penso sia inutile raccontarvi in questo articolo la sorpresa e la preoccupazione di questi ultimi due mesi. L'epidemia di Coronavirus ha colto tutti alla sprovvista, ricordandoci i nostri limiti come essere umani e che basta un solo attimo per perdere ciò che di più prezioso abbiamo: la vita.

Tuttavia, come molti di noi, ho cercato di fare fruttare anche questo periodo di isolamento occupandomi di argomenti e ricerche lasciati in sospeso.

Maggio 2020 CoronavirusIn condizioni di libertà normali si ha sempre qualche altro posto in cui andare, qualche altra cosa da fare, pertanto nei miei archivi giacevano in silenzio immagini e documenti dimenticati che con un recente riordino, altra buona conseguenza di questa quarantena, mi sono tornati alla mente.

Ecco il motivo per cui sulle pagine di questo sito e sulla mia pagina Facebook sono cominciati a spuntare articoli o immagini di luoghi visitati anche un anno fa, che hanno trovato finalmente un loro posto tra le mie pubblicazioni.

Questa è la parte positiva, per così dire, della quarantena.

Ma siccome una medaglia ha sempre due facce, è giusto metterne in luce anche gli aspetti negativi, che nel mio caso potrei sintetizzare con una sola parola: nostalgia.

Ieri era il 1° maggio: si è aperta una nuova pagina del calendario, che a causa di questa epidemia è vuota. Di programmi non se ne possono fare e adesso dovrò scriverla giorno per giorno.
Su questa pagina c'era qualche progetto scritto a matita, qualche evento del quale dovevo ricordarmi che per qualche assurda ragione (forse il masochismo), non mi sento di cancellare.

Se tutto fosse andato come sempre, ci sarebbe stata la festa a Malacappa, con Walter e tutti i suoi amici, una visita al Castello di Bentivoglio guidata dall'amico ed Assessore alla Cultura del Comune di Castel Guelfo Gianluigi Tozzoli, qualche esplorazione urbana con gli amici appassionati come me di luoghi abbandonati, una bella giornata alla Tenuta Arpinati per classificare e mappare, con calma e pazienza, tutti i suoi alberi (lavoro che ad alcuni potrà sembrare assurdo, lungo e noioso, ma che io, al contrario, avrei trovato rigenerante).

Come avrete avuto modo di comprendere nei giorni scorsi dalla mia pagina Facebook, questi luoghi, queste persone ed i ricordi ad essi collegati sono indelebili e con la lontananza forzata, ancora più forti. Il motivo sta nella qualità del tempo che ci ho passato ed in quello che gli voglio ancora dedicare. Si tratta di un aspetto della mia quotidianità al quale in questi mesi ho dovuto rinunciare a malincuore, insieme ai rapporti sociali, soprattutto quelli che si sono sviluppati negli ultimi anni.
Non manco di tenermi in contatto con le persone alle quali sono legata e sono contenta che stiano bene. Tuttavia l'assenza di un contatto umano diretto a volte può essere destabilizzante. Il contatto a distanza ci avvicina un po', ma non è la stessa cosa: allo stato attuale, è fatto spesso di "forse", "ma" e "oppure" ed è pieno di condizionali, tutte cose che trasmettono un senso di instabilità.

 

Ho la sensazione che una volta usciti da questo momento, non tutti saranno gli stessi che vi sono entrati. Vi saranno forse rapporti che ne usciranno rafforzati e altri indeboliti, cose che davamo per scontate che magari non lo saranno più. E forse cambierà anche il rapporto con gli spazi, con i luoghi.

Nel volgere questa nuova pagina del calendario, mi domando, un po' preoccupata, in quale modo rientrerò alla vita libera e incondizionata dopo questo momento complesso e difficile.


Ripenso spesso alle parole che tempo fa mi ha detto la mia vicina di casa: "Pensa alla salute. Il resto si rimedia".
E io a questo penso, per questo prego, per me e per i miei cari: che non ci manchi la salute per portare avanti quei progetti ed obiettivi sui quali anche adesso, timidamente e con un po' più di incertezza, stiamo riflettendo.

 


Nell'immagine pubblicata con questo articolo: l'amico Freddy in un momento di contemplazione fuori dalla finestra di casa.

 

 

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