Tipologia: giallo storico

Luogo dell'assassinio: Via Trapalazzi (oggi via Garibaldi) – angolo via Malpertuso, Piombino (LI)

 

Le cronache ci tramandano un interessante quanto cruento fatto di storia che riguarda Alessandro I Appiani (o Alessandro d'Appiano), discendente di una delle famiglie nobili più importanti del territorio livornese e grossetano. Principe di Piombino, figlio naturale di Iacopo VI e di Oriettina Fieschi, Alessandro Appiani era sposato con Isabella de Mendoza, nobildonna spagnola figlia del Conte di Binasco. Ai tempi a Piombino era presente (secondo i vigenti trattati di alleanze e protezione) una nutrita guarnigione spagnola a protezione della città e della Signoria, al comando del Capitano Don Felix d'Aragona. Era noto che il matrimonio tra i due fosse solo un rapporto di convenienza, che Alessandro avesse un'indole libertina, che Isabella a sua volta avesse una relazione da tempo con Don Felix, ma si conosceva anche la politica piuttosto aspra di Alessandro diretta particolarmente ai sudditi più in vista della città e spesso in favore dei ceti meno abbienti.

In qualche modo, questi aspetti trovarono una congiunzione nella sera del 28 settembre 1589.

Alessandro stava rientrando al suo Palazzo in Cittadella passando per via Trapalazzi (oggi via Giuseppe Garibaldi) accompagnato da una piccola scorta. All'angolo con via Malpertuso, qualcuno da una finestra gli sparò e successivamente, al dileguarsi della scorta, cinque uomini uscirono da un portone lo trucidarono con pugnali, alabardi e mazze.

 

L'uccisione del Signore di Piombino ebbe grande risonanza in tutte le corti d'Europa, giacché Piombino era un piccolo stato che aveva una grande importanza economica e strategica per la sua posizione geografica.

 

Documentate ricerche storiche inducono a supporre che l'episodio fu una congiura ordita dalle più importanti famiglie piombinesi con la partecipazione della moglie Isabella di Mendoza e di Don Felix de Aragona e sapientemente occultata dagli spagnoli, che riuscirono inizialmente ad impedire la condanna dei responsabili ed a prendere il comando della città.
Fu per merito delle Comunità di Suvereto, Scarlino e Campiglia, che Ferdinando I, granduca di Toscana, intervenne presso Filippo II per far eleggere come Signore Cosimo Iacopo, figlio di Alessandro. Filippo II inviò a Piombino una guarnigione militare ed un magistrato e fece disporre interrogatori e processi. Dalle indagini non emersero colpe imputabili alla popolazione, bensì proprio a Don Felix, che venne arrestato, sottoposto a processo a Napoli il 27 maggio 1595, dichiarato colpevole e condannato al carcere a vita. I cinque sicari e tutti coloro che si erano resi complici nella congiura subirono sorti ben peggiori: alcuni furono impiccati e poi pubblicamente squartati; uno morì in carcere, prima dell'esecuzione, forse suicida; altri scomparvero o vennero pubblicamente torturati e poi rilasciati.

Isabella, invece, convinse tutti della sua estraneità ai fatti e di essere innocente. Su consiglio di Ferdinando I, Granduca di Toscana, si recò a Genova presso persone a lui fidate perché lì potesse stare a sicuro e in serena attesa che i processi terminassero. Proprio a Genova, ricevette nell'aprile del 1590 ambasciatori e Priori piombinesi che giurarono fedeltà a lei e al figlio Jacopo VII, futuro principe. Anche se non tutti credettero alla sua innocenza (come Alemanno, fratello di Alessandro), il processo la vide non colpevole ed il popolo ebbe fede e stima in lei. Il 7 febbraio 1594, su decreto Reale dell'Imperatore Rodolfo II venne investita Principessa e Piombino, da Signoria, divenne Principato.

Nel punto in cui Alessandro venne ucciso, negli anni settanta del XIX secolo, il Comune di Piombino volle porre una targa marmorea a memoria dell'accaduto. Il testo della targa, in italiano, è il seguente:

Sotto il ferro dei congiurati, complice Isabella sua moglie, qui cadde estinto Alessandro I d'Appiano, Signore di Piombino, la notte del 29 settembre 1590”.

In realtà, la data esatta è il 28; inoltre, viene riportato 1590 anziché 1589 perché, probabilmente, si vuole ripercorrere l'usanza in voga fino al Principato bonapartista, che vedeva lo stile del calendario piombinese iniziare a marzo, anziché gennaio, quindi il conteggio degli anni era antecedente di uno rispetto al tradizionale calendario Gregoriano.

I vecchi piombinesi narrano che tra le mura delle case dove avvenne l’eccidio si odono ancora i lamenti di Alessandro. Ogni anno, verso la fine del mese di settembre, il suo spirito torna a infestare una casa disabitata di via Malpertuso, accusando la moglie e i falsi amici, per chiedere che venga salvato il figlio dalle mani degli spagnoli.

Trovo che l'assassinio di Alessandro I Appiani, con il mistero che ancora lo circonda, sia una storia degna di una serie tv o di un film.



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