Salendo sulla rampa di Malacappa, avevo già sentito un sorriso affiorare alle labbra solo nel vedere i consueti panni stesi al vento. Era una bella giornata di sole, il momento ideale per tornare all'amato borgo.


Nella Golena del Reno a MalacappaAl mio arrivo, la zona appariva già brulicante di anime: qualcuno saliva o scendeva dagli argini per una passeggiata, qualcun'altro si godeva l'ombra davanti al bar ancora chiuso, altri ancora si muovevano in quel momento verso altre direzioni.

 

Quando ho raggiunto Walter e gli altri avventori del luogo, mi sono seduta nella sedia poco distante e poi l'ho guardato in faccia (mezza faccia, a dire il vero, vista la mascherina) e lui ha guardato me:

"Ciao" mi ha detto come sempre.

E io: "Ciao".

Per un po' siamo stati zitti, senza pensare a cosa dire o cosa fare. E questo è il bello: ci siamo salutati come le altre volte, come se non ci fosse stato questo lungo periodo di lontananza.

 

Fienile abbandonato nella Golena del RenoDopo un paio di chiacchiere tra vecchi amici, siamo partiti alla volta di diverse destinazioni, sempre nell'ottica degli interessi che mi stanno coinvolgendo di più in questo momento: oratori, pilastrini e alberi.
Dapprima abbiamo visitato Casadio, dove Walter mi ha mostrato due pilastrini e la grotta dinanzi alla Chiesa di Casadio, alla cui costruzione ha contribuito anche la sua mamma, che è sempre stata persona molto devota.

Sempre sul tema oratori, ci siamo diretti alla Venenta ed abbiamo fatto una breve sosta sulla stretta stradina per osservare l'Oratorio di Santa Maria della Venenta, che si trova nella sede della Compagnia di Santa Maria della Venenta. Ne sono rimasta sinceramente colpita perché reca sulla facciata principale il mosaico di San Michele Arcangelo, figura alla quale, anche per tradizione famigliare, sono particolarmente legata. Curiosando nel giardino, ho notato anche sulla destra la scultura dell'Arcangelo. Mentre ci allontanavamo, ho pensato che l'oratorio e la storia che lo circonda meritano certamente un prossimo approfondimento.

 

Proseguendo il nostro cammino, ci siamo avventurati nella Golena del Reno, quella immediatamente vicina a Malacappa. Sempre nell'ottica del mio studio sugli alberi, abbiamo sostato nei pressi di due diversi edifici oramai abbandonati da anni a causa delle diverse piene che qui si sono susseguite. Nel primo sito, prima c'era anche una casa che è stata demolita. Sono rimasti un vecchio pozzo, il fienile e due grandi Pioppi Neri che delimitano la proprietà terriera. Prima qui c'era una colonia di gatti, che con le ultime piene si è dispersa. Sono scappati altrove e nessuno di loro è più tornato dopo la piena del novembre scorso.

 

Casa abbandonata nella Golena del RenoPoco dopo ci siamo spostati nei pressi di un'altra casa abbandonata con fienile e stalla. Ci siamo attardati nel giardino dove diverse specie arboree continuano a sopravvivere nonostante gli sbalzi climatici del territorio: aceri campestri, melograni, pioppi, una bella varietà!

La casa è praticamente inaccessibile a causa della vegetazione cresciuta davanti al cancello d'ingresso, tuttavia nella stalla si riesce ancora ad entrare. L'atrio passante e le colonne laterali hanno ancora il loro fascino, ma a guardare bene l'insieme ci si accorge che è tutto coperto da uno spesso strato di fango secco. Quanto può essere arrivata in alto l'acqua delle ultime piene? E quando gli abitanti di questo luogo hanno deciso che non era più possibile rimanere a vivere qui?

Walter dice che ricorda un tempo in cui sua sorella veniva qui e c'erano due grandi cani a bada della proprietà. Ma è stato tanto tempo fa. Sembra che il tempo qui si sia fermato ad una data indefinita.

 

Il nostro viaggio è continuato lungo le sponde del Reno. Io non so come Walter faccia, ma ci sono delle volte che andar su e giù per gli argini con la jeep, mi dà la sensazione che il mezzo si debba ribaltare da un momento all'altro. Devo ancora abituarmi agli sballottamenti, ma nello stesso tempo mi diverto perché è un po' come andare su una giostra.

Salice Bianco lungo il Fiume RenoAbbiamo osservato lo stato del fiume, constatando purtroppo una situazione non ottimale: tronchi di albero, vegetazione e sporcizia trasportati dalla corrente del fiume durante le piene precedenti impediscono al fiume di scorrere. Ma non penso che la gente di qui se ne starà con le mani in mano.
Mentre pensavo a questo e fotografavo la zona, il ramo di un albero con le sue foglioline mi ha sfiorato la testa: era un Salice Bianco.Visto sui libri fa tutt'altro effetto che dal vivo e quello che più mi ha colpito sono le foglie: vellutate al tatto, lucenti come il raso, di un bel colore verde cangiante alla luce. Quale opera umana, quale tecnologia potrebbe mai eguagliare questa perfezione? Sono stata a lungo ad osservare l'albero mentre Walter attendeva paziente sulla jeep (guardate che a starmi dietro mentre faccio le mie osservazioni ci vuol tanta pazienza), chiedendomi se tutti i salici bianchi siano così belli ovunque o solo sui fiumi.

 

La nostra esplorazione rurale si è conclusa passando per il "viale di servizio" della Tenuta Arpinati.

"C'è qualcosa qui che non hai ancora classificato, forse..." mi ha detto Walter. Poi ha indicato un albero che sembrava un pioppo cipressino, ma più basso: "Quella è una Quercia Cipressina".

 

Sfogliando mentalmente il mio "Quaderno Botanico", ho focalizzato che non la conoscevo e sono rimasta stupita per l'ennesima volta: "Dovrò aggiornare immediatemente le schede del mio quaderno" gli ho risposto, pensando poi che devo ancora cominciare un lavoro che progetto da tempo, ma che a causa del Coronavirus ho dovuto rimandare: catalogare e mappare le specie arboree della tenuta.
Questo studio sugli alberi si profila come un'indagine molto impegnativa, ma utilissima alla comprensione del nostro territorio.

Per fortuna ho poi dalla mia parte Walter ed i suoi amici agricoltori, che mi stanno aiutando molto nel riconoscere la varie specie e nel comprenderne le particolarità.

 

Bug Hotel - Casette per insetti della Tenuta ArpinatiDopo un'ultima tappa presso i Bug Hotel (casette per insetti) presenti sempre nella tenuta (ho scoperto che alcune specie di vespe sono tra le migliori impollinatrici esistenti, oltre che ottimi predatori per parassiti), siamo tornati al punto di incontro e da lì io e Walter ci siamo salutati, dandoci appuntamento al successivo 2 giugno.

 

Mentre tornavo a casa, percorrendo la via Lame ed imboccando poi la via Venenta, mi sono sentita leggera e piena nello stesso tempo: sono tornata alle cose che amo con grande serenità, ma nel contempo ho raccolto molte nuove informazioni che prima o poi avranno un posto tutto loro nelle mie storie.

 

Questo ritorno a Malacappa è stato molto importante per me, anche se può non essere semplice da comprendere: ci sono luoghi che segnano la nostra esistenza più di altri, che forniscono la spinta a ricominciare, nei quali sai che puoi rifugiarti e nello stesso tempo trovare una persona per chiacchierare, nei quali puoi stupirti senza che ti considerino strana, che sanno rispondere con semplicità alle tue passioni ed alle tue curiosità.
Malacappa è una tappa energetica per me: potrò non capire cosa significa vivere qui ogni giorno, ma ho la certezza che mi accoglierà sempre quando ne avrò bisogno. I luoghi che ti accettano per come sei, meritano le stesse identiche attenzioni. Non trovate? wink

 

 

Copyright e diritti d'autore

Storie di Pianura è un progetto di Genziana Ricci.
Tutti i contenuti del blog
sono sottoposti a copyright ed alle leggi vigenti sui diritti d'autore.
Tutti i diritti sono riservati, salvo espressa autorizzazione all'utilizzo da parte di Genziana Ricci. 

Newsletter