Il Canale Emiliano Romagnolo, percorso di prosperità per la regione

Il Canale Emiliano Romagnolo, noto anche come CER, è di fatto una delle più importanti opere idrauliche sia dell'Emilia-Romagna, che di tutto il territorio nazionale.

 

Canale Emiliano Romagnolo CERAttraversa 135 chilometri della nostra Regione, assicurando l'approvvigionamento idrico di un territorio - quello delle provincie di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna – riconosciuto come un'area tra le più produttive a livello internazionale sotto il profilo industriale ed agricolo, ma povera di acque superficiali.

Costruzione del CER, foto Enrico PasqualiStiamo parlando di una superficie di 336.000 ettari, di cui 227.000 sono ad uso agricolo con 158.000 ettari attualmente irrigabili con opere di distribuzione canalizzate.

 

Il CER parte da S. Agostino di Ferrara terminando in provincia di Rimini in prossimità del fiume Uso. Per il trasporto e la distribuzione dell’acqua nel territorio, si avvale complessivamente di sette impianti di sollevamento (l’impianto principale sul Po, due per i territori a sinistra del Reno e quattro per i territori in destra Reno, tra cui un impianto ausiliario a S. Agostino utilizzato nel periodo invernale), di circa 165 km di canali e di una diga fluviale mobile alla foce del Reno.

 

E' un importante lavoro di gestione quello che dal 1939 è affidato al Consorzio di Bonifica di secondo grado per il Canale Emiliano Romagnolo. Esso studia e realizza l'esercizio del canale e delle opere irrigue, affidando ai Consorzi associati la distribuzione irrigua della risorsa nel territorio a seconda delle dotazioni ad esse assegnate.

 

Costruzione del CERUn'opera di questo tipo ha certamente una storia degna di essere raccontata.

>L’idea di costruire un canale in grado di rendere disponibili le acque del Po per l’irrigazione della pianura emiliano romagnola ha più di 400 anni.

La prima intuizione venne nel 1620 all'Abate Raffaello Tirelli da Reggio che propose al Duca Cesare d’Este un progetto per estrarre l’acqua dal Fiume Po per irrigare le provincie di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna.

Durante il periodo napoleonico, gli ingegneri Parea e Bolognini vennero incaricati di riprendere in esame il progetto. In quegli anni, si cercò anche di riportare il Reno verso il Po, che da secoli inondava la bassa emiliana, verso un canale artificiale che tuttora conserva il nome di Cavo Napoleonico.

Percorso del Canale Emiliano RomagnoloNel 1863, i bolognesi Annibale Certani e Cesare Perdisa presentarono al Regio Governo di Torino un ambizioso progetto che prevedeva la creazione di una via d’acqua dalla provincia di Alessandria alla pianura forlivese, che però fu rinviato per motivi di natura politica. La stessa sorte toccò al progetto successivo, a cura dell’Ingegnere Italo Maganzini, presentato nel 1893.

Ci sarebbe voluto ancora mezzo secolo perché l'idea del Canale Emiliano Romagnolo venisse realizzata concretamente.

Nel 1939, l'Ingegnere Mario Giandotti, Ingegnere del Genio Civile e poi Commissario Governativo del CER, riprendendo gli studi dei suoi predeecessori, presentò un progetto che ricevette nel 1941 la prima approvazione ufficiale dal Consiglio dei Lavori Pubblici. Ma a causa della guerra il progetto venne ripreso solo nel 1947, ma in una versione ampliata dal Giandotti, che coniugava le esigenze della difesa dalle piene del Reno e quelle dell’irrigazione della pianura bolognese e romagnola.
Il punto di derivazione del Po venne spostato definitivamente a Bondeno, in posizione di confine tra le regioni (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto) e quattro provincie (Modena, Ferrara, Mantova, Rovigo).

 

Storia del Canale Emiliano RomagnoloI lavori iniziarono nel 1955, ma occorse altro tempo perché il canale superasse il km 100, negli anni '80, per entrare nel territorio romagnolo. All'inizio nel nuovo millennio, il CER varcò il Rubicone entrando nel riminese e raggiunse il limite estremo del territorio regionale.

Costruzione del CER, foto Enrico PasqualiNel frattempo, il progetto originario si era notevolmente ampliato: da semplice canale di adduzione, il CER era diventato un sistema idrico complesso comprendente anche le derivazioni verso le utenze, non più soltanto del settore agricolo ma anche civile, produttivo, ambientale e turistico.

 

Il CER, in quanto unico corso d’acqua che in estate riesce a garantire la risorsa idrica all’intero territorio romagnolo anche per usi potabili, è dunque un'opera fondamentale per lo sviluppo dell'economia regionale.

L'impatto ambientale è un altro elemento importante che caratterizza il canale: negli usi produttivi, consente la sostituzione delle acque di falda con acque di superficie ed il paesaggio trae benefici dalla sua immissione in alcuni torrenti romagnoli ed in tutta la rete irrigua a tutela della biodiversità del territorio e delle zone umide costiere di importanza comunitaria (Punte Alberete e Valle Mandriole).

 

Ci sono voluti molto tempo, molti progetti e tanto lavoro, ma alla fine le intuizioni e le speranze dell'Abate Tirelli hanno trovato espressione concreta nella realtà.

EStoria del Canale Emiliano Romagnologli scrisse: "Per ciò che il cielo è il marito e l'acqua l'anima della terra quanto a produrre frutti ed i nostri paesi sono tanto asciutti che mai... ad ogni qualche anno abbiamo carestie, non dico calamitose, ma terribili e mortali, le quali mai più si vedranno se si fa questo condotto".

 

Il fotografo Enrico Pasquali (1923-2004) documentò con i suoi scatti gli anni in cui la costruzione del canale ebbe luogo. Nel 2018, le immagini sono state protagoniste di una mostra ideata dal Consorzio CER esposta presso il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna.

Canale Emiliano Romagnolo, CERQuesto lavoro fotografico è una significativa testimonianza di cosa abbia rappresentato la costruzione del canale nella vita di migliaia di persone e ci aiuta a comprendere quanto ancora oggi la sua presenza unisca indissolubilmente la nostra regione.

 

Il CER, oltre ad essere una mirabile opera di ingegno, è un percorso idrico capace di assicurare vita e prosperità alle terre attraversate, proprio quello che l'Abate Tirelli intendeva più di quattro secoli fa.

Ecco perché è giusto che le nostre comunità ne abbiano a cuore la cura e l'evoluzione futura.

 

Bibliografia, links ed altri documenti utili alla scrittura dell'articolo:

 

 

 

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