L'Opificio delle Acque di Bologna: la storia torna a scorrere

Tra la via della Grada e la via Calari di Bologna sorge, decisamente imponente, l'antico Opificio della Grada, il cui centro didattico e documentale è oggi conosciuto come Opificio delle Acque, luogo che ha lo scopo di promuovere la conoscenza del legame della nostra città con l'acqua.


Opificio delle Acque di BolognaL'Opificio ha una storia lunga ed interessante: sorse nel 1681 a cavallo del Canale di Reno su iniziativa di Giambattista Mengarelli che qui ebbe l'autorizzazione di costruire una pellacaneria o conceria, che nel XVIII secolo divenne di proprietà del Cardinale Pompeo Aldrovandi, poi del Capitolo di San Petronio nel 1775 ed alla fine del secolo al Corpo degli Interessanti del Canale di Reno (oggi Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno).
Verso la metà del XIX secolo, cominciarono per l'Opificio una serie di trasformazioni funzionali che lo portarono, nel 1899, a fornire all'Istituto Ortopedico Rizzoli l'energia idraulica necessaria ad alimentare la prima sala a raggi x.

Dopo la fine dell'attività, nel 1926, le turbine furono smantellate. Per qualche tempo i locali al terzo piano vennero dati in uso alla ditta Maccaferri, nel dopoguerra l'intero edificio fu adibito a alloggio per indigenti e per qualche tempo il piano terra ospitò i vigili urbani.

Non è mai cessata invece la regolazione idraulica realizzata con le antiche paratoie capaci di regimare l'intero tratto di canale posto a monte.

 

Opificio delle Acque di BolognaFin da una prima veduta esterna, è evidente il ruolo centrale che l'opificio, collocato strategicamente a cavallo del Canale di Reno proprio nel punto in cui questo entrava in città, rivestiva nel governare e sfruttare la portata delle acque per le diverse necessità produttive.
Si hanno notizie di una ruota capace di produrre forza motrice e di alimentare un orto nella proprietà Aldrovandi posta a sud ed incapace di ricevere acqua naturalmente, della presenza di tutti i macchinari necessari alla lavorazione della galla, sostanza ricavata dalla corteccia delle querce e preziosa per il processo di concia e per il fissaggio dei colori, dell'avvio nel 1842 di un'attività molitoria che con l'aumento del diametro della ruota motrice, l'installazione di due macine da grano e una ulterore canalizzazione (tornacanale) con altre due ruote, venne duramente contestata poichè finì per alterare la portata delle acque del canale, influenzando il funzionamento del paraporto della Canonica e danneggiando gli utenti del Canale delle Moline.

Il Consorzio ha intrapreso nel 1995 il recupero del fabbricato ed il piano terra, dove si trova la grande ruota idraulica, è stato oggetto di ristrutturazione nel corso del 2018 su progetto dell’Architetto Francisco Giordano.
Oggi l'Opificio delle Acque conserva - nel nome, nelle antiche strutture preservate e nella curata esposizione - la memoria delle sue origini e delle successive utilizzazioni (conceria, molino da grano, pila da riso, centrale idroelettrica), permettendoci di ricordare quel mondo che intorno alla metà del secolo scorso è stato nascosto sotto metri di terra e cemento.

Opificio della Grada di BolognaLa sede dei Consorzi dei Canali di Reno e di Savena (via della Grada 12) ospita, oltre agli uffici amministrativi, l'Archivio storico che raccoglie i documenti prodotti nel corso dei secoli dalle antiche Assunterie preposte alla gestione dei diversi comparti idraulici e dai tre Consorzi che tuttora mantengono e curano le strutture del Sistema idraulico artificiale bolognese.

A queste attività è associata una sala conferenze munita di tutte le attrezzature necessarie a meeting e convegni ed un'area espositiva per mostre che documentano la gestione del patrimonio idraulico e lo sfruttamento della preziosa risorsa idrica.


Ruota idraulica Opificio delle AcqueAll'Opificio delle Acque si ha la sensazione che la storia ricominci a scorrere, come le acque che a Bologna hanno portato per secoli commerci, prosperità, culture diverse. Qui il passato è riuscito a ricongiungersi al presente ed anche al futuro della nostra città. Una possibilità, soprattutto per le nuove generazioni, di conoscere l'inestimabile patrimonio di storie e saperi che le acque ci hanno lasciato e che ancora continuano a rappresentare.

 

 

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