Museo della Civiltà Contadina Rodolfo e Luigi Sessa di Mirabello

Mentre percorro il lungo viale fiancheggiato da rigogliose querce piramidali, non riesco a distogliere lo sguardo dal punto focale della prospettiva creata dagli alberi: lo splendido Palazzo Sessa-Aldrovandi si rivela poco a poco, mano a mano che avanzo. Al piano terra di questa superba costruzione, si trova il Museo della Civiltà Contadina – Rodolfo e Luigi Sessa, motivo per il quale mi trovo qui oggi.

 

Museo di MirabelloAd accogliermi al mio arrivo ci sono Rodolfo Soncini Sessa e la sorella Carola, che mi accompagneranno nel mio viaggio all'interno del Museo.

 

La formazione di questo spazio è relativamente recente, ma l'idea che l'ha ispirata parte da diverso tempo prima. Negli anni '80, i primi ad indagare sulla storia e le trasformazioni del territorio mirabellese furono Carlo Bione, Franco Rinaldi ed Ermanno Carletti. Questi tre volenterosi e curiosi studiosi cominciarono a ricercare ed analizzare documenti d'archivio e mappe, raccogliere testimonianze ed informazioni utili dagli abitanti del luogo (tradizioni, racconti, canti, poesie, etc.) ed inoltre a rintracciare oggetti di vita contadina, consapevoli che col tempo avrebbero potuto andare perduti per sempre.

Sulla base di questo patrimonio di conoscenze, fu organizzata una mostra e redatta una pubblicazione dal titolo "Mirabello. Il territorio e l'uomo", pioniera del museo che sarebbe stato creato circa 30 anni dopo.

Il museo è stato ideato nel 2004 e la sua realizzazione ha richiesto sei anni. Nel 2011 è stato inaugurato e intitolato a Rodolfo e Luigi Sessa, due milanesi che hanno amato questa terra e ad essa hanno dedicato larga parte della loro attività.

 

Sezioni del Museo di MirabelloLe sezioni che lo compongono sono diverse e molto articolate, collocate secondo un preciso percorso: dall'ingresso il visitatore viene introdotto prima nella parte che riguarda il territorio, ricchissima di mappe, perizie e fotografie che illustrano lo sviluppo di queste terre dal punto di vista idro-geologico ed architettonico, senza dimenticare l'impatto sconvolgente che il terremoto del 2012 ha avuto in questi territori.

La parte successiva è quella dedicata all'uomo. Sono le grandi famiglie aristocratiche che amministrarono queste terre ad essere le protagoniste dell'area e molta attenzione è stata dedicata all'impresa del Monsignor Pompeo Aldrovandi, che in questi luoghi lasciò tracce profonde. Di particolare interesse per il visitatore potrebbe essere una macina in granito per ferro che risale al tempo in cui l'Aldrovandi pensava di produrre chiodi importando il metallo dall'Isola d'Elba, progetto che purtroppo non andò mai in porto poiché il passaggio via acqua per le terre di Poggio Renatico (di proprietà del Cardinal Lambertini) avrebbe richiesto un dazio altissimo.

Museo di Mirabello - Area dedicata al TerritorioPassando all'area della vita domestica, troveremo, oltre ad un imponente telaio utilizzato dal 1918 al 2002, un'altra interessante attrazione: si tratta della cucina dell'Aldrovandi, ritrovata durante i lavori di restauro per l'allestimento del museo. Il camino (vecchio metodo di cottura al quale probabilmente il cuoco della casa non voleva rinunciare), si affianca a quella che per il tempo era una innovativa camera da forno, che il Cardinale Aldrovanti, uomo di mondo ed all'avanguardia, volle importare qui dall'estero. Ne sono rimasti rari esemplari e uno di quei pochi è proprio qui, nel Palazzo di Mirabello.

 

Ma come mai la cucina è finita interrata? In effetti, questa è una domanda che può sorgere ben prima di arrivare in questa stanza. Se ci guardiamo attorno potremo infatti notare archi e volte che affiorano dal pavimento, portoni visibili solo a metà, un soffitto insolitamente basso. La risposta sta nella storia d'acqua di questo territorio: la parte che non si vede è stata interrata a seguito di alcuni lavori eseguiti intorno al 1732 per mettere in sicurezza il palazzo dalle piene del fiume Reno.

 

Ecco perché potremmo definire questo luogo come un museo nel museo: la costruzione stessa è una testimonianza storica dei mutamenti del territorio, ancor più perché legata a due famiglie, gli Aldrovandi ed i Sessa, che a queste terre hanno dedicato moltissime risorse.

 

Museo di Mirabello - Cucina del Cardinal AldrovandiMa siamo solo all'inizio del percorso. Dal corridoio centrale, nel quale possiamo osservare alcuni antichi mezzi di trasporto quali carri, carrozze e barche, possiamo accedere ad un'ampia sala dedicata ai mestieri: gli strumenti del fabbro, dell'agricoltore, dello scariolante e poi quelli del calzolaio e dell'apicoltore, che si affiancano alla zona dedicata alla scuola, nella quale possiamo ritrovare, in piccolo, il mondo nel quale siamo cresciuti ed abbiamo imparato, a volte giocando. Ma se vogliamo tornare alle cose da adulti, possiamo sempre fare un passaggio nella sala dedicata alla cantina. Le enormi botti che trovano collocazione in quest'area oggi non contengono più il vino, ma sono una testimonianza della produzione vinicola del territorio ed anche del lavoro di antiche osterie.

 

Il museo, già realizzato e allestito con una cura ed una competenza ammirevoli, è tuttora in evoluzione: vi è l'idea di ampliare l'area dei mestieri con le informazioni necessarie a comprendere l'utilizzo degli strumenti di lavoro, inoltre l'attività del museo è supportata da diverse attività, come conferenze storiche, canale youtube e sito web costantemente aggiornati.

Rodolfo e Carola hanno ereditato dai loro antenati l'amore per queste terre ed ampliando le ricerche storiche condotte negli anni '80 da Rinaldi ed i suoi collaboratori, hanno creato un'infrastruttura in grado di tramandare la conoscenza del territorio mirabellese e di ciò che lo circonda.

 

Il mio viaggio all'interno del museo è stato particolarmente illuminante: alcune domande hanno trovato una risposta, mentre altri argomenti hanno innescato la Museo della Civiltà Contadina Rodolfo e Luigi Sessavolontà di avviare nuove ricerche.
Ma soprattutto, sono state diverse le aree che mi hanno spinto sul momento a contribuire con "le mie storie" ed a confrontare le esperienze ed i protagonisti di queste terre con quelli del luogo in cui vivo.

 

Del resto, mi sono detta sulla strada del ritorno a casa, un museo del territorio è prima di tutto un'esperienza personale. All'interno è conservata una storia di comune interesse, ma che ogni singolo fruitore ha la facoltà di continuare a scrivere personalmente, attraverso il suo coinvolgimento, i suoi ricordi, le sue conoscenze.

E' per mezzo di questi contributi che il museo si evolve, generando migliaia di nuove storie, attraverso le quali la nostra memoria può camminare su nuove gambe.

 

 

Ringraziamenti, bibliografia, link ed altri documenti utili alla scrittura dell'articolo:

 

  • Un sincero ringraziamento al Prof. Rodolfo Soncini Sessa ed a Carola Soncini Sessa, per la loro disponibilità e per aver reso questa visita al museo un'esperienza davvero utile ed interessante.

  • Sul sito www.ilmuseodimirabello.com e sul canale Youtube "ilmuseodimirabello" è presente una vastissima documentazione sul territorio molto ben organizzata ed illustrata.

  • "Mirabello. Il territorio e l'uomo" - Ricerca storica e cartografica di Carlo Bione e Franco Rinaldi (1980) - Nuova edizione critica a cura di Rodolfo Soncini Sessa del Museo della Civiltà Contadina Rodolfo e Luigi Sessa (2014)"

  • Nell'album "Museo della Civiltà Contadina – Rodolfo e Luigi Sessa" sono disponibili alcune immagini scattate durante la visita al museo.

 

 

 

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