“Buongiorno, in cosa posso servirla?”: botteghe ed attività storiche ad Argelato

Argelato è una piccola realtà di paese ancora oggi, che deve la sua vitalità ed il suo sviluppo tra l'800 e il '900 ad alcune persone e famiglie che qui hanno avviato una loro attività e aperto una bottega.

La bottega di Venturoli intorno agli anni '60Se portassimo l'orologio indietro nel tempo di circa un secolo ed arrivassimo ad Argelato percorrendo la strada principale che l'attraversa, vedremmo un nucleo di case sparse circondate da una vasta cavedagna e campi coltivati. Un paesaggio di estrema semplicità, incontaminato, ma anche un po' isolato.

La bottega o l'artigiano, in quei tempi, svolgevano quindi un ruolo determinante nell'aiutare i cittadini a trovare tutto ciò che cercavano direttamente in paese.

Ma erano anni difficili, in cui la moneta non era l'unica forma di pagamento possibile. Erano quindi frequenti gli “scambi solidali” di arti o mestieri oppure i pagamenti in natura (pane, frumento, frutta e verdura, etc). In qualche modo, i membri di questa comunità cercavano di darsi benessere vicendevolmente. Le famiglie che hanno creato attività storiche ad Argelato sono diverse e certamente non basterà un solo articolo ad illustrarle tutte, con le loro storie e vicissitudini. Ma per ora ne vorrei ricordare alcune che hanno lasciato un segno importante nella comunità.

Ad Argelato centro, il bottegaio per eccellenza era Venturoli: l'attività di negozio, iniziata con Raffaele Venturoli (Raflén) nel 1918, era basata sulla vendita di liquori, unitamente alla gestione del bar a fianco del negozio. Poi si allargò alla commercializzazione dei generi vari più disparati, come tabacchi, detersivi, cartoline, giornali, cancelleria, spago, carbone, farina, salumi di ogni tipo. Se avevi bisogno di cemento, i Venturoli te lo procuravano. Era un supermercato in miniatura, nel quale non mancava proprio nulla. L'attività è cessata nel 2005 ed oggi una targa commemorativa posizionata nel luogo in cui sorgeva il negozio, è una prova significativa dell'importanza rivestita da questa attività.

Alla Mota, nei primi 50 anni del '900, si sono concentrate diverse attività. Chi qui lavorava, spesso viveva ai piani superiori dell'edificio. Sul lato est si trovavano il meccanico Tampellini (Al Biziclér) e i lattonieri Veronesi (Al Lantarnér), che hanno iniziato l'attività nel 1925 e contribuito in maniera decisiva allo sviluppo impiantistico ed idraulico di Argelato: dobbiamo a loro il rivestimento della guglia della Chiesa, il primo acquedotto comunale ed i primi impianti elettrici e di riscaldamento del paese.
Sul lato nord c'era la drogheria di Enzo e Valda Pizzirani (Al Budgher). Al lato ovest dell'edificio, lavorava il calzolaio Bisi Dario (Chiccaja). Altra famiglia artigiana per tradizione è sicuramente quella degli Angelini: l'attività di falegnameria, cominciata da Vincenzo Angelini in località Ronchi alla fine dell'800, è continuata per generazioni fino a trasformarsi oggi nella Angelini Mobili di Argelato. Il centro di Argelato in una foto d'epoca

E poi c'erano il molino Venturelli (molti degli abitanti più anziani di Argelato ricordano bene il rumore di quella ruota che girava incessantemente) ed il meccanico Golinelli (al machinén), la cui bottega sorgeva di fianco al Riolo ed era riconoscibile anche per gli immancabili panni stesi lungo il canale.Ci furono poi persone dotate di grande spirito d'iniziativa che avviarono imprese basate sul servizio al cittadino: è il caso, ad esempio, di Adelmo Bernardi (detto Argelato), che per quasi quarant'anni dagli anni '30, ha organizzato “viaggi di salute” per gli argelatesi a Poggiolforato, occupandosi del trasporto dei “vacanzieri”, della loro posta da e per il paese, etc. Prima di diventare autista pubblico, Bernardi era un fabbricante di biciclette.

Oggi il centro di Argelato, nella struttura urbana e nella presenza architettonica, non ha subìto sostanziali modifiche rispetto agli anni '50: entrando in paese, notiamo sempre il ponte sul Riolo, la via Centese che taglia il paese, in fondo a sinistra la Mota e poco dietro il Municipio, a destra il palazzo in cui si trovava il molino Venturelli, etc. Ma oggi delle botteghe di un tempo non è rimasto più nulla e mi domando che ne è stato di quello spirito di comunità solidale, dove le persone si conoscevano solo per soprannome, in cui un gesto di cortesia avrebbe trovato certamente la sua collocazione in una dimensione più ampia di unità popolare.

Forse questo è un contributo alla “causa” della nostra memoria cittadina, qualcosa che spero non vada perso come si smarriscono le cose senza un valore. Poiché chi ha lavorato duramente per costruire la Argelato che oggi tutti conosciamo, merita la nostra gratitudine.


Articolo ispirato da alcuni documenti della collezione privata di Enzo Ziosi, dalla bibliografia di Gian Paolo Borghi e dai racconti di Lia Virgilio.

 

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