Il vecchio ponte di Bagno di Piano

Chiunque salga sul ponte nuovo di Sala Bolognese, potrà notare a poca distanza gli estremi di un vecchio ponte in muratura che un tempo univa diverse località altrimenti separate dal fiume Reno. Si tratta del vecchio ponte di Bagno di Piano.


Il ponte fu costruito nel 1883 per consentire maggiori scambi commerciali tra il comune di Sala Bolognese ed il Centese (Argelato, Castel D'Argile, Pieve di Cento e Cento), ma come già scrivevo nell'articolo dedicato a Palazzo Minelli di Bagno di Piano, si inquadrò anche nell'ambito dell'attuazione della "volta del Reno", importantissima opera di ingegneria idraulica che comportò il raddrizzamento del corso del fiume.
Fino a quel momento, infatti, l'unico tramite fra località come Sala Bolognese e Castel D'Argile erano i barcaioli, che al "Passo Suore" conducevano i viandanti da una sponda all'altra del fiume.

 

Il Re sul ponte di Bagno di Piano 1925Il ponte di Bagno di Piano, nella sua struttura originaria, è un manufatto a dieci campate, lungo 205,50 metri e largo 6,40 metri. Presenta degli archi a sesto ribassato ed è sostenuto da due spalle, sette pile e due pile spalle.

La muratura di questo ponte è costituita dal tipico mattone Bolognese pieno e da malta. Alcune parti che col tempo hanno subìto danneggiamenti, sono state sostituite da muratura di mattoni Bolognesi forati. Le pile e le pile-spalle sono costruite a sacco ed il rinfianco del ponte è alleggerito da quattro voltine che hanno la funzione di deviare la risultante della spinta dell'arco verso la direzione verticale senza però appesantire troppo il ponte, riducendo il rischio di cedimenti delle fondazioni delle pile.

 

Insomma, un ponte che come altri della sua epoca, rispondeva alle esigenze di viabilità del tempo (carri, carrozze, piccoli autoveicoli) e, nello specifico, a quelle di mobilità degli abitanti e commercianti del territorio in questione.

 

Il passaggio del Re a Bagno di PianoE di attraversamenti, su questo ponte, ne sono stati fatti tanti. Ma il passaggio che si può considerare tra i più importanti è sicuramente quello del Re Vittorio Emanuele III. Ho già parlato in altri articoli della sua visita nelle nostre terre il 13 giugno 1925, ma quello che mi mancava era la conoscenza del fatto in questione, appresa proprio mentre mi accingevo a scrivere questo articolo.

In attesa del Re - Bagno di Piano 1925Quel giorno, tutta la popolazione del luogo, in trepidante attesa dell'arrivo del Re, affollava il ponte, le strade e gli argini circostanti il fiume, vestita dell'abito più elegante. Le foto testimoniano l'ardore e la gioia con le quali il sovrano venne accolto dalla gente al suo passaggio, fissando per sempre sulla pellicola l'importanza funzionale di questa struttura.

 

Poi il tempo è passato ed il ponte di Bagno di Piano è diventato sempre più vecchio e purtroppo inadeguato alle esigenze di viabilità moderne.
Intorno alla fine degli anni '90 era già in evidente stato di degrado, con un quadro fessurativo preoccupante. Inoltre, gli interventi attuati per la messa in sicurezza della zona contro la tracimazione del fiume, hanno portato ad un
innalzamento degli argini a circa un metro al di sopra del vecchio piano stradale del ponte.

Nello stesso periodo venne chiuso alla circolazione dei veicoli, contestualmente alla costruzione del nuovo ponte, pur rimanendo al servizio della gente del posto.

 

Vittorio Emanuele III a Bagno di Piano 1925Le storie che gravitano attorno al crollo parziale di questa importante opera ingegneristica del XIX secolo sono altrettanto interessanti.

 

Vi sono alcuni racconti tramandati oralmente tra la popolazione del luogo (dei quali però non ho trovato fonti a sostegno), secondo i quali il ponte sarebbe stato colpito da una bomba sganciata dagli Alleati che non esplose, ma lo distrusse nella parte centrale, piantandosi al di sotto dello stesso. Questa bomba inesplosa, sempre stando alle storie, era visibile quando il fiume era in secca, ma diversi anni orsono è stata rimossa.

Altre storie raccontano che si è proceduto alla demolizione della parte centrale del ponte artificialmente al fine di lasciare fluire meglio l'acqua in caso di piene o per evitare che il ponte franasse nel fiume.
Ebbene, stando a quanto svelato da un altro documento, questo ponte ricadeva all'interno del programma di completamento degli interventi di messa in sicurezza dei punti critici delle reti idrauliche regionali e la sua demolizione era stata inserita nel programma annuale del 2001 della Provincia di Bologna, ma l'atto di concessione del Comune di Sala Bolognese fu annullato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Bologna, per la grande valenza storica, architettonica e paesaggistica del ponte.

Il successivo progetto prevedeva invece la demolizione controllata delle sole arcate centrali del ponte e la conservazione delle spalle e delle arcate laterali, ma la Soprintendenza lo bocciò comunque.

Un anno prima del crollo, la Provincia stava cercando il finanziamento per la progettazione e la realizzazione dell'intervento di totale conservazione del manufatto.

 

Crollo del ponte di Bagno di Piano 2005Ma a quanto sembra, il tempo e le intemperie hanno fatto prima, perché il 29 gennaio 2005, naturalmente (cioè senza alcun intervento umano), sono crollate tre delle quattro pile centrali con le relative arcate.
Un cantoniere che si è occupato del ponte nel periodo del crollo, ha affermato che già alcuni anni prima erano stati fatti lavori di manutenzione sulla fondazione della pila 1, che aveva mostrato evidenti problemi di erosione idraulica.

Il crollo è probabilmente partito dal cedimento della pila in alveo con la relativa arcata, determinando una reazione a catena sulle pile adiacenti fino alle pile-spalle, che essendo di dimensioni maggiori hanno interrotto la caduta dell'intera struttura, dimostrando la loro efficiente funzione.

 

Ponte Bagno di Piano - numerazione pile centraliPer motivi di sicurezza, si è proceduto alla demolizione della pila 3 e della relativa arcata collegata alla pila-spalla, che erano rimaste in piedi ma in condizioni tali da non poter resistere alle azioni orizzontali. Tutte le macerie sono state poi rimosse per evitare esondazioni in caso di piena del fiume e la cappa, già fortemente danneggiata prima del crollo, è stata impermeabilizzata al fine di evitare ulteriori infiltrazioni di acqua che avrebbero potuto compromettere la stabilità delle restanti parti del ponte.

 

Alla fine del mio viaggio nella storia, osservo il ponte da un'estremità all'altra, come se si trattasse di un percorso temporale: da una parte vedo il suo passato, al centro la rottura alla quale probabilmente era destinato sia per ragioni ambientali che per ragioni funzionali, dalla parte opposta la scelta che spetta all'uomo di tutelare quanto è rimasto per il futuro.

 

Mi allontano dal vecchio ponte con la certezza di non sapere nulla di quest'ultima parte - data la mancanza di informazioni aggiornate che documentino la presenza di un piano di preservazione del manufatto rimanente – ma con la speranza, nello stesso tempo, che qualcosa mi sia sfuggito, sia perché sono convinta che la storia debba sempre continuare, sia perché credo che voltare le spalle ad un'opera che ha segnato così profondamente il territorio, sarebbe come vederla crollare di nuovo.

 

 

Documenti, testimonianze e materiali utili alla scrittura dell'articolo:

 

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