Prospero Baschieri (Pruspòn), il brigante gigante

I miei lettori più attenti si saranno certamente accorti che sono intrigata dalle storie che narrano dei briganti del nostro territorio. Quella che vi racconterò oggi riguarda Prospero Baschieri, detto Pruspòn, un personaggio che ha letteralmente infuocato le campagne di gran parte del bolognese tra il 1809 ed il 1810, diventando una vera e propria leggenda.

 

Prospero Baschieri e l'insorgenza nella pianura padanaProspero nacque nel 1781 a Maddalena di Cazzano, località di Budrio, da una famiglia di contadini. Era il quinto di otto fratelli ed in una famiglia così numerosa non mancavano di certo i sacrifici dovuti a miseria e stenti. Le cronache raccontano che era un gigante alto più di due metri, con spalle grosse, capelli lunghi e bruni, volto incavato e "bislungo" e occhi grigi.

 

Visse in un periodo in cui le province settentrionali dello Stato Pontificio erano state invase dalle truppe di Napoleone Bonaparte entrando a far parte della Repubblica Cisalpina. Un po' ovunque cominciarono moti di resistenza popolare che durarono dal 1796 al 1814 e che in Italia vennero chiamati "insorgenza" (in dialetto bolognese, gli aderenti erano chiamati "insurzènt"), un fenomeno volutamente dimenticato e così scarsamente menzionato nei libri di storia che gli insorgenti vengono oggi ricordati solo come briganti e le loro gesta descritte alla stregua di delinquenza comune.

 

Prospero BaschieriNel 1804, Prospero aveva rifiutato di aderire alla leva napoleonica e divenne il capo di un gruppo di insorgenti. Viveva con la famiglia a Longara, vicino al Passo del Trebbo, ed utilizzava la zona golenale del fiume con i suoi acquitrini, ricche di canneti e di arbusti, per nascondersi, spostarsi da un lato all'altro e sfuggire alla caccia dei gendarmi e delle truppe francesi che non conoscevano bene quelle zone.

Era abile strategicamente, ma soprattutto era amato e benvoluto dalla popolazione che lo reputava un rivoluzionario benefattore e quindi lo aiutava a trovare nuovi nascondigli.

 

Tra il 1809 ed il 1810 mise in opera una serie di azioni sovversive per liberare il popolo dall'oppressione francese, anche se non tutte andarono a buon fine. Col tempo, la banda divenne composta da oltre duecento uomini che misero a soqquadro tutto il territorio compreso fra Medicina e Sant'Agata Bolognese.

Invase Budrio e Minerbio, non con l'intento di prenderne il controllo, ma con la speranza di alimentare focolai di ribellione e di trovare un sempre maggior numero di aderenti alla sua causa.
Assaltò la sede del Comune di Trebbo di Reno incendiando i registri ed altri documenti di contabilità e sottraendo 100 zecchini dalla cassa del Sindaco Martinelli.

Tentò anche di liberare Bologna cercando di aprire una breccia a Porta Galliera, ma poco armato e senza il consenso popolare fallì nel suo intento e fu costretto alla ritirata dall'artiglieria napoleonica e dalla Guardia Nazionale.

Occupò San Giovanni in Persiceto, lasciando andare libero un folto drappello di francesi che si erano arresi.

Condusse un assalto alla caserma di Altedo, dandola alla fiamme ed ancora una volta costringendo il presidio francese a darsi alla fuga.

 

Sembra che lo schema dei suoi assalti fosse sempre lo stesso: in molti paesi della bassa costringeva i funzionari alla resa inducendoli a rifugiarsi entro le mura di Bologna, per poi dividere i proventi delle sue imprese nei paesi che liberava con la popolazione affamata.

 

Evidentemente, però, non tutti gli erano così fedeli. Nel marzo 1810, un drappello di francesi e di guardie nazionali apprese dalle imprudenti parole di una donna che Baschieri e i suoi si trovavano ospiti in una delle cascine di proprietà della famiglia Rubbini in località "Podere Malcampo", vicino a Budrio, e circondò la casa.

Napoleone a Bologna nel 1805Dopo un conflitto a fuoco che non risparmiò morti da ambo le parti, Prospero venne ferito mortalmente. La storia racconta che raccolse un pugno di terra e poi, per non finire nelle mani dei francesi, si lasciò cadere in un canale dove morì dissanguato. I suoi nemici ne raccolsero il cadavere e come gesto simbolico verso la popolazione che lo aveva appoggiato, lo decapitarono ed esposero la sua testa conficcata in cima ad un palo sia a Budrio che a Bologna.

 

Col tempo, anche nei luoghi in cui le sue gesta erano diventate leggendarie, si diffuse una canzone di chiara marca propagandistica, commissionata dal regime, che venne applaudita in piazza proprio da coloro che gli erano stati più vicini:
"Traversando per il campo per voler cogli altri andare, mi mancarono le forze, non potei più camminare. E così steso per terra, senza aiuto e alcun conforto, dei nemici fui la preda e restai per sempre morto. Indi a Budrio con gran pompa fui portato con gran festa e dal popol nella piazza beffeggiata fu mia testa..."

 

I documenti riguardanti la Guardia Nazionale di Budrio conservati nella Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna lo descrivono come "un uomo irrispettoso delle leggi la cui ferocia non gli faceva risparmiare i feriti, che egli barbaramente finiva di trucidare con le stesse armi loro catturate". E poi ancora aggiungono che "grande fu in tutto il territorio bolognese il tripudio per la fine dei tre capi più funesti del brigantaggio".

 

La fine di Propero Baschieri è molto triste, ma lo è ancora di più il modo col quale la memoria degli eventi di cui è stato protagonista e dei motivi storici e civili che li scatenarono, è stata manipolata e trasformata.

Gli insorgenti, a partire dal 1809 si autodefinirono "patrioti" costretti a lottare con ogni mezzo contro l'invasore. Le memorie ufficiali li descrissero come dei barbari. Il popolo, volente o nolente, una volta uccisi i leader rivoluzionari, dovette accettare la versione storica e l'ideologia dei vincitori.

 

Forse un giorno il vento dell'insorgenza tornerà a soffiare e Prospero e tutti gli insorgenti avranno il posto che gli spetta sui libri di storia, nella memoria e nella coscienza popolare. Forse quello sarà il giorno in cui si potrà riconoscere nei moti insurrezionali del 1809 l'inizio del rapido crollo del regime napoleonico in Italia e soprattutto il primo movimento veramente popolare del Risorgimento italiano.

 

 

Bibliografia, documenti, links ed altri materiali utili alla scrittura dell'articolo:

 

 

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