Divinità arboree: miti, leggende e tradizioni legate al culto degli alberi

Ci sono storie che raccontano di un tempo in cui la pianura emiliano-romagnola era una landa desolata e paludosa dominata dalla natura e di come gli uomini, intimoriti da ciò che non conoscevano, sentirono la necessità di affidarsi alla protezione ed alla benevolenza di entità superiori, divinità capaci di determinare buona sorte e prosperità o di controllare le energie che provenivano dalla natura incontaminata.

 

Le Divinità Arboree sono presenti in molte culture di tutto il mondo ed in molte religioni, passate e presenti, ma nelle nostre terre in particolare, le credenze popolari legate agli alberi sono molto radicate e per questo un argomento interessante da approfondire.

 

Petrus Christus - Vergine dell'albero secco, 1465Per farlo, credo sia necessario relazionarci prima di tutto coi culti celti e pagani, nei quali spesso la figura dell'albero è legata all'immagine di una giovane donna come simbolo della fertilità della terra. Questa figura femminile può essere una fata, un folletto, un fantasma, una ninfa o anche una Dea.

Parlando della mitologia greca, una delle culture più vicine alla nostra, ne sono un esempio le Driadi, che vivevano sotto la corteccia della quercia e che se ne potevano allontanare, a differenza delle Amadriadi, destinate a perire con la pianta, le Meliadi, ninfe del frassino, le Cariatidi, abitatrici del nocciolo, le Eliadi che piangendo per la morte del fratello Fetonte sulle rive dell'Eridano, furono trasformate in pioppi, alberi dal significato funebre.

 

Divinità arboree - DriadeLe culture antiche attribuivano dunque agli alberi un grande significato, in prima analisi perché l'umanità cominciò a credere, gradualmente, che avessero un'anima e che con essi esistesse un legame ancestrale e cosmico, potente e rivelatore, capace di condizionarne le sorti ed il destino. Per questo, il primo tempio degli uomini fu il bosco ed a diversi alberi venne affidata la dimora di un Dio o attribuita una qualità peculiare dell'identità umana.

 

Con l'avvento del cristianesimo, tra i rami degli alberi, le ninfe lasciarono il posto alle teofanie mariane. Gli alberi ed i templi cari agli Dei, divennero luogo di meditazione e preghiera per i Santi

ed incarnazione dello spirito cristiano. Fu così che sorsero una serie di leggende riguardo ad apparizioni sacre tra le fronde degli alberi o degli arbusti e che nacque il culto delle "Madonne Arboree". Di origine antichissima, ma diffusosi in maniera impressionante nel corso del XV secolo, diede luogo ad una serie di santuari ancor oggi oggetto di assidua venerazione.


Culto degli alberi - Madonna arboreaSempre in relazione a questo argomento, si può fare accenno alle immagini mariane collocate su alberi, che hanno dato luogo alla costruzione di tabernacoli, pilastrini oppure oratori.

Nel territorio di Argelato, piccola località in provincia di Bologna nella quale vivo, ve ne sono diversi esempi: sulla via Centese, di fronte alla via Gozzadina, un piccolo pilastrino ospita un'immagine della Madonna con il Bambin Gesù che fino agli anni Cinquanta era collocata in una nicchia posta su un albero di olmo. A questa immagine mariana è stato attribuito negli anni '30 un miracolo, secondo il quale un cavallo imbizzarrito si fermò proprio nei suoi pressi, impedendo che il calesse, che trasportava due passeggeri, finisse sotto al trenino della Tranvia Bologna-Pieve di Cento-Malalbergo che passava da lì; all'incrocio tra la via Ronchi e la via San Donino, si trova un pilastrino di color giallo ocra che ospita un'antica ceramica della Beata Vergine di San Luca, precedentemente venerata all'interno di una nicchia fissata ad un pioppo secolare, abbattuto poi durante l'ultimo dopoguerra. Abitudine consolidata era accendere un lumino ad olio per illuminare la sacra immagine e testimoniarne la devozione; proseguendo poi sulla via Alpa, già in località Venezzano, sorge l'Oratorio della Beata Vergine delle Grazie, eretto dalla vedova Candi nel 1834, sullo stesso incrocio ove si trovava un albero con un'edicola della Madonna che poi venne trasferita all'interno della costruzione.

Parlando di altri luoghi, invece, potrei citare la Chiesa della Madonna della Pioppa di Castel Guelfo. Posto poco prima dell'ingresso nella borgata, questo oratorio eretto dai Malvezzi tra il 1490 ed il 1500, raccolse un'immagine mariana collocata precedente su un Pioppo all'inizio del viale alberato che conduce nel centro del paese; a Pieve di Budrio, all'incrocio tra via Edera, via Partengo e via Amorini S. Antonio, si trova una cappella dedicata alla Madonna dell'Edera, qui venerata da ben tre secoli, che trae origine da una formella di terracotta raffigurante la Madonna del Pilar appesa nei primi anni del 1700 su di un Moro (Gelso), che col tempo l'edera avvolse quasi completamente. La devozione popolare verso questa Madonnina, alla quale è stato attribuito un miracolo, è fortissima ancora oggi, nonostante l'evoluzione urbanistica della zona; a Imola sorge il Santuario della Madonna del Piratello, la cui immagine era inizialmente venerata su di un Pero, protagonista anche lei nel XV secolo di un evento miracoloso.

Come potrete dunque constatare anche voi stessi solo guardandovi attorno, gli esempi di questo tipo sono innumerevoli. Si tratta di espressioni peculiari della religiosità popolare e di riconoscenza per una grazia ricevuta, ma credo vi sia ancora un'altra ragione che merita un approfondimento: spesso queste costruzioni sono situate in prossimità di crocicchi o in altri punti consacrati dalla tradizione e sono rivestiti di una vetusta sacralità che si ricollega ad un ancestrale substrato pagano. Tra Medioevo ed Età moderna cominciarono infatti a fiorire nuove ossessioni che vanno ad aggiungersi a vecchie credenze ed arcaiche forme dell'immaginario, non di rado mutandole. Cosìil boscoè spesso indicato come il luogo privilegiato delle riunioni delle streghe e di manifestazioni fantasmatiche e demoniache, oltre che sede della presenza di ambigue fate e degli gnomi.
In molti luoghi, anche nelle nostre campagne, non si aveva paura solo di fare brutti incontri con i briganti, ma anche conspiriti maligni ed altrecreature oscure annidate tra boschi e selve. Quindi, non a caso queste rappresentazioni di fede popolare sorgono su percorsi isolati o lungo i corsi di torrenti o fiumi che un tempo erano navigabili, come il Navile.

 

Maestà arborea a Castelfranco EmiliaUn'altra pratica interessante legata al culto degli alberi, in utilizzo almeno fino agli anni '30 anche nel modenese, ferrarese e bolognese era la "Cargatìa", il rituale della battitura degli alberi da frutto. Il rito si svolgeva solitamente nel periodo dell'Epifania (chiamata in dialetto "Pasquetta") e consisteva nel mandare i fanciulli (simbolo di innocenza e purezza), ma soprattutto le fanciulle (simbolo di futura fertilità), a bastonare con ramoscelli gli alberi da frutta recitando una sorta di filastrocca, come ad esempio: "Carga vìn, carga tìn, che stasîra la Vècia vìn, dal gran bén ch’at vói, più frûta che fói" ("Carica vieni, carica tieni, che stasera la Vecchia viene, dal gran bene che ti voglio, [ti chiedo di produrre] più frutta che foglie”.

Le formule e le prassi di questi riti sono diverse a seconda della località ed in molti casi contenevano anche "ammonimenti" alla pianta affinché facesse il suo dovere durante la stagione di raccolto e si "caricasse" a dovere di frutti, pena una battitura ancora più severa o, peggio, il taglio.

 

Tutte queste storie hanno in comune l'essere ammantate da una sorta di "magia", un'energia potente in grado, secondo le credenze popolari, di creare protezione, determinare abbondanza nei raccolti, allontanare l'oscurità, rafforzare e riequilibrare il rapporto con le energie dell'Universo.


Perciò oggi, al cospetto di un albero, non posso che misurarmi con l'importanza che i nostri "padri" gli attribuivano, usando il medesimo rispetto sia nell'avvicinarmi che nell'affidarmi alla sua energia vitale.

 

 

Bibliografia, link e documenti utili alla scrittura dell'articolo:

 

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